Onorare il proprio scrittore interiore

I giorni che precedono e seguono immediatamente il passaggio da un anno all’altro mi rendono felice e terrorizzano insieme. Da sempre attendo con entusiasmo le novità in arrivo mentre inizia a serpeggiare un vago senso di ansia. Anche il transito verso il 2016, che si preannuncia come un anno di cambiamenti, non ha fatto eccezione a questa tradizione, che accetto ormai senza particolari strappi. Così, per esorcizzare l’inquietudine, inizio il primo post dell’anno parlando di quello che mi sta  più a cuore, la scrittura.

 

Delizia e croce per chiunque si trovi, per lavoro o per diletto, a fare i conti con le parole. E con il blocco del foglio bianco. Puoi avere fatto un ottimo lavoro  preliminare di raccolta di dati e documenti, stilando scalette, trovando connessioni, pensando all’incipit giusto per avviare il lavoro, sentire che è la giornata buona, in cui le parole scorrono fluide. Ma quando ti trovi davanti a quel foglio di carta o a un file aperto, tutto si ferma. Allora anche i propositi più promettenti e bellicosi recedono ed è necessario ricorrere a tutte le tue risorse per andare avanti.

altrove 1Ho sempre pensato di non avere il dono della scrittura eppure scrivo da quando la maestra, avevo sei anni, mi ha messo la penna in mano. Da allora ho scritto milioni e milioni di parole, prima cercando di barcamenarmi a scuola, tra temi, riassunti, ricerche, traduzioni, una tesi che mi è costata due anni di scritture e revisioni, poi per lavoro, dividendomi equamente tra atti professionali, articoli per riviste giuridiche e, persino, un saggio lungo; finchè non è arrivata la scrittura su commissione e quella per passione, come questo blog.  Insomma, un miracolo.

Che fa i conti ogni giorno con un corpo a corpo con il testo. Che però, come scrive Luisa Carrada a proposito di The essenzial di Don Murray, è una

materia viva che ha una sua voce, con cui possiamo interagire, cui porre domande e ottenere risposte. La migliore guida è la scrittura stessa durante il suo farsi.

La scrittura come il tempo non è lineare ma circolare e, prosegue Carrada, si va avanti e indietro nel testo, le parole si rincoIMG_2519rrono, per poi depositarsi lasciando che tutto si decanti. Certo, qualche regoletta potrebbe aiutare. Ogni scrittore ne ha sempre qualcuna di scorta: c’è chi si mette alla scrivania ogni giorno, compresi i festivi, per buttare giù un certo numero di parole; chi attende che arrivi la (maledetta) ispirazione; chi scrive all’alba e chi di notte; chi ha bisogno del proprio spazio e di assoluto silenzio e chi trova stimolante qualsiasi luogo affollato (bar compresi). La letteratura in materia è sterminata (una ottima base di partenza è On writing di Stephen King, recentemente ripubblicato nella traduzione di Giovanni Arduino e la prefazione di Loredana Lipperini).

Alla fine, però come scrive Murray,

Non ci sono regole, né assoluti, solo alternative. Quello che funziona una volta può non funzionare un’altra. La scrittura è tutta sperimentale.

E proprio in questo spazio aperto a tutto, a funzionare meglio potrebbe essere l’affidarsi allo scrittore interiore che si nasconde  IMG_2517in ciascuno di noi, che sperimentiamo ogni giorno in azioni ormai automatiche, quando scriviamo un sms, una mail, un post su Facebook o un tweet, rispondendo su WhatsApp, e l’elenco potrebbe continuare a lungo.

Ne parla uno che di queste cose se ne intende, David Randall, in un bel pezzo di qualche anno fa, pubblicato su Internazionale, che invita tutti a mollare le redini e a lasciarle al nostro scrittore interiore, rendendolo libero di razzolare liberamente e di espandersi. Sperimentando l’enorme potenza del nostro io più nascosto.

A proposito, questo post l’ho scritto onorando la mia scrittrice interiore…

 

…vi siete mai chiesti perché trovate tanto più facile scrivere un’email a un amico che non un saggio accademico o una relazione? Perché a un amico scrivete sempre qualcosa che avete vissuto in prima persona. Conoscete bene l’argomento (insomma, non avete bisogno di fare una ricerca) e, senza che ve ne accorgiate, il vostro cervello l’ha già elaborato (cioè l’ha trasformato in una narrazione strutturata), e probabilmente ne avete già parlato con qualcun altro prima di sedervi a scrivere. Non avete fatto nessuna di queste cose consapevolmente, né riscritto una frase perché non vi piaceva. Il lavoro l’ha svolto lo scrittore interiore.

Per garantire che sia lui ad agire (e non il vostro io cosciente), è necessario seguire i processi mentali di cui ho parlato. Una volta fatta la ricerca su un tema, dovete leggere e rileggere il materiale fino a che i suoi elementi fondamentali (anche se non i dettagli) non si sono fissati nella vostra mente, e poi pensare a come raccontarli in modo coerente (la sequenza migliore è spesso quella cronologica). Solo allora potete cominciare a scrivere. E non dovete lasciare che il vostro io cosciente interferisca in nessun modo, perché sarà preoccupato della scadenza, o semplicemente ansioso di finire il lavoro al più presto possibile, e quindi vorrà farvi cominciare a scrivere prima che lo scrittore interiore sia pronto a farlo. L’io cosciente si preoccuperà dei dettagli, e quindi continuerà a interrompervi per controllare nomi, date, luoghi e così via (la soluzione è mettere una X al posto di quel dettaglio, continuare a scrivere e controllarlo dopo). L’io cosciente vorrà anche inserire frasi raffinate e riferimenti inutili, perché pensa che questo renderà la storia più interessante. Ma non è così. Tutte queste interruzioni rovineranno la scrittura, come la preoccupazione che la pallina da golf finisca tra gli alberi rende quasi inevitabile che vada a finire proprio lì.

Infine, se dubitate della forza e dell’abilità del vostro scrittore interiore, permettetemi di chiedervi quante volte avete lavorato fino a tarda notte, scrivendo e riscrivendo, andando a letto insoddisfatti del risultato, e poi, al mattino, vi siete svegliati, vi siete seduti alla scrivania, e avete scoperto che il vostro cervello aveva miracolosamente elaborato il materiale mentre dormivate. Il vostro cervello pesa solo un chilo e mezzo, ma ha tra i 90 e i 120 miliardi di cellule neuronali, e altrettante cellule non neuronali. Forse è ora di lasciare che facciano il loro lavoro senza indebite interferenze da parte del vostro io cosciente.

( Nelle foto alcune delle opere esposte nella mostra Eterotopia, Linguaggi UltraContemporanei, curata da ALT!rove Festival e Studio Volante, Catanzaro, dicembre 2015)

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07. gennaio 2016 by Anna Puleo
Categories: writing and more | Tags: | Leave a comment

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