Elizabeth & Robert, gli incendiari

Lo Spaniel aveva già un proprio posto al fianco del Re, alla sua famiglia erano tributati onori prima che alle famiglie di molti illustri coronati. Lo Spaniel si aggirava con disinvoltura in quelle magioni quando i Plantageneti, i Tudor e gli Stuart tiravano ancora aratri di altri su terreni di altri ancora.

Lo spaniel in questione non è uno spaniel qualunque bensì il cane della poetessa Elizabeth Barrett, che Virginia Woolf racconta in Flush. Una biografia (pubblicata in Italia da Nottetempo).

Elizabeth-Barrett-Browning,_Poetical_Works_Volume_I,_engravingUn divertissement con il quale la scrittrice gioca con la mania tutta anglosassone per le biografie e nello stesso tempo occasione per parlare di una delle coppie più famose della storia, Elizabeth Barrett e Robert Browning.

Lei è figlia di un ricco possidente arricchitosi nelle piantagioni della Giamaica, un’infanzia da fiaba fino a che i dissesti finanziari paterni e il suicidio del fratello ne stravolgono radicalmente la vita. Si seppellisce in casa, a Londra, unico conforto i libri e la scrittura, in cui raccoglie entusiasmi e malinconie, autocommiserazione e spietata ironia. I suoi grandi occhi neri, vivaci e irrequieti, oltrepassano le mura in cui si è autoconfinata per guardare al suo tempo, all’Inghilterra che si sta industrializzando, richiamando a Londra masse di povera gente che vive spesso in condizioni inumane, a una società ipocrita e puritana che finge di non vedere la miseria della working class. Dalle colonne dei giornali e dalle pagine dei suoi libri denuncia la condizione nelle fabbriche e quella delle donne nella società vittoriana, escluse dagli studi e dalla scrittura come dal diritto di disporre di sé e dei propri beni, escluse dalla storia, cui viene consentito di gingillarsi con diari, biografie e romanzi d’amore.

Lui è il singolare rampollo di un impiegato di banca con il pallino della letteratura e di una ricca e colta tedesca in cui scorre sangue creolo, un impasto che si rifletterà sul suo aspetto fisico e ancor più sulla sua educazione. Robert è un talento precoce, scrive poesie già a dodici anni, a diciotto parla diverse lingue e ha una curiosità e uno spessore culturale come pochi, coltivati per di più da autodidatta visto che detesta la vita scolastica. Intelligentissimo, talentuoso, coltissimo, fuori dai clichè, Browning scrive un poema su Sordello da Goito, un poeta medioevale, e una sfilza di raccolte poetiche che attirano lo sconcerto ma anche l’attenzione di poeti e intellettuali del tempo.

Poi arrivano nelle sue mani le liriche di Elizabeth Barrett. Lui le scrive una lettera appassionata –Io amo i suoi versi con tutto il mio cuore, cara Mrs. Barrett-, lei risponde, lo invita a casa, i due iniziano a frequentarsi, si scrivono decine e decine di lettere e sonetti, dalla scrittura abbagliante.

In quanti modi ti amo? Fammeli contare.
Ti amo fino alla profondità, alla larghezza e all’altezza
Che la mia anima può raggiungere, quando partecipa invisibile
Agli scopi dell’Esistenza e della Grazia ideale.
Ti amo al pari della più modesta necessità
Di ogni giorno, al sole e al lume di candela
.

robert browningLa donna dalla salute cagionevole, vittima di un padre-padrone che ha imposto ai figli di non allontanarsi dalla famiglia, riesce a esprimersi con libertà assoluta, a nominare il desiderio, a tradurre in parole l’amore e la passione che nutre per Robert e per l’arte. Dopo due anni si libera dal giogo familiare e fugge con il suo amato. Oltrepassando il confine del suo mondo dorato, sfidando le rigide convenzioni che il suo ceto e la società le impongono, Elizabeth sposa Robert e si stabilisce con lui a Firenze, a casa Guidi, insieme naturalmente all’inseparabile Flush.

Ed è sull’Arno, a 34 anni, che lei rinasce, cambia abiti e foggia dei capelli, riacquista la salute, dà alla luce un figlio, ricomincia a frequentare la società letteraria e quella politica e naturalmente a scrivere, offre le sue energia e la sua penna alla causa risorgimentale. La sua fama offusca quella di Robert, che riprende a scrivere ottenendo il successo che merita dopo la morte della moglie, nel 1861, continuando a infiammare e a sconcertare, come in gioventù, il pubblico, con una prosa inedita e sperimentale, estremamente ardita per il tempo ma amatissima dai posteri. Le sue poesie negli anni a venire diventeranno celebri ovunque, citate da Asimov e Huxley, da John Lennon e Stephen King, facendo capolino anche dalle pagine di Facebook e Twitter. Versi, i suoi e quelli di Elizabeth, entrati nell’immaginario pop, come quelli di Wislawa Szymborska, di Hikmet o di Emily Dickinson, dimostrando la capacità della poesia di travalicare lo spazio e il tempo, generi e gusti del pubblico, per diventare patrimonio di tutti.

Se devi amarmi, per null’altro sia
se non che per amore.
Mai non dire:
‘L’amo per il sorriso,
per lo sguardo,
la gentilezza del parlare,
il modo di pensare
così conforme al mio,
che mi rese sereno un giorno’.
Queste son tutte cose
che posson mutare,
Amato, in sé o per te, un amore
così sorto potrebbe poi morire.
E non amarmi per pietà di lacrime
che bagnino il mio volto.
Può scordare il pianto
chi ebbe a lungo
il tuo conforto, e perderti.
Soltanto per amore amami
e per sempre, per l’eternità.

(E. Barrett, Se devi amarmi)

 

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31. marzo 2017 by Anna Puleo
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