Il Novecento visto dallo Stretto. A schema libero, il nuovo romanzo di Lou Palanca - Anna PuleoAnna Puleo

Il Novecento visto dallo Stretto. A schema libero, il nuovo romanzo di Lou Palanca

Il Nobel per la Fisica nel 2017 è andato alla scoperta di piccole increspature nello spazio-tempo, flebili segnali sonori che potrebbero rivelarsi cruciali nella conoscenza delle origini dell’universo. Alle onde gravitazionali era arrivato Einstein con la sua teoria della relatività ma ci son voluti cento anni per ottenere la prima evidenza scientifica. Ecco, le rughe del cosmo, non so perché, le vedo come una metafora della storia dell’umanità, uno sconfinato oceano in cui ogni evento, piccolo o grande che sia, emerge alla luce e subito dopo torna ad abissarsi. Un moto instancabile e implacabile in cui alla fine nulla si perde e tutto contribuisce al risultato finale.

Da questo oceano riemergono le vicende di cinque giovani anarchici che una sera di settembre del 1970 perdono la vita in un rivolta reggiomisterioso incidente sull’autostrada, e, quarant’anni dopo, di una donna suicidata sul molo di Reggio Calabria con l’acido muriatico. Di misterioso forse c’è poco, in realtà. I cinque anarchici, che portano con sé documenti mai ritrovati, sono buttati fuori strada da due camionisti legati all’estrema destra e a Junio Valerio Borghese. La donna suicidata si chiama Orsola Fallara, è la dirigente del Settore Bilancio della Giunta di Giuseppe Scopelliti (condannato successivamente per abuso e falso in atti d’ufficio) e le vengono imputate una serie di illeciti. Muore anche lei dopo aver ingerito dell’acido muriatico, come altre donne, le donne delle ‘ndrine che si sono ribellate alla famiglia, dopo che le sono stati sottratti il cellullare e alcuni documenti a conclusione di una tormentata confessione pubblica.

Tra le scarne pieghe della trama dello spazio-tempo compaiono pagine della nostra storia che ci siamo lasciate alle spalle, come quelle scritte dai protagonisti dei moti di Reggio Calabria, quel Ciccio Franco che per mesi tirò come un esperto burattinaio i fili della rivolta, gli esponenti della destra del Boia chi molla!, scesi in massa nella città dello Stretto per dirigere la sommossa, il sindaco democristiano Pietro Battaglia e i Comitati d’agitazione, saldamente retti dalla Reggio che conta, ad iniziare dall’ armatore Amedeo Matacena, padre dell’altro Amedeo, in cima alle cronache degli ultimi anni, confinato nel suo esilio (dorato) a Dubai. E poi quel Paolo Romeo che si fa conoscere negli scontri di Valle Giulia, torna in Calabria in tempo per aiutare Franco Freda a scappare in Costarica, si affianca ai fratelli De Stefano, intraprende una carriera politica nel PSDI, interrotta da una sfilza di condanne per associazione mafiosa.

Tra le increspature della storia spuntano servizi segreti e ambienti neofascisti, la ‘ndrangheta e alti dirigenti pubblici, tutti insieme, mano nella mano, intenti in una sacrilega danza di morte tra le piazze e le strade di Reggio.

Sono gli ingredienti dell’ultimo libro di Lou Palanca, intitolato A schema libero (Rubbettino editore). Dopo Blocco 52 e Ti ho visto che ridevi, Premio Matteotti 2017, questo collettivo di scrittura ‘a geometria variabile’, dopo aver esplorato il misterioso omicidio di un dirigente del PCI, Luigi Silipo, e la storia di Dora, giovane donna del sud andata come tante altre in rivolta reggio 2sposa ai contadini delle Langhe, rivolge la sua attenzione verso un pezzo fondamentale eppure pressoché misconosciuto di una Calabria sepolta sotto strati di luoghi comuni, di nostalgia e rabbia, di odio e amore, di amarezza e struggimento, di mala politica e di ‘ndrine potentissime, capaci di innervarsi nei gangli vitali del potere, a Brescello come a Duisburg o tra i sanguinari signori di Sinaloa o di Los Zetas, i potenti cartelli della droga messicani.

A muoversi tra legami sordidi e personaggi che da sempre operano tra le quinte, ieri come oggi, è una giovane giornalista calabrese, Margherita, free lance a 5 euro al pezzo, che decide di scriverci sopra un libro, protagonista un enigmatico personaggio, ex poliziotto passato negli apparati segreti dello Stato, che si è trovato ripetutamente “nelle intersezioni più recondite e inconfessabili della cronaca”. L’uomo, ormai in pensione, riavvolge il filo dei ricordi, una memoria ingombrante che attraversa tappe fondamentali della storia dell’ultimo mezzo secolo di storia italiana, e “continua a incrociare lettere, parole, sigle”, questa volta dalla pagina bianca di un cruciverba, che inizia con la A di Ambizione e termina con Sottostare, passando per Dediti, ad indicare chi ha lavorato al servizio dello Stato, anello di un ingranaggio “piccolo ma necessario” perché la Storia possa prendere la direzione dovuta.

Lou Palanca costruisce un romanzo corale, solido e compatto, nel quale a quelle dei personaggi -Margherita, Dattilo, giornalista in prima linea, L’Enigmista-, si alternano le voci che approdano a noi dalla galleria del tempo, dalle sentenze, dalle indagini di polizia, dagli articoli di cronaca e dalle interviste (come quella di Oriana Fallaci a Ciccio Franco), nell’intento di restituire parola e volti alla più grande sommossa della prima Repubblica, forse la più importante nella storia europea della seconda parte del XX secolo, snodo fondamentale per l’Italia repubblicana, consegnato in fretta e furia all’oblio. «Una guerra civile dimenticata», come l’ avrebbe avrebbe definita Pier Paolo Pasolini.

Come in un sorprendente gioco dell’oca scorrono, una casella dopo l’altra, le immagini dell’approdo a Reggio Calabria del re Vittorio Emanuele III dopo l’assassinio del padre Umberto I, cui seguono quelle dei carri armati sul lungomare più bello d’Europa, sintesi efficace di quei dieci mesi di barricate, di bombe, di feriti e di morti ammazzati, di omertà e indagini concluse con assoluzioni o la prescrizione dei reati, culminati con l’ingresso in Parlamento di Ciccio Franco e la nascita dei poli industriali di Saline e Gioia Tauro, l’uno abortito prima ancora di nascere, l’altro abbandonato negli anni a se stesso, e la distribuzione territoriale delle istituzioni regionali tra Catanzaro e Reggio Calabria. E sulle caselle centrali c’è il fermo-immagine, negli anni ’90, dei morti che insanguinano le città italiane nella Stagione dello stragismo e le strade reggine, insieme ai volti della nuova leva di boss che in poco tempo ha scalato i vertici delle ‘ndrine. A conclusione di questo insolito percorso trovi la nascita di quella che viene (pomposamente) definita Reggio città metropolitana, il suicidio della dirigente comunale Orsola Fallara, lo scioglimento del comune per infiltrazioni mafiose.

Segui i soldi e troverai quel che cerchi. E qui di soldi ne girano parecchi. Specchi di alleanze vecchie e nuove, cementate dalle rivolta reggio 4armi e dal sangue, che scorre tra le case costruite dopo il terremoto e le sculture di Rabarama, disseminate sul Lungomare per disegnare il nuovo volto della città insieme a quel busto di Ciccio Franco “simbolo adeguato di un patto scellerato tra politica, criminalità e pezzi dello Stato che si saldò nei giorni della violenza fascista e prospera ancora nella stagione della fine della democrazia.”

Poco più in là si erge la statua di Atena Promachos, realizzata dallo scultore Bonfiglio, copia della colossale scultura eretta da Fidia nell’Acropoli ateniese, che dopo i restauri è tornata a campeggiare sul lungomare che si affaccia sullo Stretto. La dea combattente ora rivolge la sua lancia non verso il mare ma verso l’urbe, contro chi, forse, un pezzo per volta, la città ha finito per mangiarsela tutta.

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02. gennaio 2018 by Anna Puleo
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