Diritto di parola: vita e morte di Valentino Gentile, eretico impenitente

Un raggio di sole lattescente si era intrufolato tra le sbarre. Aprì gli occhi a fatica. Aveva trascorso una notte insonne ma tra meno di un’ora il boia sarebbe venuto a prenderlo. Avvertì un tepore piacevole, inusuale per settembre. Ripensò alla fine dell’estate, ancora torrida, in un’altra terra, più a sud, sulle sponde del Mediterraneo e le giornate, uguali l’una all’altra, gioiose e senza memoria della sua infanzia. Ora li percepiva lontanissimi, quel tempo e quei luoghi, come se fosse accaduto a un altro. E invece era lui, la stessa persona che si trovava qui, in una cella fredda e buia, in attesa della morte. Per un tiro mancino del destino, in una bella giornata autunnale che avrebbe spinto la gente fuori di casa, per assistere alla sua decapitazione. La annunciavano da giorni in ogni angolo di Berna.

 

Questa volta avevano fatto le cose per bene. Dovevano dare un segnale, forte e chiaro. Avevano paura. Il nome di Valentino Gentile correva ormai di bocca in bocca in tutta Europa, i suoi seguaci crescevano ogni giorno di più, come il gruppo di eretici italiani che si erano sparsi ovunque nel continente, sostenendo il diritto di tutti alla libertà di credo e di coscienza, contro l’ortodossia romana prima e le derive autoritarie della Riforma protestante, poi. 

 

Serveto lo avevano bruciato vivo dieci anni prima. Ora toccava a lui. Lo avevano preso già una volta, incarcerato, torturato, costretto all’abiura e umiliato pubblicamente. E aveva abiurato. Che importanza poteva avere? Voleva rimanere vivo e libero di muoversi e diffondere le proprie idee contro gli illustri teologi protestanti che si erano degnati di leggere i suoi libri e di confutarne le tesi. Anche Calvino era entrato nella mischia e aveva scritto un libello contro di lui, Impietas Valentini Gentili.

 

Profile Portrait of John CalvinAveva risposto punto per punto, con la lucidità e il rigore che tutti gli riconoscevano. La sua fama di eretico ormai lo anticipava, costringendolo a peregrinare senza sosta, da un paese all’altro, dalla Svizzera alla Francia, fino in Polonia, Moravia, Transilvania, correndo più volte il rischio di essere arrestato e riportato in Svizzera. E in Svizzera era tornato. Calvino era morto, e i tempi- forse- erano maturi per confrontarsi con i protestanti, e lui voleva sfidare i teologi protestanti sul loro stesso terreno.

 

Ma qualcuno lo tradisce e lo consegna alle autorità elvetiche che il 10 settembre 1566 pongono la parola fine, con la condanna a morte come recidivo, alla eccezionale e turbolenta parabola di vita e di pensiero di Vincenzo Gentile, calabrese, una delle punte di diamante di quel movimento di eretici provenienti da tutta Italia, come Giampaolo Alciati, Giorgio Biandrata, Nicola Gallo, Scipione Capece, i fratelli Sozzini, Niccolò Paruta, che ebbe un’influenza decisiva non solo sulle correnti di pensiero del proprio tempo, come il socinianesimo, il deismo, il libertinismo, ma anche su quelle successive, dall’Illuminismo alle Rivoluzioni sei-settecentesche sino al pensiero filosofico moderno.

 

Un movimento a lungo rimosso dalla memoria collettiva e dalle ricerche degli studiosi, posto sotto la lente di ingrandimento da Luca Addante in Valentino Gentile e il dissenso religioso nel Cinquecento. Dalla Riforma italiana al radicalismo europeo (Pisa, 2014) e in Eretici e libertini nel Cinquecento italiano (2000), che mette in rilievo in particolare il ruolo degli eretici meridionali, sulle orme di  di Delio Cantimori che nella sua opera fondamentale, Eretici italiani nel Cinquecento (Torino, ed.2004), ha inteso ripensarne il ruolo di indispensabile anello della catena tra tradizione umanistica, spirito fondatore della Riforma protestante e correnti filosofico-politiche moderne.

 

 

Il bacino della dissidenza religiosa del ‘500, in particolare quello di origine meridionale, infatti, pur nella sua complessità e nell’intrico di opinioni e posizioni, rivela un livello teorico altissimo nell’intendere e praticare la libertà di pensiero in un orizzonte più ampio di quello spirituale e religioso, preparando il terreno ad altri eterodossi come Bernardino Telesio, Giordano Bruno, Campanella e, più in generale, a <<un nuovo modo di intendere i discorsi e le pratiche di libertà, in un atteggiamento critico, sperimentale e soggettivo che, dalle indagini sulla religione e sulla natura, si sarebbe presto esteso al discorso politico>>. Un capitolo pressoché sconosciuto della nostra storia, colpito da una sistematica volontà di cancellazione, che andrebbe rivalutato, alla ricerca di nuove chiavi di lettura del nostro presente.

 

 

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11. novembre 2014 by Anna Puleo
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