Il misterioso potere delle parole

Le leggiamo, le scriviamo tentiamo di imbrigliarle per piegarle agli obiettivi del momento. Cosa sono le parole, ma soprattutto ciò che non sono. In una conversazione alla BBC del 1937 (che potrete ascoltare anche dalla sua voce) , di un’attualità stupefacente,  Virginia Woolf  affronta il tema della complessità della scrittura, nella sua capacità di guardare negli occhi della Medusa senza esserne pietrificata e di saper parlare dall’alba dei tempi al cuore degli uomini.

 

(….) c’è qualcosa d’incongruo, di inadeguato nel termine <<mestiere>> quando viene applicato alle parole (….) <<mestiere>> ha due significati. Da un lato significa trarre oggetti utili da materiali solidi: per esempio un vaso, una sedia, un tavolo. Dall’altro, la parola <<mestiere>> significa essere smaliziati, astuti, saper ingannare. Ora, sono poche le cose certe che sappiamo sulle parole, ma quello che possiamo sicuramente dire è che con le parole non si costruisce mai qualcosa di utile; e che le parole sono le uniche cose capaci di dire la verità e solo la verità. Per questo, parlare di mestiere in relazione alle parole significa mettere insieme due concetti incompatibili che, se uniti, potrebbero dar vita soltanto a qualche mostro buono da esibire in un museo sotto una campana di vetro. (….)

 Per esempio, quando viaggiamo in metropolitana, quando aspettiamo il treno al binario, lì sospese davanti a noi su un cartellone illuminato, troviamo le seguenti parole: <<Passa per Russell Square>>. Guardiamo quelle parole, le ripetiamo; tentiamo di imprimere nella nostra mente un fatto utile: il prossimo treno passerà per Russell Square. (…) Ma mentre le pronunciamo, le parole si mescolano e cambiano, e noi ci sorprendiamo a dire: <<Passanvirginia woolf graficao, passano sempre, dice il mondo (… ) Le foglie appassiscono e cadono; la nebbia riversa il loro peso sulla terra. Arriva l’uomo>>. ( …)

Questo prova, nel caso ce ne fosse bisogno, come le parole abbiano una scarsa vocazione a essere utili. Se continuiamo a forzarle a essere utili contro la loro natura, ci accorgeremo a nostre spese come ci inganneranno, come si faranno gioco di noi, come ci burleranno facendoci scoppiare un petardo in testa. Veniamo imbrogliati così spesso dalla parole; ci hanno mostrato così spesso di non voler essere utili; che non è nella loro natura esprimere un semplice messaggio ma mille possibilità diverse. (… )

Indaghiamo adesso sull’altra qualità che esse hanno, una qualità positiva, e cioè il loro potere di dire la verità. (…) la durata nel tempo è l’unica prova di verità, e dal momento che le parole sopravvivono più a lungo di ogni altra cosa alle alterne vicende della vita, si può concludere che esse sono le più vere.

Gli edifici crollano; anche la terra muore. (… ) Ma le parole, se usate appropriatamente, sembrano capaci di vivere in eterno. … quale sarebbe l’uso appropriato delle parole? Come si è detto, non è certo quello di dare messaggi utili, perché un messaggio utile può significare soltanto una cosa. Invece è nella natura delle parole significare molte cose. Prendiamo la semplice frase <<Passa per Russell Square>>. ( …)La parola <<passa >> richiama la transitorietà delle cose; il passare del tempo e il mutare della vita umana. La parola <<Russell evoca il fruscio delle foglie e di una gonna sul pavimento lucidato; ma anche la casa ducale di Bendford e quindi buona metà di storia inglese. Infine, la parola <<Square>> ci fa immediatamente vedere la forma di una piazza vera e propria, assieme a qualche suggestione visiva della rigida spigolosità degli stucchi. Quindi anche la frase più elementare stimola l’immaginazione, la memoria, l’occhio, l’orecchio – e tutto si mescola mentre leggiamo. E quando tutto si mescola, si mescola al livello inconscio. (…)

Leggendo, dobbiamo permettere ai significati sommersi di restare sommersi, suggeriti ma non dichiarati, dobbiamo lasciarli scivolare e fluire l’uno sull’altro come canne sul letto di un fiume. (…)   Ora, questo potere di suggestione è una delle proprietà più misteriose che hanno le parole. Chiunque abbia mai scritto una frase deve essere cosciente, o almeno in parte cosciente, di questo. (…)

Pensate cosa significherebbe saper insegnare, e quindi poter imparare l’arte dello scrivere. In questo modo ogni libro, ogni quotidiano direbbe la verità, e sarebbe capace di riprodurre la bellezza. Ma sembra che ci siano degli ostacoli su questa strada, e non pochi impacci nell’insegnare parole. Perché anche se in questo momento almeno un centinaio di professori stanno tenendo conferenze sulla letteratura del passato, e almeno un centinaio di critici recensiscono letteratura contemporanea…credete che questo basti a farci scrivere meglio, oppure a farci leggere e scrivere meglio di quanto si facesse quattrocento anni fa, quando non c’era nessuno che facesse conferenze, né critiche, né lezioni? E allora con chi dobbiamo prendercela?  (…)  solo con le parole. Sono le parole le vere colpevoli. Sono fra le cose più indisciplinate, più libere, più irresponsabili e più riluttanti a lasciarsi insegnare.

(…) le parole non vivono nei dizionari, vivono nella mente. (…) Nei modi più strani e svariati, non molto diversamente dagli essere umani; vagando qua e là, innamorandosi e accoppiandosi. (….)

Odiano essere utili, odiano dover far soldi; odiano andare in giro a tenere conferenze. In breve, odiano qualsiasi cosa che imponga loro un unico significato, o che le immobilizzi in un’unica posa, perché cambiare fa parte della loro natura. (…) Perché la verità che cercano di affermare ha tanto facce.  (…)  Per questo possono significare una cosa per una persona e un’altra cosa per un’altra; per questo risultano incomprensibili a una generazione, e del tutto scontate per quella successiva. Ed è proprio grazie a questa loro complessità che esse sopravvivono. 

Allora, forse uno dei motivi per cui oggi non abbiamo grandi poeti, grandi romanzieri o grandi critici, è che neghiamo alle parole la loro libertà. Le inchiodiamo a un unico significato, al loro significato utile. (…) E quando le parole vengono inchiodate a un unico significato, ripiegano le loro ali e muoiono.

 (Virginia Woolf, Craftsmanship (Il mestiere delle parole), in L. Rampello (a cura di ), Voltando pagina. Saggi 1904-1941)

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05. marzo 2015 by Anna Puleo
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