Giovanna Marini, la signora della canzone italiana

Arriva lentamente con la sua chitarra, risponde con un sorriso a chi la saluta (Ciao Giovanna!), raggiunge il palcoscenico, si siede sullo sgabello, attende qualche minuto il cessare del chiacchiericcio in sala, poi attacca a cantare. I capelli sono diventati bianchi ma il tempo sembra non essere trascorso affatto per la ragazza che frequentava Pasolini e Calvino, che negli anni ’60 scopriva la musica popolare insieme a Roberto LeydiGianni Bosio, Sandro Portelli e Diego Carpitella, andando in giro per l’Italia a raccogliere canti e poesie della tradizione, in italiano e in dialetto, per studiarli, trascriverli, rielaborarli e riproporli.

Eccola, Giovanna Marini, energica e vulcanica, come sempre. C’è una bellissima foto in cui, giovanissima, canta insieme a

Gruppo padano di Piadena, Giovanna Daffini, Giovanna Marini, Michele L. Straniero, Ronchini

Giovanna Daffini, figura di spicco del folk revival, che le insegna l’emissione vocale e il repertorio sterminato dei canti contadini. Ma Giovanna è una spugna: da poeti e cantastorie girando su e giù per lo Stivale impara l’arte del narrare e come il genere canto popolare tenga insieme in realtà cose diversissime, e poi i canti anarchici, quelli contadini e di lotta; da gente come Dario Fo e dall’esperienza con il Nuovo Canzoniere Italiano impara a sperimentare altri modi di portare nei teatri, nelle piazze, tra la gente, il canto popolare.

Figlia di musicisti classici, studi canonici a Santa Cecilia e perfezionamento alla scuola del grande Segovia, finisce per imboccare percorsi non tradizionali, da sola o con musicisti che trova sulla stessa strada e, ancora, alla Scuola Popolare di Musica del Testaccio, che fonda negli anni ’70, insieme al Quartetto Vocale.

Giovanna tuttavia non si limita alla ricerca e alla riscrittura dei canti della tradizione ma inizia a comporre bellissime Cantate, musiche per il cinema e il teatro, tributi a grandi scrittori, che la fanno conoscere anche all’estero. Grazie alla fortunata accoppiata con Francesco De Gregori arriva al grande pubblico, che inizia a seguirla anche nella miriade di progetti generati dalla sua personalità proteiforme ed esplosiva, capace di spaziare da Pasolini a Oscar Wilde, dalle tragedie greche a Leopardi, dai canti abruzzesi, con cui ha esordito nel 1963, al canto sacro, al quale si è dedicata negli ultimi anni.

Quando canta, con quel suo modo secco e concentrato (“Canto a voce spiegata e di naso come facevano le mondine un secolo fà…Se canti per te, allora sì che badi alla tonalità, alle sfumature, ma se canti per comunicare qualcosa ad altri, allora pensi a cantare più forte che puoi”), senza modulazioni, che nei concerti inframezza con notizie e commenti o risposte alle domande del pubblico, capisci subito perché Giovanna Marini è la signora del folk italiano. E dei canti di protesta, da quando nel 1964 insieme al Nuovo Canzoniere fu protagonista a Spoleto di uno spettacolo, Bella Ciao, che al Festival dei Due Mondi ancora ricordano, per quella Gorizia tu sei maledetta! in edizione integrale che suscitò scandalo e denunce alla magistratura.

(Il canto popolare) è un canto necessario perché è canto collettivo. I singoli cantori, quando cantano, non è vero che improvvisino, ma è vero che ognuno di loro s’impossessa del canto attraverso i melismi, ogni cantore li fa in un suo modo totalmente personale, tanto da essere riconoscibile, diventando autore. Il canto popolare è una struttura di pochi suoni scelti sui quali stanno i melismi: e tu quelli non puoi togliergli, quei melismi sono il canto, se li togli diventa una banale canzonetta sanremese, ma se capisci quei melismi e sai restituirli nella tua esecuzione, quello è canto popolare, cultura collettiva che esprime assieme il cantore, la sua storia e la Storia del suo popolo.

quartetto20vocale20di20giovanna20mariniI moti napoletani, lo sbarco di Pisacane a Sapri, figure come Masaniello, la partenza degli anarchici, le lotte operaie, la guerra, le deportazioni nei campi di sterminio si stagliano come tasselli di un enorme puzzle, ricomposti grazie proprio al contributo di quella straordinaria esperienza di narrazione collettiva offerta dalla canzone popolare, capace di restituire alla storia “la sua verità e la sua umanità”.

A questa voce libera, a questa antidiva per eccellenza che ha segnato oltre 50 anni di musica italiana, alle sue interpretazioni, alle sue splendide composizioni, che ne fanno un monumento della storia della musica, Giandomenico Curi ha dedicato un docufilm (per il quale è stata avviata una campagna di crowdfunding sulla piattaforma produzionidalbasso.com) intitolato A Sud della musica, con l’intento di affiancare questa ‘viandante instancabile’ “nel suo ennesimo viaggio alla ricerca di nuove voci e nuovi volti da annoverare al suo sterminato repertorio” , un viaggio che la riporta sempre a Sud e a quella canzone popolare che dell’Italia è capace di raccontare il suo volto più autentico. Ed ora che Giovanna ha superato la boa degli 80 anni il suo canto oggi, forse più di allora, è diventato una necessità.

 

Io più riesco a ricucire il filo culturale che ci porta fino ad oggi, più sono contenta. La cultura deve avere una garanzia nel tempo, sennò si perde. (Promo – A Sud della Musica – La Voce libera di Giovanna Marini)
“”Questa terra è stata creata per te e per me”, cantava Woody Guthrie. Ci sono certe canzoni che dicono dove devi andare. Basta crederci e incominciare a camminare”. (Intervista ad Antonio Gnoli, Repubblica, 30 marzo 2015)

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24. ottobre 2017 by Anna Puleo
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