Viaggiare, per non dimenticare come si cammina

Nulla più del viaggio rappresenta il tratto costitutivo dell’umanità. Lévi-Strauss docet. Viaggio come scoperta, come incontro con l’Altro, viaggio per mettere (e mettersi) in discussione e per ritrovare se stessi, seguendo la Via, fuga verso la libertà o verso nuove schiavitù, spinti dal sogno di una vita migliore e degna di essere vissuta o più banalmente di nuovi stimoli.  Condizione irrinunciabile, geneticamente immodificabile, per popoli che hanno fatto dell’erranza e dell’inquietudine, della precarietà e dell’irrequietezza, della fondazione e rifondazione continua dello spazio e del tempo, alla ricerca di un senso che di volta in volta si nutre nel caos e nella contaminazione, il fil rouge che percorre la propria esistenza da sempre, come scrive l’antropologo Vito Teti parlando della Calabria e dei calabresi.

Una dimensione che rimanda anche alla pratica e alla ritualità del camminare ma anche alla necessità di dire e raccontare visi, storie, luoghi. Così nasce L’alternativa nomade, “un’opera sfrenatamente ambiziosa e intollerante, una sorta di Anatomia dell’irrequietezza“ nata intorno a un detto di Pascal (La nostra natura è nel movimento), che Bruce Chatwin comincia a progettare negli anni ’60 ma che non verrà mai pubblicata, riproposta da Adelphi attraverso racconti, lettere, ricordi, rapide pennellate con il titolo Anatomia dell’irrequietezza.

 

bruce-chatwin-1982Perché divento irrequieto dopo un mese nello stesso posto, insopportabile dopo due? Perché gli uomini si spostano continuamente invece di stare fermi? si chiede lo scrittore e viaggiatore di Sheffield che ha ammaliato con la sua straordinaria abilità di narratore e il racconto di una vita fuori dal comune intere generazioni.

 

Per Montaigne il viaggio è “un utile esercizio; la mente è stimolata di continuo all’osservazione di cose nuove e sconosciute”. Per Ibn Battuta “chi non viaggia non conosce il valore degli uomini”. Questo spiega perché le società nomadi siano tendenzialmente egualitarie e libere da una concezione proprietaria di cose e persone e perché tutte le rivoluzioni e i mutamenti storici epocali così come quelle spirituali hanno sempre alle spalle una “lunga marcia” o un cammino da compiere.

 

L’uomo è naturalmente curioso –scrive Chatwin -Il viaggio non soltanto allarga la mente: le dà forma…I bambini hanno bisogno di sentieri da esplorare, di orientarsi sulla terra in cui vivono, come un navigatore si orienta in base a noti punti di riferimento. Se scaviamo nelle memorie dell’infanzia, ricordiamo dapprima i sentieri, poi cose e persone –sentieri nel giardino, la strada per la scuola, la strada intorno a casa… Rintracciare i sentieri degli animali era il primo e principale elemento dell’educazione dell’uomo primitivo…. L’insediamento prolungato ha un asse verticale di circa diecimila anni, una goccia nell’oceano del tempo evolutivo. Siamo viaggiatori dalla nascita. La nostra mania ossessiva del progresso tecnologico è una reazione alle barriere frapposte al nostro progresso geografico.

 

“I veri nomadi non hanno una dimora fissa ma finiscono per seguire le stesse rotte migratorie da secoli” Tuttavia “noi che nomadi non siamo, viaggiamo per ritornare sempre a casa”.  Casa intesa non come spazio in cui mettere radici ma come luogo dove radunare frammenti della propria vita, ricordi di viaggio, libri, quadri, dischi. Un posto come un altro dove appendere il cappello. Un posto in cui ci si identifica. Senza mai perdere di vista il fine ultimo della nostra esistenza. Senza smarrire la Via.

 

Tutte le nostre attività sono legate all’idea del viaggio. E a me piace pensare che il nostro cervello abbia un sistema informativo che ci dà ordini per il cammino, e che qui stia la molla della nostra irrequietezza. L’uomo ha scoperto …(di) poter volare via in un viaggio illusorio o in un’ascesa immaginaria. Di conseguenza gli stanziali hanno ingenuamente identificato Dio con il vino, con l’hashish o con un fungo allucinatorio: ma di rado i veri vagabondi sono caduti in preda a questa illusione. Le droghe sono veicoli per gente che ha dimenticato come si cammina.

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16. ottobre 2014 by Anna Puleo
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