Nuccio Ordine: insegnare ai giovani a porsi buone domande

Esattamente un anno fa arrivava nelle librerie L’utilità dell’inutile e c’è da chiedersi se Nuccio Ordine abbia previsto il successo ottenuto da questo pamphlet, smilzo ma denso di anima e contenuti, da mesi nelle classifiche dei libri venduti, tradotto già in diverse lingue, che denuncia le derive mercantiliste di una società che riduce tutto a merce, cultura compresa. Lui continua a dividersi tra le lezioni all’ Università della Calabria e quelle nelle più prestigiose università d’Europa, le innumerevoli presentazioni del suo libro che da mesi lo portano a percorrere migliaia di chilometri in tutta Italia, i premi (gli ultimi, in ordine di tempo, il Rhegium Iulii e il Bruno Cavallini), i suoi studi, le interviste, gli interventi sulle colonne del Corriere della Sera.

Insomma, niente soste per il prof. Ordine, che colpisce con la sua grande disponibilità, soprattutto verso i giovani, la risposta tonica e stimolante, l’apertura al confronto a tutto campo su temi destinati a incrociarci, dalla mercificazione dei saperi al grado zero toccato dall’istruzione alla necessità di riformulare la selezione della classe docente e al suo ruolo che, sia pur rinnovato, rimane quello di stimolare i giovani a conoscer(si) e migliorare sé stessi.

 

 

Nuccio Ordine 1Il Sapere è una faticosa conquista che non può essere soggetta alle leggi del mercato. La filosofia, come la letteratura e la stessa ricerca di base non hanno un ritorno economico immediato ma creano le premesse per le grandi scoperte dell’umanità.  Il libro, nato dalle mie lezioni e dal dialogo continuo con gli studenti, che costituisce una fonte costante di arricchimento reciproco, è un grido d’allarme contro l’invasione di campo della logica del profitto che governa ormai i beni pubblici e i servizi di base. Non sono contro l’utile ma contro l’ossessione continua che tutto sia misurabile in termini economici.

 

La scuola, tuttavia, non può essere gestita come un’azienda, che ha una logica totalmente diversa, considerando spreco ciò che spreco non è. Che futuro abbiamo davanti a noi in una società che riduce i fondi a scuole, università, biblioteche? In una società in cui il latino e il greco sono considerati ormai inutili? Qual è il destino di un Paese che ha perso la propria memoria, che non si avvede che senza conoscere il passato non possiamo capire chi siamo né dove stiamo andando?

 

Un ruolo fondamentale in questo ce l’ha proprio la scuola, che non è un modo come un altro di prendere un titolo, di imparare un mestiere, ma un’opportunità che la società ti offre per sconfiggere l’ignoranza e diventare migliori. Gli studenti devono capire che studiare, leggere, coltivare la curiosità, sono le condizioni per accrescere il proprio sapere così come per arricchire la personalità e acquisire una mente critica.

 

Io mi considero fortunato. Sono cresciuto in un paese della Calabria e in una casa senza libri ma ho incontrato sulla mia strada professori che mi hanno trasmesso il loro sapere e il loro amore per la letteratura, ma anche la consapevolezza che la conoscenza ha bisogno dello studio…Quello che sono oggi me lo sono conquistato.

Il compito dell’insegnante dev’essere quello di spingere gli studenti a ragionare con la propria testa e a dire no quando è necessario. A sapere porre una buona domanda per ottenere una buona risposta (sull’argomento ha scritto qualcosa di recente anche Annamaria Testa ).

 

Questo significa conoscere ciò che si insegna e, soprattutto, amarlo. Io insisto sempre su questo punto: abbiamo un corpo docente demotivato, anche economicamente, spesso precario, che non riesce a trasmettere l’amore per la conoscenza. Ogni volta che sono invitato in una scuola o all’università c’è sempre qualche studente che mi ringrazia e mi dice che le mie parole lo hanno confortato e stimolato.

 

La scuola è oggi un luogo di resistenza. Dobbiamo puntare sui giovani e investire sulla scuola per far crescere i valori fondamentali della società come la democrazia, la giustizia, la solidarietà e la tolleranza. E per farli diventare uomini liberi.

 

 

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11. dicembre 2014 by Anna Puleo
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