Un Calendario civile per raccontare la nostra storia

Eccolo sulla scrivania o appeso alla parete (quello di Frate Indovino è un must del suo genere), in un angolo in cucina per appuntare le mille cose da fare ogni giorno, soppiantato ormai da un file digitale su telefonini e tablet. E’ il calendario, oggetto del desiderio di tanti un tempo, di utili cadeaux e della creatività di grafici e designer, religioso e/o profano,  destinato a traghettarci tutto l’ anno tra celebrazioni religiose e ricorrenze laiche. Ma c’è un altro calendario che, come in un grande gioco dell’oca, fissa alcune delle tappe fondamentali della nostra storia. Un calendario dettato da alcune domande: a che punto siamo? Dove stiamo andando?

A pensarci sono stati Alessandro Portelli, studioso della nostra tradizione orale e della cultura anglo-Funerali_morti_piazza_fontanaamericana, e l’editore Carmine Donzelli, che dopo aver steso un primo elenco di date, ne hanno selezionate 22, hanno chiamato attorno a sé un gruppo di intellettuali, giornalisti, storici, affidandolo a ciascuno una data e alla fine ne hanno tirato fuori Calendario civile. Per una memoria laica, popolare e democratica. Non un saggio in senso stretto bensì un progetto che coinvolge pure il Circolo Gianni Bosio, di cui Portelli è stato fondatore a inizio anni ‘70 con Giovanna Marini, che ne ha fatto un bellissimo spettacolo dal vivo ispirato da alcune delle storie pubblicate in questo volume a più mani che, come un fiume, percorre altre rotte, devia, si inerpica tra i tornanti montani, si unisce a sorgive e affluenti, si reimmette nel suo alveo, in un percorso non sempre lineare. Come questo Calendario, un testo intanto indubbiamente plurale nelle voci e nelle prospettive seguite, scelta attentamente ponderata nell’intento di cogliere lacerazioni e divisioni di una realtà mai uniforme  e di parlare alla coscienza critica dei lettori. Ogni voce, poi, non è solo una ricostruzione di un segmento della nostra Storia ma è densa di rimandi e collegamenti ad altri eventi da ricordare.

La storia non è un semplice scorrere di date e avvenimenti. Dentro ci sono le viscere di un popolo, la sua musica, la sua poesia. Così a raccontare il 12 maggio e l’introduzione del divorzio oltre all’analisi di Nadia donne-al-votoUrbinati ci sono anche un estratto dai Comizi d’amore, docufilm girato da Pier Paolo Pasolini nel 1964, e La regina senza re, un brano di Ignazio Buttitta e Otello Profazio mentre la voce sulla strage di Piazza Fontana (12 dicembre) stilata da Gad Lerner è accompagnata da alcune scene di Morte accidentale di un anarchico di Dario Fo. A comporre la voce del 2 giugno, Festa della repubblica ci sono il testo di Guido Crainz insieme a Miracolo della Ragione, un articolo scritto da Piero Calamandrei nel 1946 e Addio Pippetto mio, un canto della Resistenza. La voce sulla Giornata della Memoria affidata ad Adachiara Zevi propone le diverse prospettive sulla sua permanenza, richiamando il lettore a rispondere a domande ineludibili.

Per raccontare l’8 settembre (la voce è di Anna Bravo) sono state scelte le testimonianze di alcune donne e poi un canto popolare dell’’800, Ero povero ma disertore. Ma a scandire alcune fondamentali tappe di un passato non così lontano ci sono anche brani di Francesco De Gregori e Fabrizio De Andrè, passando per Giovanna Marini e Ivan Della Mea, la poesia di Sibilla Aleramo e un testo di Aldo Moro.

Non ricordare i lati oscuri della Storia –spiega Portelli- lasciarli sotto il tappeto, significa alla fine correre il rischio di esserne dominati. Ecco, il significato della memoria è proprio questo: raccontare.

Anche attraverso un calendario civile, aperto magari ad arricchirsi nel tempo di nuove date, che non si fermi alla semplice celebrazione perché, come spiega Umberto Gentiloni, bisogna

guardare al passato per comprendere, celebrare per conoscere, trasmettere e ricordare rafforzando così il tessuto di una comunità nazionale…per sconfiggere i rischi dell’oblio…per costruire una cittadinanza capace di non smarrirsi nelle sfide del nostro tempo.

Qui si radica, forse, il motivo per il quale la scelta è caduta non solo su date per così dire ‘istituzionali’, 8 settembre italia storiache a volte, travalicano i confini nazionali, come l’11 settembre o l’8 marzo, ma anche su tappe di una storia recente, parte “di una memoria in movimento”, di un processo ancora in fieri, in attesa di un suggello definitivo, come i fatti di Genova del 2001 o di Piazza Fontana o ancora il 3 ottobre a Lampedusa, presentando al pubblico un grappolo da gustare senza fretta, fermandosi su ciascuna voce, scegliendo l’itinerario da percorrere, dall’inizio alla fine o seguendo la nostra personale rotta. Anche questo fa parte di un Calendario civile he si rivolge alle nostre coscienze chiedendoci di abbandonare i giudizi facili e frettolosi per soffermarci a riflettere, congiungere i fili, accogliere i significati contesi. Ricordando sempre che la spada di cristiana memoria

“non è uno strumento per uccidere, ma uno strumento per distinguere… La democrazia è appunto un’organizzazione della società che riconosce le divisioni e i conflitti e prova ad amministrarli senza farci la guerra…” (A. Portelli )

 

 

 

 

 

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19. giugno 2017 by Anna Puleo
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