Il mestiere di scrivere o dello scavare il pozzo con un ago

Una valigia piena di scritti, manoscritti, taccuini, lasciata con noncuranza in un angolo. L’eredità di un padre a un figlio, un lascito di libertà e  amore e il passaggio di testimone verso la scrittura e la vita. Si parla della scrittura, ma anche di Istanbul e delle sue vecchie librerie, della sensazione di chi occupa la periferia dell’Europa, del vuoto che appartiene inesorabilmente a ogni esistenza, alla rabbia e alla

valigia librivoglia di riscatto di chi si sente escluso, una molla formidabile che ci spinge a scagliare contro il mondo  le pietre della parole o le bombe, ne La valigia di mio padre, piccolo gioiello  in cui l’autore di Il mio nome è rosso, Neve, Istanbul, racconta la condizione di chi scrive, i suoi segreti, le sue inquietudini e le sue gioie.

Per Orhan Pamuk il segreto della scrittura non risiede nell’intuizione che proviene da un universo a noi inaccessibile, ma dalla ostinazione e dalla pazienza. La stessa ostinazione e pazienza necessarie a “scavare un pozzo con un ago” e a chiudersi in una stanza in compagnia delle parole e dei libri altrui.

 

 

La domanda che più spesso viene posta a noi scrittori, la domanda preferita è: perchè scrive?

Io scrivo perché sento il bisogno innato di scrivere!

Scrivo perché non posso fare un lavoro normale come gli altri.

Scrivo perché voglio leggere libri come quelli che scrivo.Scrivo perché ce l’ho con voi, con tutti.

Scrivo perché mi piace stare chiuso in una stanza a scrivere tutto il giorno.

Scrivo perché non posso sopportare la realtà soltanto trasformandola.
Scrivo perché il mondo intero sappia che genere di vita abbiamo vissuto e continuiamo a vivere io, gli altri, noi tutti a Istanbul, in Turchia.Scrivo perché amo l’odore della carta, della penna e dell’inchiostro.

Scrivo perché credo nella letteratura, nell’arte del romanzo, più di quanto io creda in qualunque altra cosa.
Scrivo per abitudine, per passione.
Scrivo perché ho paura di essere dimenticato.
Scrivo perché apprezzo la fama e l’interesse che ne derivano.
Scrivo per star solo….
Scrivo perché mi piace essere letto.Scrivo perchè una volta che ho iniziato un romanzo, un saggio, una pagina, voglio finirli.

Scrivo, dicendomi, che è quello che tutti si aspettano da me.
Scrivo perché come un bambino credo nell’immortalità delle biblioteche e nella posizione che  i miei libri occupano sugli scaffali.Scrivo perché la vita, il mondo, tutto è incredibilmente bello e sorprendente.

Scrivo perché è esaltante trasformare in parole tutte le bellezze e le ricchezze della vita.Scrivo non per raccontare una storia ma per costruirla.

Scrivo per sfuggire alla sensazione di essere diretto in un luogo che, come nei sogni, non riesco a raggiungere.

Scrivo perché non sono mai riuscito a essere felice.

Scrivo per essere felice.

Orhan Pamuk, La valigia di mio padre, Einaudi

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27. gennaio 2017 by Anna Puleo
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