Il meraviglioso, il fantastico e lo specchio del mondo

Un diluvio di vento e acqua travolge ombrelli, cartacce, i contenitori della differenziata, il telo di plastica dei passeggini. Decido comunque di sfidare gli elementi e di andare in biblioteca. Mentre cerco, senza molte speranze, i libri che ho segnato nella mia lista ramificata, mi arrivano i gridolini di due ragazze, piegate sullo schermo di uno smartphone. –Guardalo, è fantastico!

L’autobus è quasi deserto a quest’ora del mattino. Il silenzio è interrotto da una signora al cellulare che ad alta voce -la arte foto Christian_Fogarolli_06_650gente che sta ascoltando per lei è chiaramente un dettaglio-, racconta per filo e per segno l’esibizione dance della bambina -Che meraviglia!- che non ha neanche due anni ma che Heather Parisi e Sven Otten (il ballerino ingaggiato dalla Tim) neanche li vede.

L’invasione, diciamolo pure, con un pizzico di fastidio, nel linguaggio quotidiano di una mole infinita di esclamazioni ci ha fatto perdere di vista che altre epoche hanno fatto del meraviglioso una categoria mentale, intellettuale, letteraria fondamentale ma soprattutto una condizione ordinaria dell’esistenza.

E’ Ovidio in epoca classica a iscrivere le sue Metamorfosi nella categoria del meraviglioso per descrivere tra illusione e paradosso una umanità instabile, che nel suo perenne movimento tra forme diverse cerca la sua identità, seguito da Apuleio che nell’Asino d’oro affida la riflessione sul reale a una figura e allo sguardo periferico di un povero ciuccio, l’animale forse più sciocco e testardo nel sentire comune.

Nel Medioevo il meraviglioso, il mirabilis, anzi i mirabilia, al plurale, termine più corretto per indicare un universo di cose, immagini, metafore, penetra senza soluzioni di continuità dal mondo classico offrendosi alla visione a un livello Altro. In latino mirare significa osservare con attenzione, mentre il verbo miror indica sia lo stupirsi (di fronte a) sia la contemplazione rispettosa dell’oggetto/soggetto. Non a caso il francese vi attinge per designare lo specchio (miroir) che riflette la nostra immagine ma che è anche la soglia da oltrepassare per raggiungere un Altrove sconosciuto, che stupisce e terrorizza (Alice nel Paese delle Meraviglie ne è un esempio).

I mirabilia, scrive Jacques Le Goff ne Il meraviglioso e il quotidiano nell’Occidente Medioevale, ci arte foto Fogarolli_-dreamers_permettono di frequentare il campo del soprannaturale o del non spiegabile, un Altrove che è tuttavia parte integrante del nostro quotidiano, in cui irrompe senza turbarlo. Non stupisce che l’eroe nel suo cammino percorra una foresta, vi trovi un grifone e lo uccida. L’inaspettato, l’imprevedibile, entra nel flusso dell’esistenza, non come allucinazione ma come evento che non tollera spiegazioni razionali e come tale va accolto e accettato (Tzvetan Todorov, La letteratura fantastica). Per questo motivo il meraviglioso non va confuso con la dimensione del magico nè con quella del miraculum, circoscritti, il primo, al Male, il secondo, all’intervento divino nel reale, intermediato da santi e miracoli, che rimangono, in qualche modo, nel campo del noto e del prevedibile.

A metà strada tra cultura popolare e cultura ‘alta’, tra mito e folklore, bacini per eccellenza cui attinge, scopriamo il meraviglioso nel cavaliere errante e nelle sue avventure (ad-venio infatti è ciò che ci viene incontro, che appare) e nelle molteplici espressioni della dismisura, umana (maghi, fate, giganti, orchi e orchesse, mostri) e animale (il campo è sterminato: dai draghi ai basilischi agli unicorni, a grifoni e ippogrifi), così come nei luoghi (il deserto, la foresta, la montagna, le isole) e negli esseri che partecipano a dimensioni diverse, come gli automi.

Il meraviglioso (preferisco questo termine a quello di fantastico) agisce nei sogni e nelle metamorfosi (vi rientrano anche la trasformazione di gender e le donne guerriere), attraverso la magia come nella letteratura e nell’arte.

Dal Medioevo questo immaginario penetra prepotentemente nel linguaggio letterario, nel Rinascimento nei romanzi arte christian fogarolli 1cavallereschi, si insinua nei luoghi dell’utopia e della distopia, viene rinnovato dal romanzo gotico e nell’’800 dal racconto fantastico, per trovare la sua strada in generi come la fantascienza, l’horror, il fantasy e innumerevoli biforcazioni nel cinema, nelle serie web e Tv, nei videogiochi. Pentesilea vive in Bradamante e Marfisa e in Brienne di Tarth in Trono di Spade.

Un immaginario che rimanda ad imago, a una idea del mondo che ricomprende gli oggetti figurati come il linguaggio, i simboli, sogni e visioni, la filosofia e la teologia. Il meraviglioso, che ha ceduto man mano il suo ruolo al fantastico, travalica lo spazio letterario per sconfinare nella metafisica (Borges) e nella possibilità di trascendere l’umano (Sartre).

Cosa resta oggi del viaggio umano nella meraviglia se non il fine, che non è tanto il destare sensazioni terrificanti o gradevoli, emozioni e curiosità, quanto e piuttosto quello di portare il nostro sguardo oltre per esplorare in lungo e in largo l’Universo.

L’Universo, la nostra vita, appartiene al genere reale o al genere fantastico? (…) In cosa risiede il fascino delle storie fantastiche? Risiede, credo, nel fatto che esse non sono invenzioni arbitrarie, invenzioni, perché se fossero tali il loro numero sarebbe infinito; risiede nel fatto che, essendo fantastiche, sono simboli di noi stessi, della nostra vita, dell’universo, di ciò che è instabile e misterioso nella nostra vita e tutto questo ci porta dalla letteratura alla filosofia. (Jorge Luis Borges, La literatura fantàstica)

(Nelle immagini opere di Christian Fogarolli)

 

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10. febbraio 2017 by Anna Puleo
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