Marina Cvetaeva, la poesia è una lama affilata

“Di quale Mestiere si tratta? Del mestiere lirico, naturalmente: il senso, l’angoscia, la gioia dei miei giorni!”. E’ appena uscito per i tipi di Passigli, Mestiere, una raccolta di oltre cento poesie firmate da Marina Cvetaeva, una delle voci poetiche che si leva con spirito potente e autentico nel panorama letterario del Novecento. Scritte tra il 1921 e il 1922, queste liriche esprimono la fine di un’epoca di passioni e speranze riposte nella rivoluzione d’Ottobre, la sofferenza per una società al collasso,  in preda alla miseria più nera, il dolore di dover lasciare la propria terra per prendere la via dell’esilio, le tragedie familiari.

marinacvetaeva1914E poi, la necessità di doversi confrontare con il senso del discorso poetico, lama affilata che penetra nel corpo dell’esistenza con intransigenza e lucidità, epifania di un modo di guardare a sè stessi e al mondo senza infingimenti e paure, ad occhi aperti. Come ha scritto Roberto Galaverni qualche giorno fà sul Corriere della Sera La Lettura

la Cvetaeva tiene sempre gli occhi aperti, sempre vede e comprende, e anzi si fa trapassare dalle ferite dell’esistenza senza indietreggiare di un passo, senza concedersi mai una via di fuga… Questa poesia, che sembrerebbe talora avvicinarsi al delirio o all’allucinazione, è dominata invece dalla lucidità, dalla fortezza, dall’autocoscienza. Il suo sentiero/verticale per l’onirica passione passa sempre e comunque per la terra. Soltanto attraverso questa radicale, violentissima verifica il verso può conquistare legittimità e misura, tono e altezza, proprio come una Voce/ che ci solleva dall’arbitrio dei giorni.

 

Cvetaeva si sottrae a ogni tentativo di essere ingabbiata in generi e triti luoghi comuni, fedele sempre a se stessa, nel bene e nel male, e alla sua poesia, partitura diamantina di note che spalancano al lettore abissi di purezza e di forza capaci di togliere il respiro, come scrisse Pasternak.

 

Il poeta

Il poeta – da lontano conduce il discorso.

Il poeta – lontano conduce il discorso.

Per pianeti, per segni…per borri

di indirette parabole…Fra il sì e il no

lui – persino volando giù dal campanile –

rimedia un appiglio…Poiché il cammino delle comete

è il cammino dei poeti. I dispersi anelli

della casualità, ecco il suo legame! Con la fronte in alto

disperatevi! Le eclissi dei poeti

non sono previste dal calendario.

Lui è quello che imbroglia le carte,

che inganna sul peso e sul conto;

lui è quello che domanda dal banco

chi demolisce Kant,

chi c’è nella bara di pietra della Pastiglia –

com’è l’albero nella sua bellezza…

quello le cui tracce si dileguano sempre,

quel treno a cui tutti

arrivano tardi…

Poiché il cammino delle comete

è il cammino dei poeti: bruciando e non scaldando,

strappando e non coltivando – esplosione e scasso –

il tuo sentiero crinieruto, storto,

non è previsto dal calendario!

 

(trad. di P. A. Zveteremich)

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30. settembre 2014 by Anna Puleo
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