Oum Kulthum, la voce, il mito. Shirin Neshat le dedica un film

Si è tinta di rosa la 74ma edizione della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Donna la presidente della Giuria (Annette Bening), donne le protagoniste dei film premiati (la Hannah di Andrea Pallaoro interpretata da Charlotte Rampling, che si è aggiudicata la Coppa Volpi per la miglior interprete femminile; la Elisa di Shape of Water di Guillermo del Toro, vincitore di Venezia 2017), donne le eroine di buona parte dei film in concorso. Donna è una leggenda assoluta della musica mediorientale, e non solo, Oum Kulthum.

Alla quale la regista iraniana Shirin Neshat dedica Looking for Oum Kulthum il suo ultimo lavoro, presentato nei Umm_Kulthum_06giorni scorsi a Venezia che nel 2009 le aveva assegnato il Leone d’Argento per Donne senza uomini. Looking for Oum Kulthum è un tributo a una donna intelligente, forte e determinata che sbarcata al Cairo da un piccolo villaggio del delta del Nilo, portando ovunque il suo talento e la sua voce fuori dal comune  fino a diventare una leggenda.

Oum è alta, i capelli folti e neri raccolti a incorniciare i lineamenti marcati e decisi, addolciti dal canto e dall’affetto del suo pubblico. Che accorre in massa alle sue esibizioni, interrompe con commenti e applausi fragorosi, la invoca, lei sorride, risponde con un nuovo brano, in un ininterrotto discorso amoroso che torna ogni volta a quella voce incomparabile, come la definì Maria Callas, per tecnica, colori, vibrazioni. Oum è un fiume inarrestabile. Le sue presenze sui palcoscenici internazionali si moltiplicano, come le frequentazioni della politica, il successo, il benessere economico. Anche il cinema la circuisce. Durerà poco e lei, la voce del popolo, torna rapidamente dal suo pubblico.

La Stella d’Oriente come la chiamano, non è solo la voce ma anche il volto e l’anima profonda dell’identità araba, in cui si inscrivono secoli di storia, di cultura, di arte e di poesia. Grazie ad Ahmed Rami, che per lei compone decine e decine di brani, canta anche le liriche del grande Omar Khayyâm, tessendo arazzi sonori i cui nodi sono amore, sensualità, passione. Oum non risponde ai canoni della tradizione. E’ una donna emancipata, con una vita non convenzionale (si sposa due volte ma circolano diverse voci sulla sua bisessualità), una outsider per una società conservatrice e patriarcale, che tuttavia diventa un punto di riferimento e un esempio per la gente. Il giorno del suo funerale, il suo feretro viene seguito da milioni di persone, come era accaduto qualche anno prima per Gamal Abdel Nasser, il padre dell’Egitto moderno, del quale Oum divenne sostenitrice e portabandiera.

kulthum42 anni dopo la sua scomparsa la stella d’Oriente ancora brilla luminosa nel mondo arabo e non solo, a giudicare dalla mole di citazioni, da Twafik (La straniera) agli Almamegretta e Mika, e dal numero strade e caffè che le vengono dedicate.

La Callas d’Egitto, l’immortale, la quarta piramide colpisce pure Shirin Neshat, ossessionata dal lato oscuro della diva, che, con la complicità di Shoja Azari e Jean-Claude Carière per la sceneggiatura, ne ha fatto un film fuori dalle consuete metriche, in cui alla fiction si alternano visioni, immagini e video di repertorio, richiami alla storia dell’Egitto del tempo, una cifra che identifica subito la performer e artista iraniana. Neshat si cela dietro la figura di Mitra, una regista iraniana che vive in esilio, quarantenne ambiziosa folgorata dalla Stella d’Oriente senza tuttavia riuscire mai a raggiungerla e catturarne l’essenza. Perché la bambina cresciuta cantando i versetti del Corano e diventata la cantante che ha conquistato il cuore di milioni di persone e che continua a scandire con la sua musica la vita di tante donne e uomini, resta un fantasma inafferrabile, un mistero impenetrabile come quello che, inesorabile, accompagna ogni volta il mito e il sacro.

E’ stato impressionante vedere come una donna, vissuta tra il 1900 e il 1975, all’interno di una società fortemente religiosa, dominata dagli uomini, abbia potuto arrivare a un livello che nessun musicista di sesso maschile era mai riuscito a raggiungere… ho ritenuto che la sua fosse una storia interessante. Meritava di ricevere l’attenzione del pubblico occidentale, dato che la maggior parte delle persone è generalmente ignorante riguardo la ricca, complessa e sofisticata storia della cultura araba. Anzi, negli ultimi tempi, sono in molti a ridurre tutti in fanatici religiosi. …Oum Kulthum (ha) rappresntato un simbolo importante per le donne arabe, principalmente per il suo essere stata nazionalista, per avere aiutato il suo paese durante le guerre e le difficoltà economiche, ma anche per la potenza della musica e per essere riuscita a spostare tanti milioni (di persone) attraverso la sua voce. La sua eredità oggi è ancora più estesa del passato: è amata dalle donne e dagli uomini di tutto il Medioriente… (S. Neshat, su Alias, 27 agosto 2017)

 

 

 

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12. settembre 2017 by Anna Puleo
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