Cultura: consumi in picchiata ma il made in Italy continua a reggere

L’Italia, partita da un Dopoguerra disastroso, è _diventata una delle principali potenze economiche. Per spiegare questo miracolo, nessuno può citare la superiorità della scienza, della ingegneria italiana, né la qualità del management industriale né tantomeno l’efficacia della gestione amministrativa e politica…La ragione vera è che l’Italia ha incorporato nei suoi prodotti una componente essenziale di cultura…Molto più che l’indice economico del Pil, nel futuro il livello estetico diventerà sempre più decisivo per indicare il progresso della società.    Cosa c’è in comune tra la diagnosi e la profezia formulate qualche decennio fa da John Kenneth Galbraith e un gruppo di intellettuali, giornalisti, manager, ministri riuniti a Roma in questi giorni per la presentazione di ben due Rapporti sulla cultura in Italia e per la terza edizione degli Stati Generali della Cultura promossi da Il Sole 24 Ore (per approfondire clicca  qui) ? L’attenzione verso un mix unico nel suo genere che identifichiamo come made in Italy o sotto l’ombrellone ampio della cultura, che ha sino ad ora contribuito a reggere le sorti dell’Italia sotto l’imperversare della tempesta economica e che, oggi più che mai, può rappresentare un’opportunità concreta per rialzarci.

cultura statigeneraliUn mix che si nutre dell’attività di musei, gallerie, teatri, cinema, laboratori artigiani, festival, case editrici, studi di design e comunicazione, che con la bellezza, la creatività e la capacità di metterle a frutto hanno a che fare ogni giorno. Sono oltre 400.000 tra aziende e organizzazioni, compreso il no profit, cui si deve il 5,4% della ricchezza prodotto nel nostro paese (dati Rapporto Symbola 2014      ) e un bilancio economico attivo, soprattutto con l’estero, dietro solo al settore meccanico.

 

Il dato non è da sottovalutare in un frangente negativo come mai, forse, per i consumi culturali. La spesa in cultura e ricreazione degli italiani scende vertiginosamente. Nell’ultimo anno c’è stato un ulteriore calo del pubblico a teatro (-8%), nei musei e mostre (-7,5%), ma anche in settori che raccolgono le maggiori presenze, come cinema (-5,6%), e concerti (-6,3%). Per non parlare di quel 57% di italiani che lo scorso anno non ha letto neanche un libro.
La nostra domanda di cultura, per livello di spesa e pratiche, ci colloca oramai molto al di sotto della media europea (5% di fronte al 13%). Un risultato della crisi economica che taglia le spese ‘superflue’, di sicuro, ma, soprattutto, della assenza da decenni di un progetto politico organico e della contrazione degli investimenti, da parte degli enti pubblici come dei privati.

 

Artbonus ha iniziato a dare alcune risposte attese da tempo. Altre ne arriveranno, si spera, dagli altri provvedimenti del Governo che, finalmente, rapporto federculture 2014ha varato norme per il riconoscimento delle professioni culturali.

 

Di sicuro si può agire ancora sulla leva fiscale (l’avevo scritto qualche giorno fa) così come sul versante dell’offerta che, diciamola tutta, non brilla, chiusa spesso in schemi asfittici o ripiegati su interessi personali/locali. Non mancano, certo, le esperienze esemplari, come Notte al museo, che ha contribuito a innalzare il numero dei visitatori nei musei statali, come le Giornate di Primavera del FAI o #InvasioniDigitali, che spingono ogni volta migliaia di italiani a conoscere meglio il proprio territorio e le sue bellezze. O realtà quali Fondazione Musei Civici Venezia, Triennale di Milano, Fond. Torino Musei, Madre Napoli, Palaexpo, Fondazione MAXXI, ecc., che negli ultimi cinque anni, nonostante una riduzione sostanziosa dei contributi pubblici (32,4%) e di quelli privati (48%), sono riuscite a incrementare entrate proprie (del 36%) e presenze (16%, producendo nuovi posti di lavoro (+7,4%) e autofinanziandosi per circa il 54%. (dati tratti dalla presentazione del Rapporto Federculture 2014 )

 

Tutte buone pratiche che dimostrano che operando con serietà e professionalità, puntando sul territorio, i legami sociali, la condivisione, e utilizzando web e nuove tecnologie, è possibile coinvolgere pubblico e sponsor, cresciuti negli ultimi mesi in modo tangibile.

 

copertina io sono cultura eng(1)Naturalmente ridefinire il perimetro dell’azione delle istituzioni di cultura non è tutto se non si scommette sulle nuove generazioni e sul ritorno a una solida istruzione di base, che si alimenta anche dello studio della storia dell’arte, della musica, della filosofia, della geografia, insegnamenti spazzati via dal culto per l’efficienza tecnologica e le splendide sorti dell’economia e della finanza, senza riflettere a sufficienza che solo partendo dagli inscindibili legami tra cultura umanistica e scientifica e dalla capacità di pensarsi ‘cittadini del mondo’, come scrive Martha Nussbaum, è possibile costruire una cultura comune, in grado di offrire i codici necessari a leggere la realtà, fuori dalle logiche del pensiero unico, dell’autorità e delle mode del momento. Tornando a riappropriarci del nostro futuro.

 

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04. luglio 2014 by Anna Puleo
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