Il Cantico dei Cantici secondo Roberto Latini

Una panchina, una consolle radiofonica, si accende la spia On Air, parte la musica, lo spettacolo può iniziare. In scena un uomo, capelli lisci e neri, indosso ha una redingote scura, ricorda vagamente la rock star sul viale del tramonto di This Must Be The Place, si siede alla consolle e comincia a recitare.

Mi baci con i baci della sua bocca!
Sì, migliore del vino è il tuo amore.
Inebrianti sono i tuoi profumi per la fragranza,
aroma che si spande è il tuo nome:
per questo le ragazze di te si innamorano.
Trascinami con te, corriamo!
M’introduca il re nelle sue stanze:
gioiremo e ci rallegreremo di te,
ricorderemo il tuo amore più del vino.
A ragione di te ci si innamora!

Sono i versi iniziali de Il Cantico dei Cantici, uno dei testi-cardine della Tanakah e della Bibbia cristiana, e forse l’ode più ardente e luminosa all’amore che sia stata mai scritta. Chi è la colomba che si nasconde tra gli anfratti dei dirupi, dalla voce soave e il viso leggiadro? Chi è il giovane simile a una gazzella o a un cerbiatto, alla cui ombra è bello sedersi per gustarne i dolci frutti. Un uomo e una donna che si scrutano, si cercano, si rincorrono per ritrovarsi insieme nell’amplesso finale. Allegoria della passione amorosa che tocca le vette del sublime. E insieme, secondo i teologi, l’unione perfetta tra l’uomo e il divino, che arde l’anima con le sue “vampe di fuoco, fiamma divina”.

roberto latini 1E il Cantico non a caso è il Canto per eccellenza, il Canto Sublime, il Santo dei Santi, secondo la tradizione ebraica, che Roberto Latini sceglie per il suo nuovo progetto drammaturgico, presentato in anteprima in questi giorni a Primavera dei Teatri 2017, offrendo al pubblico una straordinaria prova d’attore. Inizia quasi in sordina, sussurra i primi versi, bisbiglia qualcosa al telefono, chiaro riferimento a La voce umana di Cocteau, la musica (firmata da Gianluca Misiti) cambia registro e lui la segue, la recitazione diventa più intensa e convulsa, si libera dello spolverino e della parrucca e in scena resta solo lei, la Voce, che si ritira, si addensa, si srotola ansante per impennarsi subito dopo, verso vette inaccessibili, fino a che voce e corpo diventano una cosa sola, un tempo unico nei movimenti febbrili di un amplesso, fino all’estasi amorosa.

Vincitore del PREMIO SIPARIO  2011, del PREMIO UBU 2014 come Miglior Attore e il PREMIO DELLA CRITICA dall’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro nel 2015, fondatore di Fortebraccio Teatro, dopo aver affrontato la tragedia greca, Shakespeare, Pirandello e Collodi, l’attore romano mette ancora una volta a dura prova  corpo e voce, portandoli fino ai confini più estremi, in territori in cui il limite non esiste più.

Latini del resto è abituato a frequentare i punti di confine, lo spazio in cui il dubbio diventa certezza. E il teatro in fin dei conti cos’è se non domanda continua (A chi serve il teatro? A cosa?), dubbio infinito, come lui roberto latini 2stesso scrive in IPERCORPO. Spaesamenti nella creazione contemporanea, a cura di Paolo Ruffini (Editoria & Spettacolo, 2005).

Anche il Cantico è un luogo primordiale in cui l’attore si mette a servizio del testo, che emerge dal passato nella sua nuda bellezza, senza bisogno di adattamenti o riscritture, si aggira al suo interno, ne segue la traiettoria, se ne fa sommergere, svelando, con rara maestria, la meravigliosa potenza evocativa di un gioiello letterario. Cercando nel buio qualcosa che non c’è, e trovarla, come scriveva il grande Ennio Flaiano.

Chi sta salendo dal deserto,
appoggiata al suo amato?
Sotto il melo ti ho svegliato;
là dove ti concepì tua madre,
là dove ti concepì colei che ti ha partorito.
Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
come sigillo sul tuo braccio;
perché forte come la morte è l’amore,
tenace come il regno dei morti è la passione:
le sue vampe sono vampe di fuoco,
una fiamma divina!
Le grandi acque non possono spegnere l’amore
né i fiumi travolgerlo.
Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa
in cambio dell’amore, non ne avrebbe che disprezzo.

 (Ph. A.Maggio)

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05. giugno 2017 by Anna Puleo
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