Sguardo di donna. 25 fotografe per raccontare il dolore del mondo

Tre grandi finestre che si affacciano sul canale della Giudecca, tre grandi òci spalancati sul mondo che osservano, scrutano, prendono le misure. E’ la facciata della Casa dei Tre Oci, singolare esempio di casa della cultura, luogo di produzione artistica e cenacolo di incontri e dibattiti, restituito in tempi recenti ai cittadini di Venezia e diventato spazio destinato a ospitare mostre fotografiche.

Come Sguardo di donna. Da Diane Arbus a Letizia Battaglia La passione e il coraggio che sino all’8 dicembre propone lo sguardo al femminile, per l’appunto, di 25 fotografe che raccontano la loro realtà attraverso 270 fotografie.

Non a caso l’esposizione, curata da Francesca Alfano Miglietta, è sottotitolata La passione e il coraggio, perché le immagini sono state raccolte non solo da donne, ma soprattutto da donne che non si sono tirate indietro di fronte ai morti ammazzati nelle vie di Palermo o alle ferite inferte al corpo e all’anima di una moglie, di una compagna o di una figlia, e che con talento e passione hanno inteso scrutare l’animo umano, dimostrando come l’arte, come qualsiasi altra forma del nostro stare nel mondo, non è solo impulso creativo ma anche impegno di fronte agli altri, sguardo orientato –e quindi mai neutro- sulla realtà, scelta consapevole di ciò che si vuol far vedere agli altri.

Letizia Battaglia

Letizia Battaglia

Invito a fermarsi, ad avvicinarsi e ascoltare frammenti di mondo persi nel flusso quotidiano di una narrazione del reale sempre più spettacolarizzata e lontana dal vero.

Nell’ originale allestimento di Antonio Marras, tra tralicci e vestiti appesi al soffitto, frammenti di identità negate che guidano il pubblico nella narrazione creando preziose pause, sfilano gli scatti di fotografe note e meno note al grande pubblico, come Diane Arbus, Martina Bacigalupo, Yael Bartana, Letizia Battaglia, Margaret Bourke-White, Sophie Calle, Lisetta Carmi, Tacita Dean, Lucinda Devlin, Donna Ferrato, Giorgia Fiorio, Nan Goldin, Roni Horn, Zanele Muholi, Shirin Neshat, Yoko Ono, Catherine Opie, Bettina Rheims, Tracey Rose, Martha Rosler, Chiara Samugheo, Alessandra Sanguinetti, Sam Taylor-Johnson, Donata Wenders e Yelena Yemchuk.

Ognuna di loro propone precise scelte di campo, compiute da sguardi militanti, testimoni dei passaggi e delle trasformazioni che invadono la nostra epoca e le coscienze singole e collettive, disseminando sgomento e terrore. Ma anche ‘incitatori’ di una reattività che in molti forse abbiamo perso, incapaci di usare i consueti codici e di recuperarne di nuovi per leggere il nostro presente.

Così Zanele Muholi ritrae donne violentate o sottoposte ad abusi, in una sorte di archivio con tanto di nomi, che potrebbe costituire il loro salvacondotto contro una morte certa; Diane Arbus entra nel mondo parallelo, lontano da quello glamour e liftato nel quale è nata e vissuta, della deformità e dell’eccesso, facendo proprio di quell’ eccedenza un valore per sé; altro panorama, altri modelli difformi e devianti dalla norma sociale, le tarantolate di Galatina, freaks da curare e contenere, che

C. Bacigalupo

C. Bacigalupo

Chiara Samugheo riesce a cogliere nella corrente alternata delle tensioni ed emozioni reciproche. Le donne di Shirin Neshrat portano inscritte nel loro corpo la potenza e le contraddizioni di una società, come Nan Goldin riesce a evocare attraverso le foto di volti gonfiati dalle botte, di tossici e malati di AIDS, l’immagine di un Occidente al tramonto. E il dito accusatore di un bambino ritratto da Donna Ferrato mentre il padre viene arrestato racconta più di mille inchieste le violenze consumate nel cerchio ristretto della famiglia.

Il bianco e nero diventa per molte scelta metodologica per inoltrarsi e scandagliare la quotidianità con lama affilata, senza paura di (per)turbare, procedendo tra le crepe e le lacerazioni del reale, senza trucchi o abbellimenti, come dice la Ferrato, “perché questo è l’unico modo per educare le masse”.

Noi siamo abituati a entrare in una mostra, a guardare le opere, dare pareri…Qui al contrario il pubblico si sentirà guardato perché sono queste opere che guardano il mondo. (Francesca Alfano Miglietta).
Shirin Neshrat

Shirin Neshrat

Donna Ferrato

Donna Ferrato

Chiara Samugheo

Chiara Samugheo

Donna Ferrato

Donna Ferrato

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14. ottobre 2015 by Anna Puleo
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