Marx oltre Marx

 

 

La carrellata sui broker di Wall Street che assistono impotenti al disastro della Lehman con cui Raoul Peck chiude il suo ultimo film Il giovane Marx, appena uscito nelle sale, è forse il miglior sigillo al motivo del costante successo a due secoli esatti di distanza, di un pensiero che ha percorso il tempo e lo spazio, consacrandone la sua permanente attualità.

 

Incoronato da un sondaggio inglese, che qualche anno fa ha appassionato la Gran Bretagna, come il più grande filosofo che la storia umana conosca, prima di Platone, Kant, San Tommaso, arte pedro reyesSocrate, al primo posto, precedendo anche Einstein e Newton, nella classifica dei maître à penser, Karl Marx ha indubbiamente saputo cogliere e analizzare in tutte le loro sfaccettature problemi e torsioni, tendenze e contraddizioni del nostro tempo, globalizzazione compresa.

 

Non è un caso che in questi anni in molti sono tornati a leggere Il Capitale, mentre proliferano le ristampe del Manifesto del Partito Comunista e del complesso delle opere, scritte a quattro mani con l’amico Friedrich Engels, non si contano più gli studi e le biografie, soprattutto nell’imminenza del bicentenario della nascita (5 maggio 1818). Tanto per confutare chi da sempre lo proclama morto e sepolto insieme alle sue denunce e agli strumenti di analisi di cui ha disseminato i suoi scritti, senza avvedersi che sono proprie le sue intuizioni e la sua capacità di visione sistematica a riaffermarne, oggi più di ieri, la grandezza. Una visione spesso distorta dalla assimilazione ai regimi totalitari del secolo scorso, che tuttavia resta fondamentale per ripensare dal fondo il pensiero politico occidentale.

 

Nel suo nuovo saggio Slavoj Zizek ci invita a rileggere Marx e a dialogare con alcune delle sue TRUMPparole-chiave per capire il fallimento del neoliberismo e la crisi in cui l’Occidente va dibattendosi. Peraltro, alcune di queste, come merce, forza lavoro, alienazione sfruttamento, fanno mostra di sé non solo tra le pagine di poderosi saggi ma anche sui cartelli innalzati dai lavoratori in sciopero o nei cortei di protesta degli indignati di mezzo mondo.

 

Concetti come quelli di crescita, che non può essere infinita, spiegava già il filosofo di Treviri, offrono gli strumenti concettuali per capire il mutarsi proteiforme del capitale che oggi punta su digitalizzazione e nuove tecnologie, vedi la robotica, per risparmiare sulla forza lavoro. L’analisi dell’inevitabile avvitarsi del capitalismo in una serie continua di crisi o del suo ruolo sulle condizioni dei lavoratori trovano eco oggi nella crescita esponenziale della forbice tra ricchi e poveri. E che dire dell’analisi spietata compiuta nel Manifesto di come il capitale abbia proiettato su una scale transnazionale produzione e consumi, moltiplicando la rete dei bisogni che, insoddisfatti da quelli locali, esigono sempre nuove fonti di appagamento provenienti dai “paesi e climi più lontani” o, ancora, del duplice valore connesso a ogni prodotto che può fungere da lente d’ingrandimento su mercati sempre più immateriali e sfuggenti, come la bolla immobiliare e i mutui subprime hanno abbondantemente dimostrato. Così, in un mercato dominato dalla smaterializzazione un iPod mantiene la griffe Apple (California) solo sulla parte dei servizi di progettazione, sviluppo e distribuzione mentre la componentistica, la parte, insomma, fisica viene prodotta tra Cina, Giappone e Taiwan.

 

Marx economista, filosofo, politologo, sociologo, Marx scrittore e poeta. Soprattutto, Marx oltre pedro reyes arte marx Marx scrive Agnes Heller. Perché, liberato dalle incrostazioni del tempo, letto a sinistra come a destra, Marx è finito per entrare nell’immaginario collettivo e a diventare una icona pop, citata da Brecht e Bunuel come dai Monty Pyton. Senza perdere per questo la complessità del suo pensiero. Come dimostra l’artista messicano Pedro Reyes che al MIT di Boston in Manifacturing Michief fa dialogare il grande pensatore tedesco con Noam Chomsky, con Trump ed Elon Musk, appassionato di Intelligenze Artificiali.

 

 

“…la natura dell’uomo è tale che egli può raggiungere la propria perfezione individuale solo agendo per il perfezionamento e il bene dell’umanità”, scriveva Marx a 17 anni. Una massima che seguì con coerenza in tutta la sua esistenza, segnata da un lavorio continuo, nonostante la miseria e la precarietà quotidiana, sorretto da un’etica scientifica sempre rigorosa e da un sapere che travalica i confini dati, che percorre da sempre la strada del genio.

(Nelle immagini, Pedro Reyes, Manifacturing Michief)

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04. maggio 2018 by Anna Puleo
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