Lyndon, una storia americana

Mi chiamo Lyndon Baines Johnson. E questo cazzo di pavimento che stai calpestando, ragazzo, è mio.

La Lincoln Continental decappottabile procede lentamente tra due ali di folla. L’uomo e la donna seduti sul sedile posteriore salutano sorridenti. L’uomo si accascia lentamente sul sedile, come un burattino. Il 22 novembre 1963 a Dallas veniva ucciso John Fitzgerald Kennedy. Due ore e qualche manciata di minuti dopo un altro uomo, il volto solcato dalla sofferenza e dalla tensione, sullo stesso aereo che riporta a Washington il corpo di JFK giura fedeltà alla Costituzione degli Stati Uniti.

Considerato un funzionario del partito che avrebbe garantito la transizione verso le nuove elezioni, Lyndon B. Johnson smentì tutte le previsioni dimostrando un carattere forte e deciso e insospettabili doti politiche nel completare il programma del suo predecessore sui diritti civili, l’integrazione degli afroamericani e delle minoranze, il riconoscimento di un sistema sanitario pubblico.

E’ l’epoca del Ku Klux Klan e del razzismo bianco, delle marce di St. Augustine e di Selma, della guerra in Vietnam e delle proteste che incendiano i campus e le strade del paese, episodi fissati in immagini epocali, associate a quest’uomo imponente, ambizioso, ostinato e infaticabile, frlyndon-johnsonanco e diretto fino a risultare urticante, anche se considerato privo del carisma e dell’immagine glamour del suo predecessore. Uomo della frontiera, proteso verso il futuro, e, insieme, dotato di grande realismo, pronto a tutto pur di raggiungere i suoi obiettivi, nella vita privata e nei rapporti interpersonali LBJ è distaccato, ruvido e persino brutale.

…la responsabilità è come il cielo…Tu che mi rispondi se ti vengo a chiedere che sensazione ti dà il cielo? Il cielo non è una sensazione, ragazzo mio…Il cielo sta lì.

A questo concentrato di grandezza e fragilità, David Foster Wallace dedica uno dei suoi racconti più belli, Lyndon, incluso nella raccolta La ragazza dai capelli strani (minimum fax) scegliendo di accostarsi agli aspetti più discussi e ambigui del personaggio, osservati con attenzione e sensibilità. LBJ è raccontato attraverso la voce di David Boyd, lo stagista che diventa, oltre alla moglie, Lady Byrd, l’unico essere, a penetrare nella spessa cortina innalzata da Lyndon verso il mondo.

Lo sguardo di Dave Boyd restituisce, tra finzione, testimonianze, stralci da giornali e discorsi dell’epoca, la parabola umana e politica di quest’uomo e la complessità di un rapporto destinato a resistere sino alla morte. Non sono gli eventi -l’uccisione di Kennedy, il Vietnam, le rivolte studentesche- che restano, sfocati, sullo sfondo, a colpire Foster Wallace quanto il personaggio, sfaccettato eppure sfuggente. Lo scrittore fruga tra i recessi e gli anfratti dell’uomo, le sue fragilità e le sue intemperanze, scavando dentro la terribile solitudine del potere e in quella, ancor più abissale, degli uomini, che avvolge come in un abbraccio mortifero il Presidente, la moglie e il suo assistente, legati da un rlyndon_johnson_and_richard_russellapporto che veleggia tra omosessualità, morbosità e il claustrofobico.

Mai come in questo racconto, probabilmente uno dei più belli della sua produzione e della letteratura degli ultimi decenni, Foster Wallace smentisce le critiche di quanti definiscono i suoi personaggi inverosimili, non umani, cervellotici. Il suo Lyndon è carne e sangue come di carne e sangue sono le sue frasi fulminanti, le parole finemente cesellate, i paragrafi che grondano umorismo, dietro i quali compare, irremovibile, quello smarrimento, quella infelicità, celata dai sorrisi smaglianti, che, come disse in un’intervista è “ talmente radicata nella cultura (degli Usa), che se ne può addirittura sentire il sapore nei Cheerios a colazione”.

L’amore è soltanto una parola. Congiunge cose che sono separate. Io e Lyndon … siamo d’accordo sul fatto che quello che c’è tra noi non si può chiamare propriamente amore. Perché abbiamo smesso molto tempo fa di essere abbastanza separati perché ci sia un ‘amore’ a coprire una distanza. Lyndon dice che non vede l’ora che arrivi il giorno in cui amore e giustizia e ingiustizia e responsabilità , il giorno in cui voi giovani d’America, dice, capirete che quelle parole non sono altro che maniere di affrontare la distanza.

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09. settembre 2016 by Anna Puleo
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