Ian McEwan, l’arte di camminare e le inaspettate sortite della creazione letteraria

IanMcEwanCAnnalenaMcAfee_320Lo scrittore tende a dimenticare rapidamente i percorsi scartati lungo la strada. A volte il cammino verso la conclusione di un romanzo incontra sorprendenti colpi di scena. E’ raro che si sviluppi in modo uniforme. Ad esempio, il mio romanzo Espiazione è iniziato come una storia di fantascienza ambientata tra due o tre secoli nel futuro. Ian McEwan, espressione tra le più alte della letteratura inglese contemporanea, descrive così il suo processo creativo in un’intervista all’ Harry Ramson Center, che ha di recente acquistato i suoi archivi privati.

 

Racconti, progetti delle sue opere, lettere, taccuini, che permettono di penetrare nella vita e nell’universo creativo di questo scrittore tradotto in 30 lingue, dalla penna limpida e dalla ottima cultura storica e scientifica, capace di realizzare ardite ma solide architetture narrative.

 

Una montagna di materiali, che vanno ad aggiungersi alle carte private di Doris Lessing, J.M. Coetze, amsterdam-UKTom Stoppard, David Foster Wallace, in cui McEwan traccia le coordinate del percorso che lo porterà al testo finale, in un processo frattalico e magmatico, osservabile con occhio scientifico, così caro al nostro, lasciandosi alle spalle i consueti canoni. E magmatico è anche il processo materiale di scrittura che l’autore di Solar, Miele, Lettera a Berlino, Amsterdam e Espiazione, inizia a mano sugli amati quaderni a spirale, per passare alla trascrizione al computer e poi tornare alla carta nell’ onda delle revisioni.

 

Partendo da un’intuizione, lasciando che la narrazione monti man mano, accettando l’idea che potrebbe non portare a nulla, accogliendo le pause, in attesa dell’immagine che conduce con sé un buon incipit, ripartendo.

 

Un’immagine, una frase, che può arrivare dalle storie di tutti giorni o dal confronto con gli altri scrittori. O magari leggendo un quaderno della giovanissima Jane Austen o la prima bozza delle Metamorfosi di Kafka, esperienza molto vicina al ‘sensuale’.

 

daydreamer

 

Quasi come una lunga camminata. Camminare libera la mente. Camminare è un modo per immergersi nel presente e ricordare che, nonostante tutte le ansie e le paure sul nostro futuro, la Terra rimane un paradiso al quale tutti possiamo avere libero accesso. Parola di Ian McEwan.

 

 

 

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15. giugno 2014 by Anna Puleo
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