Magnifiche visioni. Il segreto dei suoi occhi

(Ingravallo) Sosteneva, fra l’altro, che le inopinate catastrofi non sono mai la conseguenza o l’effetto che dir si voglia d’un unico motivo, d’una causa al singolare: ma sono come un vortice, un punto di depressione ciclonica nella coscienza del mondo, verso cui hanno cospirato tutta una molteplicità di causali convergenti. Diceva anche nodo o groviglio, o garbuglio, o gnommero, che alla romana vuol dire gomitolo. Ma il termine giuridico ” le causali, la causale” gli sfuggiva preferentemente di bocca: quasi contro sua voglia.

Di gnommeri di gaddiana memoria ce n’è più d’uno nella vita di Benjamin Esposito, agente del Tribunale federale di Buenos Aires. Attratto dalla bella Irene ma incapace di palesarsi, in un complesso gioco di sguardi e di occasioni mancate. Ma lo gnommero più grosso è un altril_segreto_dei_suoi_occhi-2o: l’omicidio di una giovane donna, Manuela Coloto, rimasto impunito, che ossessiona Esposito quanto il marito della donna.

Benjamin, con la complicità del fido amico e collega Sandoval e di Irene, trova l’assassino, il quale viene, però, graziato per i servizi resi in carcere come delatore e, per non finire nelle maglie della polizia segreta, siamo negli anni ’70 e il nuovo comandante dell’esercito risponde al nome di Jorge Rafael Videla, è costretto a lasciare la città e a ritirarsi in un commissariato di provincia.

Esposito torna a Buenos Aires vent’anni dopo, si è sposato, ha divorziato, è arrivato alla pensione ma l’ ossessione per l’assassinio di Manuela continua a divorarlo, riempiendo crepe e vuoti di una vita che, altrimenti sarebbe piena di niente. Si riaccende anche la passione per Irene, che nel frattempo è diventata magistrato, si è sposata, ha avuto figli.

Ma, fuori e di là delle parole, gli occhi parlano e rivelano l’altra faccia della luna, sciogliendo gli gnommeri, a poco a poco…

Il segreto dei suoi occhi di Juan Josè Campanella, Oscar per il miglior film straniero nel 2010, è un film che procede in una sorta di gioco di specchi per raccontare l’amore irrisolto, incapace di mettere le ali o troncato dalla violenza cieca, il desiderio lacerante di dare un senso alla nostra esistenza, destinato forse a rimanere inappagato, l’incapacità di godere pienamente ciò che la vita ci riserva.

 

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08. settembre 2016 by Anna Puleo
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