Migranti. E sugli scogli di Ventimiglia il Vecchio Continente perde la propria anima

Ahmed apre gli occhi al primo raggio di luce del mattino. Sono mesi che dorme all’aperto o ammassato con decine di altri come lui in vecchi tuguri, con i sensi perennemente desti, pronti a cogliere qualsiasi segnale di pericolo. Ora i suoi occhi guardano il mare da quegli scogli al confine tra Italia e Francia da cui aspetta che qualcosa accada.

Ahmed è uno dei migranti che da giorni si sono accampati sugli scogli di Ventimiglia e che vi trascorreranno, se le cose non dovessero cambiare, anche il 20 giugno, Giornata Mondiale del Rifugiato, tema demandato tradizionalmente alle organizzazioni internazionali, che oggi rischia di far deflagrare gli equilibri già precari delle fragili democrazie occidentali.

Nel 2014 sono stati oltre 60 milioni –praticamente, la popolazione di una nazione come l’Italia- gli uomini, donne, bambini, costretti a fuggire dal loro paese per cercare rifugio e protezione altrove, secondo l’ultimo Rapporto UNHCR (lo trovi qui).

Numeri che, soprattutto dopo lo scoppio della guerra in Siria, sono lievitati in modo esponenziale, con stime in ulteriore aumento nei prossimi mesi. Cosa dovremmo attenderci, del resto, di fronte a conflitti radicati, come quelli che da anni dilaniano l’Afghanistan e la Somalia, o di più recente acqventimiglia migrantiuisizione, in Medio Oriente, Africa, Europa (vedi l’Ucraina) e Asia, alle sacche di grave instabilità politica e istituzionale e di deprivazione della democrazia sparsi un po’ ovunque?

Decine di milioni di persone di tutte le età, la metà dei quali bambini, tra rifugiati, sfollati e richiedenti asilo, confinate nel limbo dei campi profughi o lasciate alla loro sorte su rotte più (Italia, Grecia, Egitto, Algeria, Marocco) o meno (i Balcani  ) sperimentate. Esodi di massa sconosciuti per dimensioni, almeno negli ultimi secoli, che accrescono ansie e paure collettive, abilmente alimentate dallo spauracchio dell’ ‘emergenza’ e dalla sindrome dell’invasione in un’ Occidente che si sente sotto assedio quando neanche 1/3 del numero complessivo di persone che si sposta verso la Turchia, l’Iran, il Libano, l’Etiopia o il Pakistan, il Sud del mondo che accoglie il maggior numero di migranti.

 

Makkox Migranti

Makkox, Speciale Migranti, Gazebo 2014-2015

Sono cifre che smentiscono i demagoghi di turno e l’irrealtà delle loro proposte, e la dicono lunga sui balbettii dell’UE e delle cancellerie europee, che, ogni giorno di più incapaci di affrontare la realtà, si trincerano dietro ipotesi di chiusura delle frontiere nazionali o di costruzione di un muro (che per definizione, è fatto per essere scavalcato) o che brandiscono come panacea di volta in volta la distruzione dei barconi, l’allestimento di fantomatici campi profughi in terre di nessuno, o, ancora, accordi con Governi per i quali la democrazia è un vestito da cambiare a piacimento.

 

Girare lo sguardo dall’altra parte non serve. Perché, mentre comodamente seduti in poltrona, assistiamo all’ennesimo sbarco sulle nostre coste, oltre 40 mila persone nel mondo ogni giorno (4 volte almeno quelli stimati nel 2010) cercano di sfuggire a conflitti e persecuzioni, e di valicare le nuove cortine di ferro innalzate un po’ ovunque nel tentativo illusorio di lasciare alle porte il nuovo disordine globale.

 

Che è il frutto non solo delle guerre che insanguinano il mondo ma anche degli attacchi continui alla

Makkox, Speciale Migranti, Gazebo, 2014-2015

Makkox, Speciale Migranti, Gazebo, 2014-2015

Madre Terra, del saccheggio delle risorse naturali del pianeta “a causa di modi di intendere l’economia e l’attività commerciale e produttiva troppo legati al risultato immediato”, delle enormi diseguaglianze sociali, dell’accrescersi della violenza e dell’aggressività sociale, “ allo stesso tempo sintomi di un vero degrado sociale, di una silenziosa rottura dei legami di integrazione e di comunione sociale”, come rammenta a tutti Bergoglio nella Enciclica Laudato si’, fresca di stampa, che sgombra il campo da ogni dubbio sul legame perverso tra degrado ambientale, aumento delle diseguaglianze sociali e della povertà e dinamiche economiche.

 

E il papa arrivato da un altro Sud del mondo, più volte vittima delle politiche depredatorie dei grandi apparati economici e finanziari, conclude che le risposte non possano arrivare né dalla illusione di una crescita senza fine, portata avanti dal Nord a scapito del Sud del mondo, né dalle derive tecnocratiche e finanziarie né da una visione egoista e parziale delle cose, ma solo da una rivoluzione culturale, dei singoli e delle comunità, capace di sovvertire i consueti paradigmi. Iniziando a riassumere la responsabilità per noi stessi e i nostri simili.

 

E’ tragico l’aumento dei migranti che fuggono la miseria aggravata dal degrado ambientale, i quali non sono riconosciuti come rifugiati nelle convenzioni internazionali e portano il peso della propria vita abbandonata senza alcuna tutela normativa. Purtroppo c’è una generale indifferenza di fronte a queste tragedie, che accadono tuttora in diverse parti del mondo. La mancanza di reazioni di fronte a questi drammi dei nostri fratelli e sorelle è un segno della perdita di quel senso di responsabilità per i nostri simili su cui si fonda ogni società civile. (Laudate si’)

 

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19. giugno 2015 by Anna Puleo
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