Arte contemporanea: Face to face, meccanismi maieutici per indagare il presente

 

Un pesante portone si apre su quello che un tempo è stato anche un carcere. Siamo a Montefiascone, diecimila anime e una vista mozzafiato sul lago di Bolsena. Nata dall’esplosione di un vulcano che ha impresso per sempre il suo marchio su una città, che è stata un baluardo etrusco e poi un roccaforte papale, strategica per la sua posizione, da cui sono passati Matilde di Canossa e papa Gregorio VII, l’imperatore Enrico V e Rossini.

 

La storia di questa città in perenne ebollizione non è estranea al nuovo progetto curato da Giorgio de Finis (in collaborazione con Marinella Breccola, Carmine Leta, Martin Figura, Saskia Menting, Francesco Marzetti, facetoface5Martapesta, Regula Zwicky), Face to Face. The maieutic machine, che  grazie al collettivo Arteliberatutti,  dal 1 al 14 agosto porta nel vecchio carcere cittadino 80 artisti che si avvicenderanno all’interno delle celle con un proprio progetto di ‘intervento maieutico’ che pone al centro il confronto tra artista e pubblico

 

Una cella chiusa a chiave. Due sedie l’una di fronte l’altra. Da una parte un artista, dall’altra un uomo o una donna disposti ad accettare la sfida dello sguardo. L’artista pone all’altro/a una domanda, un argomento, lancia un’azione performativa o, al contrario, si mette in ascolto di ciò che l’altro/a sta offrendo. Anche nel silenzio reciproco. Né l’artista né il visitatore possono celarsi, nessuna via di fuga, ognuno dona qualcosa di sé all’altro scoprendo di volta in volta aspetti a volte sorprendenti, in un flusso continuo. Un congegno che Anna Maria Civico, tra gli artisti coinvolti in Face to Face, spiega così:

 

Il numero due è difficile, in un incontro a due non hai scampo. Io lavoro sull´ascolto, da sempre. In Face to Face “allestisco” condizioni relazionali specifiche, molto, molto semplici e che orientano le risposte/proposte a partire da movimenti periferici e dai suoni e parole prodotti da entrambi. Il discorso è decentrato. Cerco aspetti necessari alla comunicazione umana, possibilmente connessi a desideri indefiniti e ad assenze. Un aneddoto: un visitatore stava parlando con il giovane “secondino” dello staff prima di entrare nella mia cella. Il suo timbro era cosí gracchiante come quello di un corvo, che mi ha istruito subito ed ho preso il suo timbro e per tutta la durata del nostro incontro ho lavorato musicalmente improvvisando pezzi jazz-blues-rap, è stato molto divertente per entrambi.

 

facetoface4La prima cosa alla quale ho pensato, dopo aver visto alcuni momenti dell’happening, è The Artist is Present, la performance forse più nota di Marina Abramovic, seduta immobile e silenziosa, gli occhi concentrati sullo spettatore seduto all’altro capo del tavolo, intenta a restituirne, come in uno specchio, l’immagine e a diventare a sua volta oggetto dello sguardo altrui, in un costante, a volte intensissimo, capovolgimento dei ruoli. Nel quale il pubblico osserva sé stesso e il soggetto attivo da osservatore diventa osservato, spiega l’artista serba.

 

Analogamente, gli artisti di Face to Face creano uno spazio intimo che poco per volta viene condiviso con lo spettatore, sollecitato a non aver paura di scrutare territori lontani, di sedersi sul bordo delle cose, di frequentare –seppur per 10 minuti, il tempo fissato per ogni intervento maieutico- i confini.

 

Due giorni fa sono andato a visitare la maieutic machine di Face to Face –mi dice Martin Figura, che al progetto partecipa nella doppia veste di organizzatore e artista-. Dopo un giro di quasi 2 ore, in cui il tempo sembrava volato via, la mia impressione principale era di essere entrato in un mondo complesso di grande varietà. Probabilmente la ricchezza dell’arte del nostro tempo. In particolare mi ha colpito il grande contrasto fra interazioni fisico-corporee e intellettuali, fra emozione e razionalità, fra attività e osservazione. I 10 minuti (da regolamento) in ogni cella spesso erano per me un assaggio il cui retrogusto è ancora attivo.

 

I temi affrontati sono diversissimi. Ad esempio, Paola Romoli Venturi intende riflettere sul rapporti tra facetoface3diritti e doveri.

 

Rientro nella cella dove lo scorso anno ho trascorso 7 giorni. Accanto alla porta riappendo su un chiodo la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Ma questa volta non la leggo da sola a voce alta, sperando che qualcuno mi ascolti. Questa volta la leggo face to face. Approfittando dei 10 minuti nei quali avrò a disposizione un visitatore/fruitore che starà chiuso con me nella cella attuerò una lettura riflessione. Chiederò al visitatore/fruitore di trovare i doveri che supportano il diritto che leggerò.

 

Anna Maria Civico parte invece da uno spazio aperto, una struttura che somiglia molto a uno

 

scheletro a cui viene dato vita. Io sono inizialmente lo scheletro e le risposte, la presenza, le proposte implicite del visitatore mi muovono. Chissá se lei/lui se ne rendono conto…. A volte i visitatori con le loro osservazioni diventavano una Sibilla per me e a volte io lo ero per loro. La cella di circa 6 mq con una piccola fessura verso il cielo, i 10´, l´orientamento iniziale della struttura ci hanno stimolato l´immaginario: “Con le idee possiamo cambiare lo spazio”, “Ti sei costruita un cubo vitale”, Siamo soli e non siamo soli”.

 

 

facetoface6Alla fine, quando il portone si chiude dietro di noi, gli occhi doloranti, nello sforzo di riadattarsi alla luce accecante di agosto, si rialzano per cogliere il librarsi lieve e gentile di un batuffolo di microscopiche particelle che danza nell’azzurro perlaceo del cielo.

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

04. agosto 2017 by Anna Puleo
Categories: writing and more | Tags: | Leave a comment

Leave a Reply

Required fields are marked *