Fahrenheit 451 o del significato delle cose

Immagina tu stesso: l’uomo del diciannovesimo secolo coi suoi cavalli, i suoi cani, carri, carrozze, dal moto generale lento. Poi, nel ventesimo secolo, il moto si accellera notevolmente. I libri si fanno più brevi e sbrigativi. Riassunti. Scelte. Digesti. Giornali tutti titoli e notizie, le notizie praticamente riassunte nei titoli. Tutto viene ridotto a pastone, a trovata sensazionale, a finale esplosivo. … Le opere dei classici ridotte così da poter essere contenute in quindici minuti di programma radiofonico, poi riassunte ancora in modo da stare in una colonna a stampa, con un tempo di lettura non superiore ai due minuti; per ridursi alla fine a un riassuntino di non più di dieci, dodici righe di dizionario.

Offri al popolo gare che si possono vincere ricordando le parole di canzoni molto popolari, o il nome delle capitali dei vari Stati dell’Unione… Riempi i loro crani di dati non combustibili, imbottiscili di “fatti” al punto che non si possano più muovere tanto sono pieni, ma sicuri di essere “veramente ben informati” Dopo di che avranno la certezza di pensare, la sensazione del movimento, quando in realtà sono fermi come un macigno. E saranno felici, perchè fatti di questo genere sono sempre gli stessi.

 

“Oh, ma noi abbiamo molte ore libere ogni giorno”. “Ore libere dal lavoro, sì. Ma tempo di pensare? Quando non guidate la macchina a più di cento all’ora, a un massimo in cui non potete pensare ad altro che al pericolo, allora ve ne state a giocare a carte o sedete in qualche salone dove non potete discutere col televisore a quattro pareti. Perché? Il televisore è ‘reale’, è immediato, ha dimensioni. Vi dice lui quello che dovete pensare, e ve lo dice con voce di tuono. Deve aver ragione, vi dite: sembra talmente che l’abbia! Vi spinge con tanta rapidità e irruenza alle sue conclusioni che la vostra mente non ha tempo di protestare, di dirsi: ‘Quante sciocchezze!'”

 

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Di che stiamo parlando? Di Twitter, di gamification, di media, di Tv immersiva? Forse, se non fosse che questi tre brani sono estratti da un libro scritto nel 1953, dieci anni prima di Galassia Gutenberg e oltre trent’anni prima de Il villaggio globale di M. McLuhan, e ben 40 dalla nascita ufficiale del Web. Il libro è, per chi non lo avesse ancora riconosciutom  Fahrenheit 451,  autentico capolavoro nel quale Ray Bradbury rappresenta una società annichilita dai consumi di massa, condizionata dai media e da un controllo pervasivo che impedisce la circolazione libera del pensiero, delle emozioni, dei rapporti tra gli individui.

Una società in cui tutti i ruoli sono ribaltati, i pompieri appiccano il fuoco invece di spegnerlo, i libri diventano elemento di sovversone dell’ordine costituito, una giovane donna e un vecchio conducono il protagonista sul sentiero della conoscenza e della libertà.

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Francois Truffaut se ne innamorò e lo traspose in un film-culto, con Julie Christie e Oskar Werner, un progetto difficile e impegnativo con diversi piani di lettura, che il regista francese raccontò a puntate sui Cahiers du Cinéma (tradotti in italiano e raccolti da Eliot ne il Diario di Fahrenheit 451).

 

Un invito a vedere il film, bellissimo, ma anche a prendere in mano questo libro, snello e apparentemente innocuo nella etichetta che gli è stata appioppata di romanzo di fantascienza, ma estremamente potente in ogni sua pagina, in ogni sua immagine, in ogni frase.

 

 

 

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29. ottobre 2014 by Anna Puleo
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