Virginia Woolf, la lenza e la pozza profonda della creazione

Chissà come sarà stata quella giornata del 22 gennaio 1882, in cui Julia Prinsep-Stephen, nata Jackson, dà alla luce la piccola Virginia, figlia sua e di sir Leslie Stephen.

La casa forse era immersa nel silenzio, a mala pena scalfito dall’eco leggero dei passi delle domestiche e delle ostetriche che assistevano al travaglio e dalla monotona pioggerellina che saettante tra i ciuffi di nebbia scendeva su Hyde Park? La prossimità del parto e la neve che quell’anno era scesa copiosamente sulla capitale dell’Impero avevano forse dissuaso sir Leslie ad aprire anche quel giorno la propria casa alla comunità di amici e colleghi con cui si intratteneva in interminabili quanto dotte conversazioni su Hobbes e George Eliot, sulla vita di Alexander Pope o sulla scalata al Mont Mallet, sul versante francese del Monte Bianco, portata a termine dieci anni prima?

Non abbiamo idea di quel che avvenne  al numero 22 di Hyde Park Gate di Londra quel fatidico 22 gennaio se non che vi vide la luce una bella bambina dai capelli biondi e dagli occhi grandi come quelli di sua madre, alla quale venne dato il nome di Adeline Virginia Stephen, che il mondo meglio conosce come Virginia Woolf.

Virginia_Woolf_housePochi sono riusciti a toccare a vette letterarie altrimenti irraggiungibili ai più come questa donna bellissima, torturata e lacerata nel suo intimo sentire, divisa tra una mente eclettica e vivacissima e un sonar naturale, che la rende capace di immergersi in profondità e di vibrare in ogni sua corda, anche quando si fa vivo il demone imperioso che la sottrae al mondo e alla scrittura.

Per ricordare Virginia,  le centinaia di voci di donne che da sempre usano la letteratura, le immagini, il corpo, per raccontare il mondo e lo spirito, sublime e tragico, del processo creativo, prendo a prestito le sue parole, che eccheggiano a distanza di un secolo con immutato nitore.

… che cos’è una donna? Io non lo so, ve lo assicuro. E non credo che voi lo sappiate. Credo che nessuna donna lo può sapere finché non si è espressa in tutte le arti e in tutte le professioni aperte al talento umano.

…Con la mia prima recensione guadagnai una sterlina, dieci scellini e sei pence; e mi comprai un gatto woolf house 2persiano. Poi le mie ambizioni crebbero. Un gatto persiano è un’ottima cosa, mi dissi; ma un gatto persiano non basta. Voglio un’automobile. E fu così che mi misi a scrivere romanzi: perché è ben strano ma la gente è disposta a darti un’automobile se in cambio gli racconti una storia. E, cosa ancora più strana, non c’è niente di più piacevole al mondo che raccontare delle storie.

…Spero di non tradire alcun segreto professionale se vi dico che il più grande desiderio di un romanziere è di rimanere il più possibile in uno stato di non-consapevolezza. Il romanziere deve indursi uno stato di perpetuo letargo. Ha bisogno che la vita proceda con la massima tranquillità e regolarità. Ha bisogno di vedere sempre le stesse facce, di leggere sempre gli stessi libri, di fare sempre le stesse cose giorno dopo giorno, mese dopo mese, mentre scrive, in modo che nulla spezzi l’illusione in cui vive in modo che nulla turbi o interrompa le misteriose esplorazioni e perlustrazioni, i guizzi, gli scatti e le improvvise scoperte di quello spirito così timido ed elusivo che è l’immaginazione creativa. Credo che questo stato mentale sia uguale per gli uomini come per le donne. Comunque sia, vorrei che vi immaginaste una ragazza seduta con in mano una penna che per minuti, per ore anzi, non viene intinta nel calamaio.

virginia woolf house 4 bL’immagine che mi viene in mente quando penso a questa ragazza è l’immagine di un pescatore che giace immerso nei sogni sulla riva di un lago profondo con la lenza protesa sull’acqua. La ragazza dunque lasciava scorrere incontrollata l’immaginazione dietro ogni roccia, dentro ogni fessura del mondo che giace sommerso nelle profondità del nostro essere inconscio. Ed ecco l’esperienza, l’esperienza che credo sia molto più comune tra le donne che scrivono che non tra gli uomini. La lenza le scorreva veloce tra le dita. L’immaginazione aveva preso slancio. Aveva toccato le pozze, le profondità, i luoghi oscuri dove stanno assopiti i pesci più grossi. A quel punto ci fu uno sconquasso. Ci fu un’esplosione. Schiuma e confusione ovunque. L’immaginazione era andata a cozzare contro qualcosa di duro. La ragazza fu strappata al suo sogno. Era anzi precipitata in uno stato di angoscia acuta e dolorosa. … Non riusciva più a scrivere. 

…Dal di fuori, che cosa c’è di più semplice che scrivere un libro? Dal di fuori, che ostacoli ci sono per la donna che l’uomo non incontra? Ma dentro, io credo, le cose sono molto diverse; la donna ha ancora molti fantasmi da combattere, molti pregiudizi da superare. In verità dovrà passare ancora molto tempo, credo, prima che la donna possa sedere al suo tavolo a scrivere un libro senza scoprire un fantasma da uccidere, una pietra da scagliare con rabbia.

…Analizzarli e definirli è a mio avviso di grande valore e importanza; perché solo così il travaglio è condiviso, le difficoltà si risolvono. Ma oltre a questo, è necessario anche analizzare i fini e gli scopi pervirginia woolf monks house 3 cui lottiamo, per cui combattiamo contro questi formidabili ostacoli. Quei fini non possono essere dati per scontati; vanno costantemente rimessi in discussione e analizzati. … Guadagnate le vostre cinquecento sterline l’anno. Ma questa libertà è solo un inizio, la stanza è vostra, ma è ancora spoglia. Bisogna ammobiliarla, bisogna dipingerla; bisogna condividerla. Come intendete ammobiliarla, come intendete dipingerla? Con chi intendete dividerla, e a quali condizioni? Queste, penso, sono domande della massima importanza e interesse. Per la prima volta nella storia siete in grado di formularle; per la prima volta siete in grado di decidere da sole quali dovrebbero essere le risposte.

(Tratto da Professions for Women, trad.it. in Voltando pagina, a cura di L. Rampello, Il Saggiatore, 2011)

(Le foto ritraggono Monk’s House, la casa di Virginia e Leonard Woolf)

 

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25. gennaio 2016 by Anna Puleo
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