Sorveglianza di massa, il Grande Fratello è già qui

La raccolta di dati indiscriminata costituisce una restrizione senza precedenti della privacy dei cittadini. Lo dice, nero su bianco, con una sentenza storica, la Corte d’appello federale di New York, chiamata a pronunciarsi sulla legittimità della sorveglianza di massa della National Security Agency (NSA).

Ph.ReutersUna pronuncia che rimette in discussione le operazioni di acquisizione indiscriminate dei dati dei cittadini compiuta dalla NSA dopo i fatti dell’11 settembre e la scelta dell’amministrazione americana di dare loro sostegno giuridico utilizzando la Sezione 215 del Patriot Act, che consente all’FBI di ottenere documenti ‘rilevanti’ per le indagini, ma che, vista la genericità del termine, può essere utilizzata per acquisire qualsiasi comunicazione telefonica.

I giudici hanno in quasi 100 pagine ribadito quel che avevano sostenuto le associazioni ricorrenti , e cioè che una sorveglianza capillare e incontrollata va autorizzata da una norma chiara a e condivisa.

Non è stato accolto invece l’argomento più significativo, portato avanti dalla difesa dei ricorrenti, che mette in discussione la costituzionalità del programma dell’NSA, sulla premessa che non vi è esigenza di sicurezza che regga di fronte al diritto fondamentale dei cittadini alla privacy.

La Corte federale, la prima che si pronunci sulle attività di controllo della NSA, torna su un tema caldissimo su cprivacy manifestazioneui si era espresso qualche mese fa un rapporto  del Privacy and Civil Liberties Oversight Board (PCLOB), un’agenzia federale indipendente che aveva messo in dubbio l’utilità dello strumento delle intercettazioni di massa nelle indagini antiterrorismo, come, del resto, la sua proporzionalità dinanzi all’intercettazione di milioni di persone per indagini che riguardano singoli individui. La commissione si era spinta anche più in là, contestando non solo la base giuridica individuata nella Sezione 215 quanto, e soprattutto, a differenza dei giudici newyorchesi, la costituzionalità del programma, evidenziando la seria minaccia per la privacy e le libertà civili.

La pronuncia arriva in un momento cruciale tanto per il governo USA, visto che tra meno di un mese la Sezione 215 dovrà essere rinnovata, quanto per quelli europei, tra una Francia divisa in due dopo la presentazione di un disegno di legge che consente alle autorità di controllare tutte le comunicazioni su cellulari, e-mail e web, senza alcuna verifica da parte della magistratura, e la Germania decisa a ridurre la cooperazione con l’intelligence americana, sotto le pressioni dell’opinione pubblica.

Che la tensione verso la sorveglianza massiva sia costante e tenda, anzi, ad aumentare lo rivela del resto anche il recente e contestato piano antiterrorismo della Commissione europea.

Che non potrà non fare i conti con i pronunciamenti della Corte di Giustizia, che ha assunto come punto di partenza l’esigenza di bilanciare libertà e sicurezza quanto di garantire la protezione dei dati personali anche in settori nei quali è ammesso che essa possa cedere ad esigenze di interesse generale. Questo significa, in concreto, che si dovrà tenere conto del tipo snowdendi delitto, delle esigenze investigative, del tipo di dato e di mezzo di comunicazione utilizzato, spiega la Corte, fermo restando il rispetto di alcune garanzie essenziali, quale può essere, in particolare, la subordinazione di tali limitazioni al giudizio di un’autorità terza.

Intanto, grazie alle rivelazione di Edward Snowden si moltiplicano in diversi paesi i ricorsi contro le attività di sorveglianza dei servizi di intelligence. Appena un mese fa Amnesty International ha portato insieme ad altre associazioni davanti alla Corte europea dei diritti umani la raccolta incontrollata di dati nel Regno Unito, il cui governo ritiene legittimo ottenere l’accesso a blocchi di dati raccolti da agenzie straniere senza un mandato o con mandati generali rinnovati periodicamente o, ancora, la sorveglianza di massa su ogni utente di Google, Facebook, Twitter e YouTube, anche in assenza di sospetti sul suo coinvolgimento in un reato.

Gesti importanti ma gocce nell’oceano dei poteri pervasivi di controllo esercitati dai governi su tutti i dati dei cittadini (indipendentemente dal sospetto di un reato), utilizzando tecnologie sempre più raffinate, che hanno ridotto la privacy a un bene di lusso e mutato radicalmente il rapporto tra governati e governanti, come ha sostenuto lo stesso Snowden di recente al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia. Fingere di non sapere o di minimizzare o del tutto di considerarlo normale, significa dimenticare che la privacy significa democrazia e libertà di scelta e che ci riguarda tutti, senza distinzioni.

 

La sorveglianza di massa è il più grande sistema di oppressione della storia. Solo noi possiamo fermare tutto questo, le persone comuni, dobbiamo cambiare la natura di questo potere e la resistenza civile può fare la differenza. Dobbiamo far capire che vogliamo continuare a vivere con la medesima libertà e che non abbiamo paura di finire su una lista, serve un’affermazione politica. (E. Snowden)

 

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08. maggio 2015 by Anna Puleo
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