Il periplo di un cuore. Riparare i viventi di Maylis De Kerangal. La recensione

5.50. Sono le ore 5.50 e una vita inizia il suo viaggio a ritroso verso quell’Altrove da cui tutto è iniziato. Sono le 5.50 del giorno dopo quando un’altra vita riprende la sua corsa verso un futuro possibile.

E’ l’ora in cui il destino di Simon si torce su se stesso in un movimento spiraliforme che parte  da quell’onda meravigliosa, solida e potente, da tanto corteggiata e conquistata, e da un coloratissimo pulmino che si schianta contro un palo. E’ l’ora in cui il cuore di un ragazzo bello, forte e potente come un dio, un cuore allenato dallo sport, cresciuto tra antichi miti surfando tra le onde del Mare del Nord, ond-hokusaisulle orme di un padre taciturno e irraggiungibile, un cuore che ama dolcemente Marianne, la madre, la piccola Lou, e poi Justine dagli occhi di cerbiatta, gli amici con cui condivide  l’ossessione del surf, batte ancora.

Il primo chiarore dell’alba di un mattino come tanti si diffonde su Le Havre, penetra tra le tende delle finestre del reparto di rianimazione  dell’ospedale sfiorando il letto dove giace, immobile e immemore di se stesso, il corpo di Simon Limbres, e la macchina che lo tiene in vita.

24 ore più tardi il cuore di Simon continuerà a battere in un altro corpo, fiaccato dal dolore e dalla malattia, relegato nel limbo di un presente incerto, in attesa di quel ‘dono’ che restituirà a Claire, cinquant’anni e un’esistenza interrotta dalla malattia, la vita.

Ma è davvero un dono quello di Simon, la cui esistenza, e quella della sua famiglia, della ragazza che ama, degli amici, è troncata da un incidente? E può esserne felice la sua destinataria, Claire?

Se è un dono, è comunque di un genere speciale, pensa. In quell’operazione non c’è donatore, nessuno ha avuto l’intenzione di fare un dono, e allo stesso modo non c’è beneficiario, poichè lei non è nella condizione di rifiutare l’organo, deve accettarlo se vuole sopravvivere, allora, che cos’è? Il riciclaggio di un organo che poteva ancora essere usato, assicurare il suo lavoro di pompa? ….Soprattutto, non potrà mai dire grazie, è lì tutta la storia….quella parola radiosa cadrebbe nel vuoto. Non potrà mai manifestare una qualunque forma di riconoscenza verso il donatore e la sua famiglia, ovvero fare un contro-dono ad hoc per liberarsi dal debito infinito, e l’attraversa l’idea di essere in trappola per sempre.

de-kerangal-maylis_origMaylis De Kerangal in Riparare i viventi (Feltrinelli), che  si è aggiudicato già diversi premi e l’immediata trasposizione cinematografica, con una prosa  incandescente, preziosa e adamantina, ritmata e precisa, disegna un ritratto corale, intrecciando la storia disperata e struggente di Simon, di Marianne e Sean i suoi genitori, di Jiuliette, con quella  di Pierre e Thomas, i medici che si occupano dell’espianto degli organi, di Virgilio, il chirurgo che come il Virgilio dantesco accompagna Simon nel suo ultimo viaggio e ne conduce il cuore nel corpo di Claire.

Nel romanzo la morte e l’indicibile campeggiano senza tuttavia invadere il vero campo arato da questa giovane e talentuosa scrittrice: la necessità di “seppellire i morti e riparare i viventi”, di pensarsi come un punto infinitesimale di questa umanità sbandata e imperfetta, che può trovare la sua salvezza nel rispecchiarsi negli occhi dell’altro, nel mettersi al suo ‘servizio’, anche donando i propri organi.

Alla fine, a riallacciare i fili che ci connettono all’essenza profonda dell’umano è Thomas con il suo canto funebre in cui echeggia il suono di quell’onda venuta dall’oceano, arcaica e perfetta che si infrange a riva.

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09. dicembre 2016 by Anna Puleo
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