L’ altra Europa che punta sulle città e le nuove pratiche

Teresa May sta traghettando gli inglesi verso un divorzio il più possibile light dai cugini del continente, Trump ha dato una decisa sterzata alla politica estera a stelle e strisce, imboccando una strada diversa da quella che arriva a Bruxelles, Erdogan minaccia l’Ue un giorno si e l’altro pure, l’onda lunga delle destre e dei populismi su diversi fronti invade i paesi dell’Unione, Francia e Germania affrontano la vigilia non facile delle elezioni presidenziali, le frontiere si chiudono con buona pace del principio di libera circolazione. Questa e l’ Europa che il 25 marzo festeggia i 60 anni dei Trattati di Roma.

(Ph.M.Garofalo)

(Ph. M. Garofalo)

Una Unione che sta perdendo pezzi, ridotta a un baraccone burocratico sempre più inviso agli stessi europei, priva di una visione politica unitaria -a iniziare dalle relazioni con l’estero -, lacerata da profonde spaccature, in cima alla lista l’accoglienza dei rifugiati, ai quali la Corte di Giustizia gira le spalle in una sentenza di questi giorni, che ha dato ragione al Belgio, in giudizio per aver rifiutato il visto a una famiglia siriana per evitare di creare un precedente.

E mentre sono sempre più numerosi i fautori dell’uscita, mentre si invoca affannosamente una maggiore unità, assistiamo da mesi all’inesorabile divisione tra il ricco Nord e un Sud ancorato alla millenaria storia, alla cultura, alle tradizioni di scambi e relazioni che ha fatto del Mediterraneo lo spazio ideale per le più grandi civiltà. Un castello di carta destinato prima o poi a cadere con un pericoloso effetto domino, sostiene Yanis Varoufakis, economista ed ex ministro del governo greco.

Processed with VSCO

Tra i testi sull’argomento in circolazione negli ultimi mesi val la pena leggere L’Europa delle Città Vicine (ed. Mag, 2017), che raccoglie gli interventi tenuti al Convegno tenutosi alla Casa Internazionale delle Donne a Roma un anno fa, che si interrogano intorno a quel che sta avvenendo oggi in Europa e ai saperi e alle pratiche messi in circolo in tutto il continente, ispirati da altri vocabolari e modelli di vita.

Un dizionario che mette in fila parole come verità, giustizia, bellezza, persone, democrazia, solidarietà, altra economia, e poi confini, ingiustizia, disparità.

Lo spunto lo dà Simone Weil che nel pieno della tempesta che precedette il secondo conflitto mondiale scrive:

Al di sopra delle istituzioni destinate a tutelare il diritto, le persone, le libertà democratiche, bisogna inventarne altre, destinate a discernere e a eliminare tutto ciò che nella vita contemporanea schiaccia le anime sotto il peso dell’ingiustizia, della menzogna, della bassezza. Bisogna inventarle, perché sono sconosciute, ed è impossibile dubitare che siano indispensabili.

Organizzato dalle Città Vicine, la rete di città che parte dalle differenze di genere per scandagliare modelli di vita, spazi di libertà e bellezza, pratiche politiche ed economiche diverse da quelle tradizionali, in cui protagoniste e protagonisti sono donne e uomini che hanno voglia di ridare senso al vivere comune, l’incontro ha messo in campo punti di vista e focus su temi quali migrazioni e politiche di accoglienza, rapporti tra Nord e Sud, crisi economica, paradossi e derive del capitalismo, e in particolar modo sulla necessità dimmigrazione-femminilei riappropriarsi, rileggere e reinterpretare lo spazio Europa.

Circola in Europa un’energia tra donne, che, mosse dal desiderio e dalla necessità di mettere al centro l’importanza della vita e quanto le concerne, scambiano saperi, intenti ed esperienze, dando consistenza a nuove forme d’esistenza e a parole che si inscrivono in un altro vocabolario e in un altro simbolico. Una nuova civiltà di rapporti, pratiche e azioni virtuose è già all’opera –esordiscono nella Introduzione le curatrici del volume, Loredana Aldegheri, Mirella Clausi e Anna Di Salvo, facendo riferimento al moltiplicarsi di reti, spazi anche on line ed esperienze che muovono dal desiderio di conoscenza e di scambio, dalla condivisione, dal desiderio di partire da sé. Pratiche, già note al pensiero politico delle donne, che nel tempo si sono tradotte in molteplici forme di economia condivisa, di riappropriazione dello spazio pubblico, della storia e della memoria delle città e dei suoi luoghi.

Anna Di Salvo ricorda il volto schizofrenico dell’Europa, che da una parte alza muri, respinge, contratta con i paesi di entrambe le sponde del Mare Nostrum per fermare i migranti nei loro territori, dall’altra si mobilita per accogliere i profughi, sfamarli, vestirli, assicurare viaggi sicuri, trovare famiglie che li accolgano: un duplice volto che si specchia nei luoghi di confine, a Lesbo come a Lampedusa e a Calais o a Ventimiglia, su cui si infrange una politica balbettante se non inesistente. Loredana Andegheri e Loretta Napoleone si concentrano sulle crepe dell’economia globale e su un’economia canaglia che ha scassato tutti gli equilibri, creando folle di poveri, scardinate dalla proprie radici, omologate in masse informi che hanno perso di vista la propria identità.

Valeria Verga svela le aporie di pratiche che rinviano a termini come networking, condivisione, lavorare insieme, innovazione, senza affrontare il problema di fondo, il rapporto oggi ribaltato tra lavoro e persone, che impone di riportare i valori e i bisogni legati alla persona al primo posto nelle gerarchie economiche e sociali.

Anche Maria Antonietta Bergamasco si interroga su cosa significhi parlare di autdonne migranti2o-impresa, fare economia sociale, nonché avviare percorsi di capacitazione, che impone di superare l’angusto perimetro del benessere economico per affacciarsi su temi come giustizia e qualità della vita .

Stefania Tarantino rinvia alla Weil che ha messo al centro del suo pensiero la necessità di fondare una civiltà nuova, che cammina tuttavia sulle gambe delle antiche civiltà mediterranee, che hanno fatto dell’appartenenza comune alla Terra il fulcro della loro forza e della loro immanenza nel tempo; Franca Fortunato cita il caso Barcellona e Talip Heval l’esempio delle donne curde; Maria Castiglioni rinvia ad Hannah Arendt e al concetto di felicità pubblica.

Il libro verrà presentato il prossimo 6 aprile dalle Città Vicine di Catanzaro insieme a una serie di pratiche, soprattutto al femminile, che si incaricano di declinare una rinnovata economia del noi intorno a concetti come creatività, partecipazione, confronto, condivisione.

 

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

21. marzo 2017 by Anna Puleo
Categories: writing and more | Tags: , | Leave a comment

Leave a Reply

Required fields are marked *