Bolshoi Babylon, the dark side of Bolshoi

Non sono tanti i simboli che rappresentano la Russia. Uno è il Bolshoi, l’altro il Kalashniko. Se l’arma micidiale creata dal figlio di un contadino siberiano, diventato generale dell’Armata Rossa è ormai in disuso, sopravanzata dai nuovi supertecnologici strumenti di morte, non altrettanto può dirsi del Bolshoi, tempio sacro del teatro e della danza in patria e istituzione teatrali tra le più prestigiose al mondo.

Centinaia di ballerini hanno calcato le tavole del vecchio teatro Petrovsky da tre secolOksanaYushko_Bolshoi091i a questa parte, dando vita a uno dei corpi di ballo più autorevoli e acclamati dal pubblico internazionale. “Bol’šoj” in russo non a caso significa “grande”. E non c’è bisogno di essere appassionati della danza per conoscere Ekaterina Maximova, Vladimir Vasiliev, Galina Ulanova, Maya Plisetskaya e interpretazioni passate alla storia di Giselle, Il lago dei cigni o Coppèlia.

Dietro la facciata in severo stile neoclassico, a pochi passi dal Cremlino, che lo usò come sede di incontri ufficiali e congressi, dietro le sfarzose scene e le straordinarie coreografie, dietro i corpi perfetti, modellati dalla fedeltà a una disciplina rigorosissima e da una volontà di ferro, dietro l’ immagine perfetta, si nasconde altro: vendette, intrighi, corruzione. Emersi dall’ombra dopo che qualcuno ha buttato dell’acido in faccia al suo direttore, Sergei Filin.

Una vicenda che racconta l’atmosfera che si respira e il malessere che pervadono un paese in cui censura, repressione, negazione delle libertà e dei diritti più elementari, omicidi eccellenti si saldano nelle mani dell’uomo del KGB che da quasi vent’anni regge le sorti della Federazione Russa.

BOLSHOI+BABYLON+MARIA+ALEXANDROVA+7A raccontarlo sono Nick Read, regista pluripremiato per il suo cinema di impegno, e Mark Franchetti, corrispondente a Mosca del Sundey Times, in Bolshoi Babylon. Presentato al 40esimo TIFF – Toronto International Film Festival, arrivato al cinema in Italia nei giorni scorsi, il docufilm, a metà tra reportage e narrazione, racconta da dietro le quinte un elemento fondante dell’identità russa, una tappa essenziale, insieme alla musica, dell’educazione fin da bambini, e i suoi protagonisti, e allo stesso tempo la Russia del XXI secolo, un paese sterminato, sopravvissuto a una rivoluzione, alle carestie e alla repressione politica, al suo smembramento.

Ex stella della compagnia, Filin arriva a ricoprire uno dei posti più ambiti a Mosca, quello di direttore artistico del Bolshoi. La sua direzione, condotta con il pugno di ferro e nepotismo, scatena rancori e desiderio di vendetta.

 

 

Il potere sconfinato acceca. Al Bolshoi come al Cremlino, sembrano dire Read e Franchetti. Alla fine, il re è nudo.

E’ buio dietro il palco del Bolshoi. Due danzatrici iniziano a riscaldarsi, si stirano, ruotano il collo del piede, si alzano sulle punte, si piegano in un pliè. Il silenzio viene poco per volta sostituito da un brusio diffuso. Uno dei fari si accende, poi un altro e un altro ancora. Le quinte si aprono. E’ tempo di entrare in scena.

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04. maggio 2017 by Anna Puleo
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