Cinema: Whiplash, la musica, il maestro e lo zen

Si, è vero, alla prima mezz’ora ti accorgi che lo stampo è stato creato e sciorinato abbondantemente in letteratura come sul grande schermo. Certo, il primo pensiero va a Full metal jacket e al personaggio sadico e violento che si esercita sul debole di turno. In Whiplash prende le forme atletiche di un professore, direttore della orchestra jazz di una delle più importanti scuole di musica americane, mentre la vittima (o meglio una delle vittime) è un diciannovenne solitario e impacciato con la fissa della batteria.

whyplash3Whiplash di Damien Chazelle, è un film ben costruito, immagini splendide, una colonna sonora strepitosa e punte di virtuosismo registico. All’Academy Awards è piaciuto e nel 2015 gli ha conferito ben tre Oscar. Presentato al Sundance e subito premiato, il film ha accolto consensi un po’ ovunque. Certo, Chazelle può contare su due attori davvero in stato di grazia come J.K.Sinmons e Miles Teller nei ruoli del professor Fletcher e di Andrew, il giovane allievo, ma soprattutto su una partitura –tanto per restare nel tema- non convenzionale, che al di là della lotta senza esclusioni di colpi tra maestro e allievo, indaga il lato spirituale dell’incontro con il suono.

La musica, vuole dirci Chapelle, non è solo concerti, applausi del pubblico, successo, ossessioni e manie, non è solo talento, ma solitudine, pratica continua, concentrazione, tenace ricerca del suono. Non qualsiasi suono, ma quello, il tuo. Fletcher  accompagna Andrew nel viaggio nei propri abissi, “oltre i propri limiti”, un viaggio che si tinge del rosso del sangue e del nero della rabbia, del dolore, del sudore e della fatica che innervano le ore passate a provare, perchè possa raggiungere quella luminosa bellezza che l’arte e la musica possono donare. Come un maestro zen, Fletcher mette lo studente davanti allo specchio deformato di ciò che crediamo sia reale, usa la batteria per scuoterlo e riconsegnarlo al suo vero sè.

Whiplash-5547.cr2

Una sera di ottan’anni fa un altro ragazzo  -è la storia che Fletcher infligge a Andrew come un tormentone- va al Reno Club di Kansas City dove suona Jo Jones, per intenderci, il batterista di Count Basie. Il ragazzo sale sul palco per una jam, comincia a suonare, a un certo punto sembra perdere il tempo e la tonalità. Jones si spazientisce e gli tira un piatto. Il ragazzo raccoglie il suo sax e scende dal palco ma promette di tornare. E in effetti un anno dopo Charlie Parker, come il ragazzo si chiama, su quel palco ci torna e offre al pubblico una interpretazione mai sentita prima. Parker diventa l’artista che conosciamo ma, come dice Chapelle a proposito di Andrew, “non uno molto felice o soddisfatto”.

 

Il maestro zen Shuzan alzò il bastone verso il discepolo e disse: “Se questo lo chiami un bastone io ti picchierò. Se questo non lo chiami un bastone, allora io ti picchierò. Se non lo chiami proprio…ti picchierò ugualmente”. (Koan zen)

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

02. luglio 2017 by Anna Puleo
Categories: writing and more | Tags: | Leave a comment

Leave a Reply

Required fields are marked *