Che paura, arrivano i cattivi…

Non c’è legge del bene se non nel male e attraverso il male afferma Lacan in uno dei suoi seminari. Il bene e il male ossia la radice della natura umana. Due facce della stessa medaglia o i moti perpetui di un’essenza fragile e sempre in bilico come quella dell’uomo.

Hell - Hieronymus Bosch-www_anuttara_net_366E la letteratura è forse il mezzo più diretto per conoscere il Male, afferma Amélie Nothomb. Anzi, leggere le favole è “una delle rare occasioni per esplorare il Male in prima persona”. La fiaba ci accompagna da bambini a conoscere il Male e a esorcizzarlo. La fiaba semplifica, racchiude in simboli e tipologie, polarizza, pone problemi morali, ci conduce per mano nell’inferno ma è pronta a riaprire la porta per riportarci indietro. Il Male intride di sé la realtà, terrorizza e seduce con le sue attrattive. Siamo cresciuti a dosi massicce di Biancaneve, Cappuccetto Rosso, Belle addormentate e Gatti con gli stivali, tra re e regine di ghiaccio, principi ranocchi e principesse dal cuore tenere, tra bambini maltrattati e abbandonati e Barbablù malvagi che uccidono le mogli, tra magia e realtà, in cui imperversano dolore, violenza e orrore. A volte, senza catarsi finale.

Della fiaba il meccanismo narrativo che procede per poli opposti e si incarna nella figura del cattivo –o del villain– dilaga nella letteratura, disseminato attraverso gli eredi diretti come il fantasy, il gotico, il fantastico, la fantascienza e nella letteratura ‘alta’ che da sempre racconta il Male e i suoi territori.

Da Omero in avanti non c’è stata epoca, paese o autore che non hanno posto al centro della scena il Male. Shakespeare in questo è stato insuperabile, creando una sfilza di personaggi -Claudio, Lady Macbeth, Riccardo III- che sono entrati nel regno del sublime, continuando imperterriti a interrogarci. A loro si ispirano la Lady Catherine De Bourgh di Jane Austen, Osbom e M.me Merle in Ritratto di signora di Henry James, il Dorian Gray di Oscar Wilde, il Mefistofele nel Doctor Faustus di Thomas Mann, per non parlare della giungla di cattivi creati da Dickens e Dostoevskij. Il quale esplora il tema in lungo e in largo attraverso personaggi straordinari, penetrando nei territori più oscuri, dove l’intreccio tra Bene e Male diventa inestricabile.

boschAnche per Baudelaire il Male non è un incidente di percorso ma il nucleo duro di una ragione consapevole, una macchina continuamente all’opera che rende impossibile la redenzione. Dopo di loro la letteratura moderna non sarà più la stessa ma dovrà fare i conti con il gesto irrevocabile della rivolta illuminata dal Male assoluto, che rende inutile qualsiasi tentativo di redenzione.

Solo il male ha coscienza di se stesso, scrive Kafka, che si cimenta insieme a Proust sulla strada tracciata dai suoi predecessori, per ribadire l’irriducibilità del Male a leggi diverse da quelle proprie e il suo essere svincolato dalla volontà umana. Gregor Samsa e Joseph K. insegnano, come i personaggi della Recherche, soggetti allo scacco immanente del desiderio destinato a rimanere sempre inappagato o come quelli di Beckett, naufraghi nel mare dell’inevitabile orrore quotidiano. Anche Dürrenmatt e Gadda osservano con le lenti dell’entomologo l’irradiarsi del Male ovunque e il suo essere, a cagione di ciò, invisibile, pronto a scatenarsi di fronte al minimo accadimento.

Il “dimorare nell’orrore rende superflue le visioni dell’orrore” scrive Ingeborg Bachmann di fronte a una realtà in cui crudeltà, cinismo e violenza sono immanenti, perfettamente radicati da risultare indistinguibili dal resto e soprattutto, necessari. I confini tra Bene e Male vengono via via cancellati, così come il campo descrittivo in cui esso era confinato. Il Don Giovanni di Kierkegaard con le sue angosce e il suo desiderio impellente di vivere ne rappresenta efficacemente la forza propulsiva.

Temi che riecheggiano nel ‘male puro’ incarnato dal serial killer brutale e sanguinario ideato da Bret Easton Ellis di Bosch,_Hieronymus_-_The_Garden_of_Earthly_Delights,_right_panel_-_Detail_Green_person_(mid-right)American Psycho (ne parla Vanni Santoni su La Lettura #273) o nel bugiardo compulsivo de L’Avversario di Emmanuel Carrère, nei due balordi di A sangue freddo, di Truman Capote, nei personaggi di Cormac McCarthy e in quelli senza luogo né legge di Ballard. Per non parlare di Stephen King che ha dato un contributo eminente nell’ innovare il genere.

L’ avversario è dentro di noi, perfettamente radicato, infido e invisibile ma sempre pronto a emergere e per questo inevitabile e inestirpabile, conclude Arturo Mazzarella ne Il male necessario. Inerstipabile, tuttavia, quanto il Bene, nel loro eterno avvicendarsi e nel loro essere ineluttabilmente inseparabili.

Tutto quello che si combina, le buone azioni come i delitti, succede così, per conto suo, il bene e il male cadono di tasca alla gente per caso, come una lotteria; è per caso che uno diventa un giusto e per caso che diventa malvagio. (F. Dürrenmatt, Il Sospetto)

(Nelle immagini, Hieronymus Bosch)

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

14. marzo 2017 by Anna Puleo
Categories: writing and more | Tags: | Leave a comment

Leave a Reply

Required fields are marked *