Più Libri Più Liberi. Viaggio intergalattico nella piccola editoria

Buone nuove dalla galassia della piccola e media editoria italiana. Si è appena conclusa Più Libri più Liberi, la Fiera della Piccola e Media Editoria, con presenze a quattro zeri, numerose proposte di grande interesse (da Kureishi a Ella Sanders a tutta la truppa degli scandinavi) e diversi incontri che hanno registrato il ‘tutto esaurito’ (dalle letture di Natalia Ginzburg firmate da Nanni Moretti agli incontri con Mentana, Travaglio e Damilano), una presenza calibrata sui social e nella programmazione Rai, le incursioni dei blogger.

radio-fhrenheitLa riscossa dei piccoli editori comincia anche da qui, da questo spazio della Capitale in cui si sono forgiati brand ormai ampiamente noti e apprezzati, da Minimum fax a L’Orma, Sur, Quodlibet, Sur, marcos y marcos, nottetempo. Che oggi ospita editori come il coloratissima Gorilla Sapiens –in catalogo ha Ivan Talarico e Marco Giovenale- o come Socrates, che, dopo aver pubblicato i racconti di Ken Saro-Wiwa, si appresta a bissare con il francese Christian Bobin (Folli i miei passi) e lo spagnolo Hidalgo Bayal (Il paradosso del controllore), vincitore del premio Vargas Llosa, o come Mattioli 1885 che, oltre all’opera omnia di Mark Twain e agli inediti di Dickens e Stevenson, pubblica Charles Baxter, Charles Webb (Il laureato), A.B. Guthrie, Andre Dubus.

Da tenere d’occhio anche piccole realtà con una solida progettualità come UovoNero, che edita classici per l’infanzia e novità per i piccoli e young adult legati dal filo rosso della leggibilità per chi ha difficoltà alla lettura, con focus sull’autismo, mentre il Sirente getta uno sguardo verso la scrittura di giovani talenti di origine araba emigrati in Europa, ed è stato selezionato con il bando Europa Creativa per la traduzione letteraria, 66thand2nd si muove nel perimetro di quella angloamericana (tra gli altri suo è Giorni selvaggi del premio Pulitzer William Finnegan) e Gattomerlino tra poesia e scienza (in catalogo Darwin, Huxley, Marie Curie).

nicola-lagioiaInsomma, la fiera romana si conferma un osservatorio privilegiato su una galassia quanto mai frastagliata e ad alto tasso di (biblio)diversità, abituata a spostare lo sguardo, rischiando, verso la letteratura contemporanea e culture diversissime, e a contrapporre con orgoglio al pensiero unico e omologante un ventaglio ampissimo di testi che difficilmente riescono a raggiungere i banchi delle nostre librerie o la distribuzione on line, presidiate dai grandi ‘colossi’.

Scelte che sembrano premianti, a giudicare dai risultati delle ultime indagini sul consumo dei libri nel nostro Paese che, come da tradizione, sono presentati nel corso della fiera. Che rivelano un beneaugurante consolidamento della piccola editoria, tanto per fatturato che per titoli venduti, in controtendenza con l’andamento generale. I piccoli crescono in modo apprezzabile registrando un +7,6% a valore e +5,9% a copie (di contro a una media di +1,9% a fatturato e -0,8% a copie), presidiando un po’ tutti i generi, anche se a trascinare sono crime e thriller, fiction, manuali. La spiegazione sta forse nella maggiore flessibilità delle piccole realtà editoriali rispetto alle grandi concentrazioni di fronte ai mutamenti del mercato e ai gusti dei lettori, ma anche nell’attenzione sulla scrittura di qualità più che sulle offerte di rapido consumo.

Scelte che cominciano a pagare nella presenza sui mercati internazionali, con una crescita dell’export (15,3%), anche se a fare la parte del leone è ancora l’acquisto dei diritti dall’estero (45,9%), probabilmente per l’esigenza di arricchire il catalogo con nomi di peso.

Esattamente opposta la tendenza della grande editoria che nel 2016 ha venduto all’estero i diritti di 6.229 titoli con un camilleri+5,3% sul 2015 ma ne ha acquistati di meno( -4,8%) sul 2015. Giusto per farsi un’idea, i titoli venduti fuori confine nel 2016 rappresentano il 9,5% delle novità pubblicate quando nel 2011 erano solo il 3,2%, puntando soprattutto sui libri per bambini (37,9%, +13,5% sul 2015) e sulla narrativa (35,4%, +4,3 sul 2015).

La novità è data però dal fenomeno delle coedizioni in partenariato con editori stranieri, grazie ai quali si riesce ad abbattere in modo significativo i costi e naturalmente il prezzo di copertina.

Ottime performance registra pure il self-publishing, un mercato che vale da noi 17 milioni di euro (ma si tratta di una stima) e che rappresenta circa l’8,9% della produzione editoriale complessiva (il 7,1% nel 2010) con titoli concentrati in particolare sulla narrativa.

Certo, resta il fatto che 1 italiano su 5 non legge, né frequenta cinema, mostre, teatri, biblioteche, con percentuali davvero preoccupanti al Sud. Non è privo di influenza il fatto che 687 Comuni sopra i 10mila abitanti, l’8,6% del totale, non hanno una libreria, con punte nelle Isole e nel Sud, dove la percentuale di assenza di librerie arriva al 33,3%, e nel Nord est, dove il rapporto è di 1 a 5. Stiamo parlando di 13 milioni di italiani che vive in luoghi non serviti da librerie. Cui si affianca lo stato delle strutture nazionali e locali preposte alla promozione e alla circolazione dei libri. Il sistema bibliotecario italiano nonostante alcune punte di eccellenza e progetti di innovazione diffusi, risente pesantemente della crisi e della mancanza di una politica nazionale del settore. Anche per le biblioteche scolastiche il quadro non è confortante. Mezzo milione di ragazzi frequenta scuole senza biblioteche scolastiche ma non va bene neanche per gli altri visto che sono ben 3,5milioni gli studenti che frequenta scuole con un patrimonio librario inferiore alla media. Un problema da non trascurare considerato che indici di lettura e una solida rete di strutture sul territorio vanno di pari passo.

ascanio-celestiniA Roma si è parlato diffusamente tra gli altri di festival e fiere letterarie su e giù per l’Europa, grazie ad ALDUS, il progetto finanziato dal programma Europa Creativa, che mette in rete storici Festival del Libro, dalla Buchmesse Francoforte alla Fiera di Lisbona a Londra.

Spazio hanno avuto inoltre le novità di casa nostra. Alla fiera c’erano i quatto curatori –Chiara Valerio, Pierdomenico Baccarlario, Nina Klein, Giovanni Peresson– di Tempo di Libri, il nuovo progetto nato in risposta al Salone torinese, che hanno anticipato le principali direttrici in cui si muoverà la prima edizione della kermesse, riassunte in 26 lettere e altrettanti tag e parole chiave che rimandano agli anniversari del prossimo anno (Jane Austen in primo luogo, passando per lo Hobbit, il Grand Tour, l’umorismo e la satira di Totò, fino ad approdare alla Rivoluzione Russa del ’17), a una serie di temi (uno di quali è la libertà di stampa) e appuntamenti. Con un occhio alla letteratura per bimbi e giovani adulti (tra le parole-chiave c’è l’Avventura), agli YouTubers che macinano click e lettori con i loro best-seller, alle vendite dei diritti, incontri e workshop per i professionisti del settore, sempre più costretto a fare i conti con le mille sfide poste dal mercato internazionale e dall’innovazione così come dalla stessa filiera editoriale, librerie comprese (sono previste agevolazioni per la nascita di nuove librerie nella periferia milanese), provando a comprendere le possibile sinergie con gli altri comparti dell’universo della cultura.

Intanto Nicola Lagioia ha reso pubblica la squadra che lo aiuterà a risollevare le sorti del Salone del Libro di Torino dopo lo strappo dell’AIE avviando un abbozzo di dialogo con Chiara Valerio, phanif-kureishironubo Giuseppe Laterza il quale ha proposto una serie di lezioni sulla storia d’Italia itineranti tra i due Festival.

Tante idee e in movimento. E’ il fil rouge della riflessione svolta da Hanif Kureishi, nell’inaugurare la Fiera romana, che affida agli scrittori indipendenti il compito di contribuire con riflessioni a un mondo sempre più magmatico e difficile da decifrare. Nel quale nuova linfa può arrivare, spiega il grande scrittore e drammaturgo, da uno sguardo centrifugo, capace di muoversi verso territori lontani, periferici, per riportarci alla reale dimensione dell’esistere.

… Andiamo verso tempi più ideologici, verso una nuova guerra civile, e chi crea cultura ha il compito di mantenere le idee in movimento. Soprattutto tra i giovani. Credo che tutti noi abbiamo paura per il futuro dei nostri figli, nel Regno Unito come in tutta Europa e nel resto del mondo: è fondamentale che continuino a leggere, a scrivere e a contribuire al bellissimo caos culturale, mettendo in circolazione pensiero critico. … Dal secondo dopoguerra in poi, nel cinema, nella musica, nelle mode come nelle arti visive, le creazioni migliori sono arrivate dalle periferie: la cultura nasce lontano dal centro. Se vogliamo scongiurare la morte culturale, se vogliamo capire il mondo che ci circonda, dobbiamo ascoltare la voce dei giovani, dei transgender, degli immigrati: la cultura ha bisogno di nutrirsi delle narrazioni più escluse, represse, marginalizzate, per avere una percezione autentica di se stessa.

 

 

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15. dicembre 2016 by Anna Puleo
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