Questioni di gender

Pausa pranzo. Nei Tg su diverse reti imperversa l’ex ministro Brunetta che si cimenta con il calcolo euclideo per dare i numeri ‘reali’ dei partecipanti al Family Day del 30 gennaio.

Zapping serale. Tra un thriller, le scarpe della Littizzetto e i documentari di Human Planet, incappo nell’incontro di fioretto tra Costanza Miriano (per intenderci, quella di Sposati e sii sottomessa), Rosario Crocetta, Andrea Rubera e Dario De Gregorio, la coppia di omosessuali che ha adottato 3 bambini.

In mezzo ci sono la lettera dei boy scout in favore delle unioni civili e la presa di posizione di Anonymous che ha hakerato il sito del Famiy Day al grido di Love is Love. Stop Omophobia. Mentre l’ Istat dà le cifre dell’ omosessualità in Italia (1 milione, pochi, tanti?) e del numero di coppie omosessuali con figli (529).

Ph. Diane Arbus

Ph. Diane Arbus

Tutte facce di uno scontro sempre più radicalizzato in cui si rischia di perdere di vista le reali coordinate del discorso. Nel mondo romano il termine familia viene usato per intendere l’appartenenza –anche legale- di diversi soggetti, moglie, figli, servi e schiavi al capo della gens, fuori da rapporti parentali. Qualche secolo dopo anche Engels, Nietzche e Foucault ricordano che la famiglia si inserisce a pieno titolo all’interno dei rapporti di potere nella società.

Del resto, sul corpo (delle donne) e sulla sessualità si gioca da sempre la storia dell’uomo. Nasce così la famiglia formata da un Padre e da una Madre, responsabili e garanti della continuità della specie. Il che non esclude che ogni consesso sociale abbia inteso la famiglia in una miriade di modi diversi. Uno che di queste cose se ne intendeva, il sociologo Emile Durkheim, lo scriveva oltre un secolo fa:

Non esiste un modo di essere e di vivere che sia il migliore di tutti […] La famiglia di oggi non è né più né meno perfetta di quella di una volta: è diversa, perché le circostanza sono diverse.

Perché famiglia è un concetto umano e non inscritto una volta per tutte nella natura delle cose, una variabile dipendente da una serie di elementi, sociali, spaziali, temporali.

Io e il mio cane siamo una famiglia? Si. La signora divorziata con figli e animali a carico che vive di fronte a casa mia è una famiglia? Certo. La collega che con il marito ha adottato tre deliziosi fratellini che arrivano dal Senegal sono una famiglia? Loro ne sono sicuri. Come il mio amico Gegè che ha fatto coming out, è fuggito a Londra, ha trovato l’amore della sua vita e vive felicemente con lui e la bambina avuta attraverso Gpa (Gestazione per altri), altrimenti detta “madre surrogata”. Che affrontano con meno patemi il confronto quotidiano con la scuola pubblica, il pediatra, le altre famiglie. In Italia sarebbero un padre single con prole e un altro single che coabitano sotto lo stesso tetto piuttosto che una famiglia a tutti gli effetti, anche legali.

Il Ddl Cirinnà tenta di colmare lo scarto abissale che ci distanzia dal resto del mondo occidentale, ma invece di discutere

Ph.Diane Arbus

Ph.Diane Arbus

nel merito il provvedimento, che  riguarda peraltro molte coppie eterosessuali, il dibattito politico in Italia viene calamitato dalla stepchild adoption e dall’utero in affitto. Temi abilmente manipolati e lanciati in pasto a un’opinione pubblica insicura e impaurita, sempre più abbarbicata all’interno della propria zona confort. Rifiutandosi di prendere atto che la nostra società dimostra ogni giorno che passa un preoccupante volto omofobico ( a causa del quale ci troviamo agli ultimi posti in classifica in Europa), che si moltiplicano i casi di aggressione contro il ‘diverso’ di turno –per la maggior parte a causa dell’orientamento sessuale-, in particolare nella scuola, spesso impotente di fronte al bullismo dilagante, così come gli episodi di suicidio. Scriveva qualche giorno fa Paul Beatriz Preciado su Libération, ripreso qui da noi da Internazionale, a proposito di un ragazzo transgender di 17 anni a Barcellona che si è tolto la vita,

 

La scuola non è solo un luogo d’apprendimento di contenuti. È una fabbrica di soggettivizzazione: un’istituzione disciplinare il cui obiettivo è la normalizzazione del genere e della sessualità. In essa ogni allievo deve esprimere un solo genere, definitivo: quello che gli viene attribuito alla nascita. Quello che corrisponde alla sua anatomia…. Al compito principale di fabbricare la virilità nazionale si aggiungono quelli di modellare la sessualità femminile, marcare la differenza razziale, di classe, religiosa, funzionale o sociale. Parallelamente all’epistemologia della differenza di genere (che ha oggi nelle nostre istituzioni il posto che aveva il dogma della natura divina di Cristo nel medioevo), la scuola funziona secondo un’antropologia essenzialista. L’idiota è un idiota, la checca è una checca. La scuola è uno spazio di controllo e dominazione, di esame minuzioso, diagnosi e sanzione. Presuppone un soggetto unico e monolitico, che deve imparare ma che non può e non deve cambiare.
Ph. M. Abramson

Ph. M. Abramson

La descrizione di Preciado della scuola spagnola può  essere utilizzata anche per la nostra scuola, come hanno dimostrato Riccardo Iacona e Giulia Bosetti nella puntata del 31 gennaio su Presa Diretta, non a caso intitolata il Tabù del Sesso, con tanto di storie, testimonianze e documenti (li trovi qui).

Vivere in una comunità sana significa non avere paura nè stigmatizzare (di) chi non è uguale a me o non la pensa come me nè diluire la irriducibile multidimensionalità dell’esistenza a coppie di opposti –giusto/sbagliato, naturale/innaturale. Tendiamo a dimenticare che l’ essere umano non è una monade fissa e chiusa in sé stessa ma un’identità in movimento e aperta, in grado di ridefinire ogni volta la sua collocazione nel mondo e di accogliere le identità plurali come una ricchezza. Insomma un soggetto nomade, come lo definisce Rosi Braidotti, frutto della complessità dei nostri tempi. Con buona pace di tutti.

 

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01. febbraio 2016 by Anna Puleo
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