Mishima, la scrittura, il gioco delle parole e le disarmonie dell’esistenza

La vita umana è strutturata in modo tale che soltanto guardando in faccia la morte possiamo comprendere la nostra autentica forza e il grado del nostro attaccamento alla vita. … Una vita a cui basti trovarsi faccia a faccia con la morte per esserne sfregiata e spezzata, forse non è altro che un fragile vetro.

Il 25 novembre 1970 Yukio Mishima moriva praticando il seppuku, il suicidio rituale, la bella morte che lava la vergogna. mishima 2Personalità brillante e inquieta, geniale e controversa, ha affascinato più di una generazione, attratta dal particolare miscuglio di tradizione e avanguardia, nazionalismo e nichilismo, di amore per la classicità e la bellezza, a Oriente come ad Occidente. In Mishima, saggista, romanziere, poeta, regista, cultore delle arti marziali, convivono il culto della parola e del corpo in cui essa si incarna, etica ed estetica, bellezza ed eros, ossessione per il passato e per la morte.

Nei suoi romanzi, nelle poesie, nelle opere teatrali Mishima testimonia la disillusione verso una società uscita sconfitta dalla guerra e dalla storia, incapace di preservare e tramandare una cultura millenaria, azzerata dall’occidentalizzazione e dal turbocapitalismo globale. Nella sua poderosa opera c’è la denuncia di un paese, il Giappone, che “ per seguire l’infatuazione della prosperità economica, (ha) dimenticato i grandi fondamenti della nazione”, che ha perso “lo spirito nazionale” per “correre verso il futuro”, precipitando “nell’ipocrisia e nel vuoto spirituale….”. Ma c’è anche il rapporto con l’arte e la natura, con i misteri dell’universo e quelli della carne, la tensione disperata e disperante verso la liberazione spirituale, la difficile strada da percorrere verso l’accettazione di sè stessi e delle mille maschere che indossiamo volta per volta.

Confessioni di una maschera gli offre una cassa di risonanza di ampiezza internazionale ma saranno Il padiglione d’oro, il suo capolavoro, Dopo il bancheyukio-mishima-as-a-kenshi-1960stto, La via dei samurai, Neve di primavera, Sole e acciaio, Il mare della fertilità, a consacrarlo definitivamente nel Gotha della letteratura mondiale, confermando la versatilità, la poliedricità, la genialità di un autore che ha vissuto in modo tragico, netto e definitivo il proprio tempo e i mutamenti epocali che lo hanno percorso. Il suo ultimo atto è un gesto di rivolta e uno scacco insieme. Nella vita come nell’arte.

Questo genio “senza età” che continua ad essere tradotto e pubblicato in decine di lingue, ha esposto, tra gli altri, in Lezioni spirituali per giovani samurai la sua concezione dell’arte e della vita. Qui un estratto dal primo saggio che dà il titolo alla raccolta.

 

Generalmente s’inizia a dedicarsi all’arte dopo aver vissuto. Ho l’impressione che a me sia accaduto il contrario, che io mi sia dedicato alla vita dopo avere iniziato la mia attività artistica. Di norma comunque ci si dedica prima alla vita per poi volgersi all’arte. L’esempio di due scrittori come Stendhal e Casanova potrà chiarire il significato del passaggio dalla vita all’arte. Stendhal, insoddisfatto di non riuscire a piacere alle donne, dopo ripetuti fallimenti si rese conto che soltanto la letteratura poteva realizzare i suoi sogni. Al contrario Casanova, dopo aver folleggiato di donna in donna in virtù delle sue doti naturali, dopo aver gustato a sazietà le dolcezze della vita, quando non ebbe più nulla da sperimentare volle scrivere le proprie memorie. È dunque una contesa, una lotta tra l’arte e la vita. Ci culliamo nell’illusione di poter apprendere cosa sia la vita dagli scrittori, che invece, il più delle volte, vegetano fiaccamente, mentre ben più numerosi sono gli uomini che conducono esistenze ricche ed intense. Ma è probabile che solo uno su cento tra loro proverà il desiderio di scrivere la propria biografia. D’altronde anche per scrivere sono necessari talento, tecnica e un lungo esercizio, come per ogni disciplina sportiva. E non si può godere la vita e contemporaneamente esercitarsi in una disciplina, come non è possibile scrivere mentre si vive un’avventura. Pertanto, quando un uomo decide di stendere le proprie memorie, di trasformare ciò che ha vissuto in una narrazione interessante da tramandare ai posteri, il più delle volte è ormai troppo tardi. Rari sono gli esempi di chi, come Casanova, riesce ad attuare in tempo un tale progetto. Sull’altro versante ci sono coloro che, come Stendhal, essendo stati delusi dalla vita, concentrano in un romanzo tutta l’insoddisfazione, la rabbia, i sogni e la poesia di cui sono capaci: ma anche in questo caso è necessario un magnifico talento. È necessario infatti creare dal nulla e costruire con la fantasia un intero universo. La fantasia è il più delle volte suscitata dall’insoddisfazione o dal tedio. (…) Ho affermato che la mia vita ebbe inizio dopo essermi dedicato all’arte: come accade a molti scrittori, chi comincia a scrivere un romanzo a vent’anni non può far altro che fondarsi sulle esperienze e sui sentimenti accumulati in precedenza, e far lavorare su di essi la fantasia. Più che di esperienze si tratta, in realtà, di capacità ricettive: la nostra vulnerabile, delicata sensibilità scopre la disarmonia della nostra vita; giochiamo allora nel mondo delle parole, così da poter superare l’abisso scavato da una tale disarmonia. È questo il modo in cui si formano molti scrittori: l’energia della volontà, la capacità di resistere, la forza che altri esseri umani utilizzano nel tentativo di mostrarsi uomini, vengono profuse nella stesura di un romanzo: tutte le doti indispensabili per vivere vengono sacrificate all’attività letteraria. Sì, lo scrittore diviene ineluttabilmente un mestierante, che può cercare le esperienze più intense solo nel ricordo della vita fervida di sensibilità anteriore all’adolescenza. (…) Per chi scrive non solo la fanciullezza, ma anche l’infanzia è un prezioso paese natale. In quei periodi la vita non è un’esperienza, ma un sogno, non è raziocinio, ma sensibilità. E poi non si hanno ancora le responsabilità degli adulti. (da Lezioni spirituali per giovani samurai e altri scritti, traduzione di L. Origlia, Feltrinelli)

 

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06. marzo 2017 by Anna Puleo
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