Piccole donne ribelli crescono…e diventano un libro da leggere alle bambine

Clarksville, nel Tennessee, lì dove la Route 61, la strada del blues,  porta alla Memphis di Elvis. Wilma è la ventesima di 22 figli di una famiglia modestissima. E’ nera, povera e donna, vive nel profondo Sud degli States e per giunta è malata di poliomielite. I medici le dicono che non camminerà più. Eppure Wilma non si perde d’animo. Comincia con il basket poi si dedica anima e corpo all’atletica. Alle Olimpiadi del ’56 vince una medaglia di bronzo. Quattro anni dopo, a Roma, ne vince ben tre, e tutte d’oro. “Mia madre mi disse che ce l’avrei fatta. Ho creduto a mia madre” ricorda anni dopo Wilma Rudolph, una delle più grandi atlete di tutti i tempi.    La sua storia è raccontata in Storie della buonanotte per bambine ribelli,   appena uscito da Mondadori,  insieme ad altre

100 vite di donne straordinarie, come recita il sottotitolo, da Francesca Cavallo e Elena Favilli e illustrate storie ribelli_page_05splendidamente da 60 talentuose artiste provenienti da tutto il mondo. La storia di Wilma Rudolph sembra una favola. Come quella di Anna Maria Cecilia Sophia Kalogeropoulou nata a New York da emigrati greci, da bambina travolta da un’auto che la manda in coma, poi la rinascita, grazie al canto, e diventa la Divina Maria Callas. O quella arcinota di Frida Kahlo figlia di un ebreo tedesco e di una messicana di origini amerinde, un terribile incidente da cui esce viva ma che la segnerà per tutta la vita, tra dolori indicibili e una serie sconfinata di interventi, e le darà il materiale vivo e palpitante per i suoi quadri. E che dire di Jingu, l’imperatrice, la cui vita è avvolta in un alone da leggenda, che guidò l’esercito giapponese alla conquista della penisola coreana e lo riportò in patria vittorioso. E di Fadumo Dayib, un viaggio lunghissimo che l’ha portata in Finlandia, dove si specializza e mette su famiglia, e da qui a ritroso verso la sua terra, la Somalia, nella quale ha deciso di contrastare la corruzione e i miliziani di al-Shabaab e di candidarsi alla presidenza della repubblica. Spiega Fadumo che

“le difficoltà sono come barriere mentali. Vengo da una società in cui le donne non contano nulla, ma gli uomini hanno paura perché sanno che possiamo avviare il cambiamento”
.

Storie note e meno note, che arrivano da tempi e luoghi anche lontani, in cui è possibile identificarsi.  Storie di donne che hanno avuto fiducia in sé stesse, hanno coltivato pazientemente interiorità, forza, determinazione, e molto spesso testardaggine, storie buonanotte levi montalcinicontro tradizioni e stereotipi, per affermare a voce alta i propri sogni e il proprio genio. Non stiamo parlando di vite estra-ordinarie ma di donne come tante che di fronte agli ostacoli non si sono arrese né hanno lasciato ad altri il compito di affrontarli ma che si sono rimboccate le maniche e ne sono uscite vincitrici.

Accanto a una Jane Austen, a una Callas, a una Rita Levi Montalcini, a una Marie Curie troviamo milioni di donne che ogni giorno vivono il proprio tempo, creano, scrivono, studiano, si interessano di mille cose, di arte, scienza di politica e sport, scoprono mondi, lottano per sé per le altre, conquistano spazio e attenzione. Nonostante il loro genio, l’importanza delle loro scoperte o delle loro avventure, arrivano raramente sulle prime pagine, difficilmente vengono ricordate per passare alla storia.

Il genere segna ancora la differenza, in negativo, tra maschi e femmine sin da bambini Sono ancore poche le ragazze che scelgono studi scientifici, per non parlare delle tecnologie avanzate e della matematica. Migliore la situazione per le donne manager, magistrato e medico. Ma quante di loro arrivano agli apici della carriera? Quante donne medico diventano chirurghe? Quante a parità di livello hanno la stessa retribuzione dei colleghi maschi?

La verità è che gli stereotipi di genere iniziano a insinuarsi e a fare il loro lavoro già in tenera età: a sei anni le bambine si sentono meno intelligenti e brillanti dei loro coetanei maschi, con effetti deflagranti sui loro interessi, le loro potenzialità e la futura carriera, come sostengono diversi studi (l’ultimo lo trovate sul numero di gennaio di Science ). I libri per bambini, peraltro, continuano a proporre protagonisti maschi mentre per le ragazze non c’è altro ruolo che quello della principessa in attesa di essere salvata dal principe azzurro. Ecco perché questo libro è esplicitamente dedicato alle bambine –e alle donne, aggiungiamo- di tutto il mondo, perché possano sognare più in grande, puntare più in alto, lottare con più energia.storie buonanotte 2

100 storie per ricordare alle piccole e grandi donne di questo pianeta che tutte abbiamo diritto alla felicità. Non è una favola come non lo è questo libro, che rappresenta il progetto più finanziato nella storia del crowdfunding, dopo aver raccolto su Kickstarter 1 milione 300 mila dollari e che, appena uscito, qualche mese fa, è volato in tutto il mondo ottenendo ovunque un insperato successo. Sembra una favola, ma non lo è, la storia di Elena, laurea in semiotica a Bologna e studi a Berkeley e Francesca, autrice e registra teatrale, che decidono di trasferirsi a Venice in Florida e di mettere su Timbuktu Labs, una comunità on line seguita da due milioni di bambini e genitori in tutto il mondo.

Elena e Francesca sono in Italia per presentare il libro. Che parte da Montecitorio, in vista dell’8 marzo. Non perdetevele.

Alle bambine di tutto il mondo: sognate più in grande, puntate più in alto, lottate con più energia. E nel dubbio ricordate, avete ragione voi.

 

 

 

 

 

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08. marzo 2017 by Anna Puleo
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