Dio si è fermato a Trachimbrod. Su Ogni cosa è illuminata di Jonathan Safran Foer

E’ della massima importanza che noi ricordiamo. Non è importante che cosa, ma il fatto che dobbiamo ricordare. L’atto del ricordare, il procedimento del ricordo, il riconoscimento del nostro passato… i ricordi sono delle piccole preghiere a Dio, certo, se ci credessimo…

E attorno alla necessità di ricordare si avvolge, si srotola, si inerpica Ogni cosa è illuminata di Jonathan Safran Foer, uno dei talenti riconosciuti dell’ultima generazione, premiato per questo libro con il National Jewish Book Award e il Guardian First Book Award.

Romanzo bellissimo dall’andamento fluviale (riproposto anche nella grafica) e immaginifico, che traduce in un linguaggio fiabesco ed esilarante una storia che ha insieme i toni della tragedia e della farsa e che attraversa i secoli.

Russia Pogrom ebreiUn po’ come un diorama, la narrazione si duplica, si triplica, si irradia verso una pluralità di dimensioni, rivestite dei colori del mito, lo sguardo si muove attorno un modesto puntino dell’orbe terraqueo, uno shtetl al confine tra Polonia e Ucraina per congiungersi con un altro minuscolo punto al di là dell’Atlantico, in un viaggio che attraversa lo spazio e il tempo. Come in un gioco di specchi , la storia dello scrittore, partito dagli Stati Uniti per raggiungere l’Ucraina alla ricerca di una donna, della quale conosce solo il nome, Augustine, che ha aiutato il nonno, Safran, a sfuggire alle SS, si affianca a quella della sua guida Alexander Perchov, detto Alex, del Nonno Alexander affetto da una strana cecità a intermittenza, e del suo cane, Sammy Davis Junior Junior.

Andare a Lutsk per fare il traduttore di Jonathan Safran Froer non era triste, neanche in minima parte. Come ho menzionato prima, la mia vita è ordinaria… Anelavo di vedere cose nuove. Anelavo di sperimentare molto. Ed ero elettrico per incontrare un americano.

In questo romanzo polifonico alla voce di Jonathan si sovrappone anche quella della bis-bis-bis-bisnonna Brod salvata dalle acque e affidata a Yankel l’usuraio. Brod, la ragazza più testarda, intelligente, amata (dagli uomini)/odiata (dalle donne) dello shtetl di Trachimbrod, che chiunque può “consultare per qualunque arduo problema di matematica o logica…ma anche la più solitaria e triste”, convinta che il mondo non sia per lei e lei non sia per il mondo.

Allora ti dirò questo: se Dio esiste, ha molte ragioni per essere triste. E se non esiste, secondo me anche questo lo rattrista non poco. Insomma…Dio deve essere triste.Yemenite family ebrei

Brod l’onniscente che tutto vede e sa, tranne che amare. Sarà l’uomo di Kolki dalla lama conficcata nel cranio, che cambierà identità e diventerà Safran per prendere in giro la morte, senza riuscirci, a risvegliarla e a dare vita a una progenie che porterà i nomi di Brod e di Safran, fino al nonno di Jonathan, Safran.

Safran dalle due vite che scampa al pogrom lasciandosi alle spalle tutto, le oltre cento donne avute, repliche imperfette di una Madre amatissima e irraggiungibile, la Zingara, solo ed unico amore, una moglie e due figli mandati da Dio e che Dio gli toglie, Augustine, che lo salva due volte. Safran che attraversa un continente vecchio e stanco di guerre e sangue per ricominciare di là dal grande Oceano, con una donna di Kolki innamorata delle parole.

Dietro di lui non resta nulla. Lì dov’erano Trachimbrod e Kolki e gli altri shtetl che dalla notte dei tempi ospitavano centinaia di ebrei orientali che parlavano l’yiddish e il polacco e seguono la Torah, restano pochi acri di terra brulla. E i frammenti di quotidianità scampati all’oblio che la donna senza nome che porta su di sé la pena di essere sopravvissuta consegna a Jonathan.

Perché la sua amica ha salvato la fede di nozze quando pensava di restare uccisa? Perché ci fosse una prova che era esistita. Che cosa? Una evidenza. Un documento. Una testimonianza. …

No. Io penso che era casomai questo. Casomai qualcuno un giorno facesse una ricerca…Non esiste l’anello per te. Tu esisti per l’anello. L’anello non è casomai tu. Tu sei casomai l’anello.

Oltre non c’è il buio ma ancora e sempre l’eterna sequenza della vita, in cui vince chi gioca con ironia e sa raccontare, facendosene beffa, anche le verità più terribili e tragiche, e l’intollerabile. Brod sgrana una dopo l’altra le sue seicentotredici tristezze ma non soccombe. La donna senza nome che come Virgilio conduce Jonathan nel suo viaggio a ritroso nel tempo gli consegna anche una verità: Dio non esiste ma ha dovuto usare tutte le sue facce nascoste per dimostrarcelo. Eppure, nonostante questo, nonostante il mondo sia continuamente in preda alle tenebre, la vita esce sempre dall’angolo in cui sembrava rintanata, Brod nasce mentre la madre annega, il suo bambino viene alla luce nello stesso momento in cui il suo uomo muore, Safran scampa alla mattanza del suo popolo per morire nel Nuovo Mondo qualche giorno prima della nascita di Jonathan, in uno stupefacente ciclo in cui tutto si trasforma, spargendo a distanze siderali piccoli frammenti di luce che si distendono, rapidi e brillanti, a illuminare ogni cosa.

L’umorismo è una maniera di ritrarsi da questo mondo meraviglioso e terribile…

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10. febbraio 2016 by Anna Puleo
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