La salute dell’editoria in Italia. Il Rapporto AIE 2016

Puntuale come ogni anno l’AIE pubblica il suo Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia nel 2016, che rivela qualche sorpresa, una volta tanto anche positiva rispetto al passato. In un mercato pervaso dalla dilagante digitalizzazione, di processo oltre che di prodotto, dalla concentrazione dei soggetti e dal ritorno di marchi storici, rimane costante la crescita degli editori piccoli e medi, il made in Italy letterario ottiene un bel riconoscimento all’estero con l’aumento della vendita dei diritti –in particolare, i libri per bambini-, nel mercato entra prepotentemente un nuovo target, quello degli over 60.

sculture-libri-arte-carta-jodi-harvey-brown-15La prima buona notizia è che i lettori crescono del 1,2% e tra questi nelle prime posizioni stanno bambini e ragazzi tra 6 e 17 anni, le donne, gli over 60. Percentuali che non sono comparabili a quelle degli altri Paesi dell’area UE, agli USA o al Canada, ma accontentiamoci.

La seconda è che nel 2016, inoltre, i canali di vendita continuano la loro lenta ripresa con un +0,3% a valore che, considerando i punti vendita marginali non monitorati, diventa un +1,6% anche se continua il calo delle copie vendute (-3,7%), compensate in larga misura  dai download di e book (8,5-9 milioni tra legali e pirata).

Qualche segnale di ripresa c’è, insomma, sia pur fragile, visto l’andamento ancora incerto dell’economia e l’impoverimento della classe media, la scarsa percezione del valore della cultura e della formazione permanente,  la chiusura di librerie e punti vendita (cartolerie) senza trascurare la possibilità infinita di scelta di cosa fare nel tempo libero.

Le case editrici hanno capito finalmente che il lettore vuole prodotti di qualità da leggere ovunque e in qualsiasi momento tanto nel formato tradizionale che in digitale, e persino da ascoltare. Infatti, anche se l’azienda editoriale tradizionale mantiene la sua primazia, cresce l’offerta differenziata su come e dove leggere, con un deciso aumento di e-book (un mercato che vale circa 60 milioni di euro), che arrivano a oltre 70 mila titoli, e una maggiore attenzione per la lettura su  altri devices, smartphone al primo posto.

I lettori  ormai hanno a disposizione un articolato panorama di titoli, storie sculture-libri-arte-carta-jodi-harvey-brown-10e generi, che riflettono le esigenze secolari di chi vuol trovare in un libro belle storie o risposte a bisogni pratici o a domande sul mondo in cui viviamo o ancora una maggiore attenzione verso la crescita dei propri figli. In poche parole, crescono la Narrativa e la Manualistica, ottime le performance per i libri per Bambini e Ragazzi ma cade in picchiata il Professionale. Numeri importanti anche per i titoli: se nel 1980 si pubblicavano circa 13 mila titoli oggi abbiamo la possibilità di scegliere tra 66 mila titoli. E’ sufficiente il dato relativo alla Narrativa, che oggi conta 18.517 titoli, mentre nel 1980 si fermava a 1.087 titoli e ai libri per Bambini, oggi stimati in 6.457, dieci volte di più rispetto ai 612 del 1980.   Una marea di libri, a volte frutto di scelte accuratissime sul piano editoriale, della traduzione  e dell’art direction, ma che in generale sottintendono una minore attenzione alla qualità, un supino adeguarsi ai trend emergenti, tempi contingentati sugli scaffali e vendite sempre più ridotte.

Di fronte a una produzione così articolata, che annovera nel tempo anche generi impensabili fino a qualche anno fa, il problema che l’editore nei prossimi mesi dovrà porsi non sarà tanto la pubblicazione o meno su digitale quanto come emergere con prodotti di qualità, scelti, lavorati e promossi con cura e sapienza
nel mare magnum di un mercato che contava nel 2016 oltre 60mila editori di cui 4.600 attivi (erano 2.500 nel 1990)  su un territorio nazionale in cui le librerie e le biblioteche sono presenti a macchia di leopardo (oltre 600 comuni con più di 10 mila abitanti non hanno una libreria).

sculture-libri-arte-carta-jodi-harvey-brown-16Editori che, nonostante le campagne di promozione della lettura, puntano sui lettori forti i quali scelgono per i loro acquisti la libreria (preferiscono comprare nelle librerie di catena e indipendenti il 72,8% dei lettori) e l’e-commerce (che vola al 16%) più che la Grande Distribuzione, che pure negli anni passati ha avuto il merito di portare i libri in circuiti ‘non convenzionali’ e tra fasce di popolazione difficilmente raggiungibili.

Insomma, se ci volgiamo indietro verso il buio pesto degli anni  passati,  qualche  buona notizia c’è. Che fa il paio con gli ultimi dati dell’industria creativa che cresce del 2,4%, con un consistente aumento del numero di occupati, a iniziare dal settore dei videogiochi, che colloca l’intera filiera,  con proporzioni diverse al suo interno ovviamente, al terzo posto della produttività del Bel Paese. Nulla di nuovo sotto il sole. Nel resto del mondo la cultura genera qualcosa come il 3% del PIL mondiale, dà lavoro a milioni di persone, soprattutto nei settori dell’arte visuale, dell’editoria e della musica, dimostrando ovunque  una vitalità e potenzialità enormi di crescita. Che vanno incoraggiate e sostenute, in Italia e nel Sud in particolare, collocandole in un’ottica di sistema e con leggi adeguate, che premino progettualità e competenze invece delle solite clientele.

 

(Nelle immagini i libri d’arte di Jodi Harvey-Brown)


 

 

 

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03. febbraio 2017 by Anna Puleo
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