L’altra Europa di Mimmo. Domenico Lucano e il modello Riace

L’acqua di un colore verde smeraldo screziato di grigio metallico schiaffeggia rumorosa la fiancata di una vecchia bagnarola arrugginita. Ricordo di uno dei tanti sbarchi che vent’anni fa aveva sputato dal suo ventre curdi, iraniani, iracheni…Poi ti inerpichi verso il paese, tra olivi e aranci, lungo i tornanti spiraliformi dai quali non perdi mai d’occhio il mare.

Bambini dalla pelle scura e gli occhi grandi carambolano con la palla accanto ai vecchi che giocano a carte di fronte al bar. Tra le viuzze che si aprono a raggiera sulla piazza di Riace, un tempo vuote e deserte, oggi si sentono voci, grida, scorre la linfa della vita, le case sono di nuovo abitate, le botteghe aperte. Ci vivono e lavorano afghani, pakistani, etiopi, eritrei. Gente che non migranti ararat nave_soverato_0046ha più passato e che rischiava anche il proprio futuro se non avesse trovato, dopo essere stati respinti in decine di altri posti, un paese di poche centinaia di anime del Sud Italia,  frantumato da emigrazioni secolari, che li ha accolti, gli ha dato un tetto e un lavoro e la possibilità di ricostituire, tutti insieme, una comunità.

Non è solo ospitalità, naturalmente, ma un’idea di società altra. Assurta agli onori della ribalta internazionale in questi anni e poi qualche giorno fa, dopo che Fortune ha inserito nella Top 50 dei leader del mondo l’ideatore e instancabile agente di questo progetto, Domenico Lucano. Collocato tra la Merkel e Melinda Gates, nessuno più di lui è lontano da leader politici e potentati economici e finanziari.

Quando 20 anni fa i profughi arrivavano in massa sulla costa che va da Santa Caterina a Guardavalle giù fino a Riace e oltre, dove secoli prima erano arrivati greci, saraceni e i Santi medici, Cosma e Damiano, Domenico Lucano, Mimmo per tutti, primo cittadino di Riace, fu uno dei più attivi nell’organizzare la macchina dei soccorsi. Non ci ha messo molto a pensare che una esperienza di accoglienza nata dall’emergenza potesse diventare un progetto destinato a durare.

A lanciare l’idea di mettere a disposizione le case era stata l’amministrazione di Badolato. Arrivarono i curdi ma rimasero per poco. Qualcosa non aveva funzionato. Lucano decise di riace 2utilizzare i fondi a disposizione non per fare assistenza o clientela ma per dare di che vivere ai migranti, ristrutturare le case e rimettere in moto le attività economiche. Oggi uomini e donne arrivati dall’antica via della seta e dai deserti africani lavorano nei bar, nei ristoranti e nei B&b, nelle aziende dove si pratica l’agricoltura biologica, nelle botteghe artigiane nei quali si tesse con i vecchi telai, si lavorano il legno e il vetro, mentre nelle case ristrutturate si ospitano i turisti alla ricerca di esperienze vere e profonde. Oggi a Riace si parla curdo, tigrino e almeno in un’altra ventina di idiomi, molti si sono fermati e hanno messo su famiglia con gli autoctoni…Più che integrazione, per Mimmo, si chiama interazione. Ma possiamo chiamarla anche rigenerazione sociale, economica, urbana.

Un’idea da nulla, si dirà. Trascurata dai media nazionali, che preferiscono le faide e le stragi di mafia agli esempi virtuosi, di cui la Calabria e il Sud sono pieni. Ma non da chi guarda ai fatti del Bel Paese da migliaia di chilometri. A Riace sono arrivati da tutto il mondo studiosi e ricercatori, prestigiose testate e network internazionali (dal Guardian alla BBC alla CBS) per studiare il modello messo su da Lucano (che qualche hanno fa è stato finalista del World Major Prize) e i suoi compaesani arrivati dai quattro angoli della Terra.

In questo lembo di Mediterraneo ha messo piede anche Wim Wenders che ha scelto di parlare del paese dei Bronzi ne Il volo, un documentario in cui racconta la storia di Mimmo e

Win Wenders e  Shiury e la bimba Hanna a riace nell'ultima giornata di riprese settembre 2009

Win Wenders e Shiury e la bimba Hanna a riace nell’ultima giornata di riprese settembre 2009

dei suoi rifugiati e di quell’idea dell’accoglienza e del vivere insieme difficile da praticare a qualunque latitudine ma che oggi più che mai va accettata e fatta circolare, pensando a chi bussa alla porta come a una soluzione e non come un problema. Il Vecchio Continente (Italia compresa) si appresta nei prossimi 50 anni a perdere decine di milioni di abitanti in una società sempre più vecchia. E visto che la natalità è arrivata al livello zero, per mantenere gli attuali livelli di benessere non resta che sperare negli immigrati, altro che alzare muri. In 15 anni, dal 1945 al 1960, spiega Guido Viale in Rifondare l’Europa insieme a profughi e migranti (NdA press).

quattro paesi dell’Europa centrale, oltre al Regno Unito, pur in un contesto di crescita demografica autoctona, avevano assorbito 20 milioni di profughi e immigrati: circa 10 milioni dall’Est e altri 10 milioni dai paesi mediterranei dell’Europa, dall’Africa, dal Maghreb e dal subcontinente indiano. D’altronde il maggior dinamismo dell’economia statunitense degli ultimi decenni è riconducibile, più che alle politiche economiche adottate, al continuo flusso di immigrati dall’America centrale e meridionale, tutti o quasi illegali, ma tollerati sia a destra che a sinistra.

Ieri sono iniziati i rimpatri dei migranti arrivati sulle coste greche verso la Turchia. Dai vetri degli autobus decine di volti dagli occhi vuoti, lo stupore disperato di chi ha capito di essere solo un numero in una lista.

L’Europa sui migranti ha giocato la sua partita e l’ha persa miseramente. Nei prossimi anni l’esodo dei migranti non si fermerà, anzi, e ci vorrà altro che muri e slogan populisti e razzisti per gestirlo al meglio, il che significa cambiare totalmente le attuali politiche economiche e sociali e creare lo spazio di una nuova cittadinanza europea, che garantisca a tutti casa, lavoro, reddito, istruzione, pace.

Dopo il muro di Berlino il Vecchio Continente ha davanti a sè una nuova utopia, scrive Wenders, incarnata in un antico borgo affacciato sulle coste del Mediterraneo, che era destinato a morte certa solo pochi anni fa, dove ormai la stessa partita si gioca giorno dopo giorno e, a quanto pare, si riesce anche a vincerla.

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

05. aprile 2016 by Anna Puleo
Categories: writing and more | Tags: , | Leave a comment

Leave a Reply

Required fields are marked *