Istantanee dal Salone del Libro

Arrivo a Torino sotto una pioggia torrenziale. E’ vero, sì, il meteo l’aveva previsto. Non aveva detto però che sarebbe stata una bomba d’acqua che ci fa atterrare a Malpensa invece che a Caselle, dove arriviamo dopo qualche ora con un autobus. Pazienza, vado subito al Lingotto. Che accoglie tutti con la sua massa solida e compatta, pronta a inghiottire il serpentone umano che si muove lentamente tra uno stand e l’altro, osserva, prende in mano qualche libro, soppesa, sceglie. O rapidamente si sposta da un punto all’altro del monolite, raggiunge le sale che ospitano gli incontri con gli autori, partecipa alle trasmissioni della Rai (il padiglione forse più gettonato), a seminari e laboratori, apre il Pc o il tablet per lavorare, controlla posta e profilo facebook sullo smartphone, si ferma per mangiucchiare e bere (quando capita).

Al programma ho dato una scorsa e via, ma poi leggo più attentamente, scelgo alcune cose e finisco per concentrarmi sui grandi incontri, lo spazio della Germania, paese ospite quest’anno, i laboratori dei mestieri del libro (riesco a partecipare a quelli tenuti da Margherita Oggero, sulla scrittura, e da Marco Zapparoli sul marketing editoriale), lo spazio Rai e quelli istituzionali di Lazio (regione ospite in questa edizione) e Calabria.

IMG_1485Per il resto non c’è che l’imbarazzo della scelta, da Sgarbi a Latouche, da Settis a Licia Troisi. Umberto Ambrosoli presenta il suo libro sul coraggio, tributo a quanti operano ogni giorno nell’ombra, senza clamore, in nome del bene comune. C’è Saviano, che si dice deluso dall’assenza della parola ‘mafia’ dall’agenda della politica, protagonista, insieme a Gunther Wallraff, una delle leggende del giornalismo mondiale, di un dibattito partecipatissimo.

Davvero belli, pare scontato ma è la verità, tanto la lectio di Gustavo Zagrebelsky, che ricorre alla figura (attualissima, come tutti i classici che si rispettino), del Grande Inquisitore, cui Dostoevskij dedica uno dei capitoli dei Fratelli Karamazov, per illuminare i nessi tra religione, politica e potere, quanto il dialogo tra Ezio Mauro e Zygmunt Bauman sulle fratture e gli sbandamenti dei nostri tempi, che costringono l’umanità a navigare nella tempesta in attesa di trovare codici utili a decifrare un presente di cui non abbiamo più le chiavi, incontri che registrano naturalmente applausi scroscianti e il tutto esaurito, dentro e fuori la sala, davanti agli schermi allestiti per chi non ha avuto la pazienza di sostenere code chilometriche.

Il cuore pulsante del Salone è incontestabilmente l’area tedesca. Si respira un’aria rilassata, c’è chi SalTO15 area Germaniamangia, chi si spalma su fantastici puff fantozziani, chi si aggira con curiosità tra libri in lingua o tradotti in italiano. Dove ti capita di incontrare un bel ragazzo biondo e sorridente. Si chiama Markus Gabriel, di mestiere fa il filosofo, globetrotter e poliglotta, uno per il quale una vita felice corrisponde a una vita creativa e dedicata all’arte, che nel dibattito con Maurizio Ferraris ha più volte stimolato le domande del pubblico.

O il caso letterario degli ultimi mesi, Katja Petrowskaja, autrice di Forse Esther, che si interroga sull’attuale concetto di identità, sempre meno legato alle origini, sempre più a ciò che si ama e “si crea per sé stessi”. Tema su cui riflette anche Jennifer Teege, che racconta in Amon, mio nonno mi avrebbe ucciso il drammatico viaggio a ritroso nel tempo, all’interno della famiglia di origine, e la scoperta della identità del nonno, uno dei più spietati comandanti che i campi di sterminio nazisti abbiano conosciuto.

Una bella sorpresa arriva dalle performance di Slam Poetry di Dalibor, affollatissime al pari degli appuntamenti con Ingo Schulze o Frank Schatzing.

Alla fine del tour de force decido di perdermi tra gli stand. Decisamente belli quelli che non cedono alle logiche dello spazio omologato, scegliendo di puntare, diversamente, sui materiali naturali o riciclati (da Lupetti aIMG_1480 Rubbettino), sull’arte (Corraini, Bompiani con Pistoletto), sui colori (tutti gli spazi kids) o sul relax (vedi la zona lounge con tanto di ombrelloni e sdraio, che Iperborea si è fatta confezionare da Ikea) . Uso tutte le strategie che conosco, per ragioni diverse ovviamente, per tenermi lontana da Casa CookBook e vado avanti nella pausa pranzo con yogurt (buonissimo) e caffè (meno buono).

Ma la mia Torino è anche Piazza Castello sotto la pioggia, il fantastico allestimento del Museo Egizio, un sorprendente Compianto sul Cristo morto del Beato Angelico al Museo Diocesano, la cena in piazzetta in una serata di anticipo estate. E il mare di veli bianchi di decine di suore in preghiera di fronte alla Sindone, che brillano come lucciole nel buio della Cattedrale.

E poi una mongolfiera sospesa in alto, immobile nel cielo azzurro.

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20. maggio 2015 by Anna Puleo
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