Tattoo, quando il corpo diventa un’opera d’arte

A Tahiti la leggenda vuole che l’arte di tatuare abbia un’origine divina. Sono stati due figli del dio Ta’aroa, Mata Mata Arahu e Tu Ra’i Po, a inventare fantastici disegni sul corpo e a utilizzarli per sedurre la sorella, Hina, che riuscì a fuggire dal luogo in cui era rinchiusa, presa dal desiderio folle di farsi tatuare.

tattoo ny 4Tattaw per gli indigeni significa battere, picchiettare, rinvio alla tecnica usata per decorare il corpo. Tecnica antichissima, tramandata da una generazione all’altra, che divenne di pubblico dominio a fine ‘700 grazie a James Cook, il primo europeo a quanto pare a mettere piede nelle isole polinesiane, che portò la novità in Europa, inaugurando una tendenza a lungo ammantata dal veto della Chiesa, divieto che contribuì non poco probabilmente alla circolazione dei tattoo. L’arte di disegnare il corpo dilaga nelle classi alte e tra gli aristocratici fino a quando non diventa in tempi recenti una moda democraticamente perseguita in tutti gli strati sociali.

Il tattoo ha origini antichissime. I nostri avi millenni or sono usavano farsi tatuare per fini rituali o per rimarcare il proprio rango o la propria identità religiosa o sociale o ancora particolari abilità. A farsi tatuare erano i gladiatori traci e i cristiani nell’antica Roma, le sciamane della Via della Seta, i cui resti sono stati ritrovati perfettamente conservati, gli indigeni del Borneo e i Maori della Nuova Zelanda, i nativi delle Americhe e i piccoli delinquenti in Giappone, le gang criminali sudamericane e quelle siberiane, al centro dei romanzi di Nicolai Lilin.

tattoo nyAnimali, complesse costruzioni geometriche, immagini religiose, simbologie che si ripetono da un popolo all’altro a volte con significati chiari, sedimentati nel tempo, a volte no, perché in realtà l’immagine precorre il suo significato, detta le nostre azioni e forse il nostro destino. Tattoo e riti sono tutt’uno da sempre del resto. Le tappe dell’esistenza, il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, l’approdo a stadi spirituali superiori, la partenza per la caccia, tutto era rappresentato sul corpo.

Col tempo abbiamo dimenticato quel che siamo e il corpo tatuato è diventato oggetto da esibire, espressione stravagante e straordinaria, come il povero principe filippino portato a Londra a fine ‘600 ed esposto al pubblico come un fenomeno da baraccone, o quale un’opera d’arte.

La mia schiena è la tela, io sono la cornice temporanea, spiega Tim Steiner, svizzero di Zurigo che è un’opera d’arte vivente. Sulla sua schiena campeggia una madonna circondata da rose, teschi, pesci. La firma Wim Delvoye che ha iniziato a cimentarsi con i maiali prima di incappare in Tim, che da dieci anni a questa parte porta in giro la sua schiena per i musei del mondo e che nel 2008 ha deciso di venderla a un collezionista che se ne approprierà alla sua morte.tattoo ny 2

L’idea ha sollevato più di una polemica, nel corso dell’ ‘esposizione’ i visitatori vogliono toccare Tim, alcuni urlano o sputano, altri pensano sia una scultura o un manichino. Molti si chiedono se si tratti solo dell’ennesima provocazione di Delvoye o se l’artista belga non introduca -a suo modo- una riflessione più articolata sul nostro rapporto con il corpo, sulle sue ambivalenze e contraddizioni.

A non scomporsi è proprio lui, Tim che seraficamente afferma: Un giorno Tim sarà appeso da solo lì. Meraviglioso.

(le immagini sono tratte dalla mostra Tattooed New York, aperta alla New Historical Society di New York)

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17. marzo 2017 by Anna Puleo
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