Hokusai, Hiroshige, Utamaro, il trio delle meraviglie. Una mostra li celebra a Milano

Un’onda si erge minacciosa di fronte alla costa, travolgendo le barche dei pescatori. Il monte Fuji ancora coperto dalle nevi che un inverno gelido ha lasciato dietro di sé, svetta nel cielo di un azzurro cristallino, tra le nuvole. Due donne avvolte nei loro kimono camminano avvolte dai fiocchi di neve, unico riparo un fragile ombrello, mentre una delle due volge indietro lo sguardo, verso un punto lontano, fuori dalla tela. Teme di essere seguita? Ha paura della tormenta?

arte-giappone-utamaroSono alcune delle opere firmate da Katsushika Hokusai, Utagawa Hiroshige, Kitagawa Utamaro, esponenti di primo piano dell’ ukiyo-e, il Mondo Fluttuante, come viene definito il canone espressivo nato nel periodo Edo nel 1600, che fece conoscere il Giappone nel mondo. Un termine che alludeva alla transitorietà dell’esistenza e al distacco del saggio dall’impermanenza delle cose, per trasformarsi nel corso del tempo nel suo opposto, nella enfatizzazione di quei piaceri  effimeri in cui la società amava fluttuare per perdere se stessa, lontana dalle spinte oscillanti della quotidianità e dal dolore.

200 silografie policrome, stampe e libri illustrati provenienti dalla prestigiosa collezione del Honolulu Museum of Art, che raccontano la parabola di questi tre grandi artisti e le profonde trasformazioni, intervenute tra il XVII e la metà del XIX secolo a seguito della crisi del sistema feudale, nella società e nella cultura giapponese, intorno alla città di Edo (Tokyo), nella mostra a loro dedicata a Palazzo Reale a Milano, in occasione dei 150 anni del Trattato di Amicizia e Commercio tra Giappone e Italia, aperta fino al 29 gennaio 2017.

Il culto per la semplicità e la pulizia delle forme, la poesia e il sacro che pervadono ogni cosa costituiscono il filo rosso che unisce questi tre autentici fuoriclasse dell’arte orientale, che ritraggono scene di vita quotidiana a Edo e Kyoto, ciliegi e cardellini, scorci di paesaggi famosi, la potenza e la immediata evidenza della natura, la bellezza e l’eleganza femminili nelle geishe e nelle cortigiane dei quartieri del piacere e delle case da the, il teatro kabuki,  miti e leggende secolari. Temi amatissimi dal pubblico giapponese del tempo ma che sono entrati anche dall’immaginario occidentale, che ne ha fatto vere e proprie icone pop -pensiamo a La grande onda a Kanagawa o alle 36 vedute del Monte Fuji.

arte-giapponese-hiroshige-negozi-a-tokkaidoVissuti a cavallo tra il 1700 e il 1800, Hokusai, Hiroshige e Utamaro praticano con tecnica e abilità senza pari l’arte del remixe, leggendo e rileggendo nel tempo i medesimi soggetti, tradotti in stampe dai formati diversi, per soddisfare la domanda del pubblico e le esigenze dell’ industria editoriale del tempo, anticipando di un secolo il tema della riproducibilità dell’opera d’arte. Porgendo fuori dai confini una certa immagine del Giappone che influenzerà a lungo l’Occidente.

Dall’età di sei anni ho la mania di copiare la forma delle cose, e sono cinquant’anni che pubblico disegni ma, tra quel che ho raffigurato, non c’è nulla degno di considerazione. A settantatré anni ho a malapena intuito l’essenza della struttura di animali e uccelli, insetti e pesci, della vita di erbe e piante e perciò a ottantasei progredirò oltre; a novanta ne avrò approfondito ancor più il senso recondito e a cento anni avrò forse veramente raggiunto la dimensione del divino e del meraviglioso. Quando ne avrò centodieci, anche solo un punto o una linea saranno dotati di vita propria. Se posso esprimere un desiderio, prego quelli tra lor signori che godranno di lunga vita di controllare se quanto sostengo si rivelerà infondato. (Katsushika Hokusai)

Van Gogh, Monet, Gauguin guardarono spesso nelle loro opere a Hokusai, pittore, incisore, precursore dei manga. Raffinato autore di haiku, Hokusai gioca con le parole nello stesso modo con cui gioca con linee e colori, tanto semplici ed essenziali quanto immediati nel trasmettere il messaggio, precorrendo le tendenze attuali della grafica e della comunicazione.

All’immagine di un mondo lontano nello spazio e nel tempo ma ricco di risonanze contribuirono fortemente anche Hiroshige, che applicò nella sua pittura il canone zen che affida alla natura, e al modo in cui l’uomo si rapporta con essa, la radice prima delle cose, e Utamaro con le sue incisioni di bellezze femminili e le stampe erotiche.

Certo, la loro vita non fu quello specchio di pace e serenità, di eleganza e bellezza, rappresentate nelle loro opere, ma l’arte non attingearte-giappone-hokusaj-fuji-rosso, forse, per trasfigurarle, alle contraddizioni, alla complessità e alle ambiguità dell’esistenza? Con le sue donne fascinose, i paesaggi incantati, le scene di vita quotidiana, questo trio delle meraviglie ha realizzato una sorta di manifesto dell’uomo nuovo di Edo, che anticipa in diversi tratti il Giappone di oggi.

La mostra ha un’appendice social grazie al concorso #followthewave, segui l’onda, che chiede al pubblico di reinterpretare, in pieno stile ukiyo-e, la famosa onda di Hokusay con una foto pubblicandola su Instagram e una cartacea nel catalogo curato da Rossella Menegazzo, edito da Skira.

 

Vivere momento per momento, volgersi interamente alla luna, alla neve, ai fiori di ciliegio e alle foglie rosse degli aceri, cantare canzoni, bere sake, consolarsi dimenticando la realtà, non preoccuparsi della miseria che ci sta di fronte, non farsi scoraggiare, essere come una zucca vuota che galleggia sulla corrente dell’acqua: questo, io chiamo ukiyo. (Asai Ryōi nel suo Racconti del mondo fluttuante)

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19. ottobre 2016 by Anna Puleo
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