Andrzej Wajda, il cinema e l’arte di prestare attenzione

Una statua di marmo tutta impolverata, sepolta nei magazzini di un museo. Impersona un operaio di Cracovia che  raccoglie  la sfida di alzare un muro di 30 mila mattoni in un solo giorno, e la vince. Un eroe del lavoro, uno stakanovista che mattone dopo mattone vuole costruire un mondo nuovo, in cui gli operai possono creare prosperità e benessere per tutti. Birkut, come si chiama il nostro eroe, comprende però di essere solo una marionetta nelle mani della propaganda di partito, un outsider in un sistema completamente marcio, in cui o ti abbandoni nelle braccia  mortifere del potere o sei condannato al silenzio e all’isolamento.

wajda-uomo-di-marmoSiamo nella Polonia degli anni ‘5o e Birkut rappresenta un moderno Don Chisciotte che resta stritolato nelle maglie  di un partito cinico e corrotto, per sparire rapidamente dalla storia ufficiale come un ‘errore’, frutto delle contraddizioni e delle ambiguità del potere. Birkut è il protagonista de L’uomo di marmo, uno dei film più belli ed emblematici degli ultimi decenni, che ha consacrato il regista polacco Andrzej Wajda nell’empireo del cinema mondiale.

Wajda è stato un punto di riferimento indiscusso di una intera generazione che  ha ammirato la lucidità con cui ha guardato alla Storia, filtrata attraverso le vicende del suo Paese e la tragedia della Seconda Guerra Mondiale e i suoi rigurgiti, convinto che il cinema abbia un compito preciso, quello di parlare al mondo senza veli e contorcimenti, e di esprimere la responsabilità dell’artista di fronte alla società. Wajda è morto questa notte nella sua Varsavia. Per ricordare questo grande regista, autore di film memorabili come L’uomo di ferro, Generazione, Cenere e diamanti, Paesaggio dopo la battaglia,Le signorine Wilko, Danton, Katyn, Direttore d’orchestra, Broken Silence, Dostoevskij I demoni, Walesa L’uomo della speranza,  vincitore del Festival di Cannes nel 1981, Premio Oscar alla carriera nel 2000 e Orso d’Oro a Berlino sempre alla carriera nel 2006, penso non ci sia di meglio che leggere la lettera indirizzata nel 1999 da Steven Spielberg  alla Academy per il conferimento dell’Oscar.

 

Caro presidente Rehme,

la storia di Andrzej Wajda tocca molti eventi di questo turbolento secolo. Entra nella Resistenza a 16 anni wajda-uomo-di-ferrodopo la morte di suo padre, un ufficiale di cavalleria, nella  strage della foresta di Katyn  del 1940. Dopo la guerra, ha studiato  alla Scuola Nazionale di Cinema di Lodz, laureandosi nel 1954. E’ apparso prima sugli schermi di tutto il mondo, con una  apprezzata trilogia  di film sulle conseguenze della seconda guerra mondiale, Una generazione (1955), Kanal (1957; premio speciale della giuria a Cannes), e Cenere e diamanti (1958; premio della critica film al Festival di Venezia ). Film che ne hanno  creato la  reputazione di narratore versatile,  particolarmente dotato per le storie di ironia, romanticismo e epica. Durante il lungo periodo della dittatura, le sue accuse emotivamente forti, i suoi film intellettualmente provocatori ricomprendono, tra gli altri, i tre migliori film in Lingua Straniera che hanno ottenuto la nomination : Terra Promessa nel 1975, Le signorine di Wilko nel 1979 e la pellicola Palma d’oro, L’ uomo di ferro nel 1981.Il ritorno alla democrazia occidentale in Polonia è stato caratterizzato dalla elezione di Wajda in Parlamento, come membro del partito Solidarity, e dalla consegna dell’ Achievement Award 1991 European Film Academy alla carriera e per il contributo al nuovo clima culturale in Europa dopo la caduta del muro. Nel 1997 Wajda ha preso il posto di  Federico Fellini nel Accademia di Francia.Una tappa di rilievo nella carriera di Waida è Korczak (1990), uno dei più importanti film europei sull’Olocausto. Si tratta di un dramma toccante sulla figura di un leggendario pediatra  ed insegnante, che si firma con lo pseudonimo di Janusz Korczak, che combatte una battaglia coraggiosa ma alla fine tragica per proteggere nel suo orfanotrofio  200 bambini dagli orrori del ghetto di Varsavia e dalla deportazione nel campo di sterminio di Treblinka. Kevin Thomas, del Los Angeles Times, ha definito il film “Un altro trionfo per Wajda, a lungo considerato come uno dei più grandi registi del mondo” e ha concluso che “Non solo Korczak è uno dei migliori film sull’Olocausto, ma è anche un grande pellicola “. Il The Wall Street Journal ha scritto “Wajda ha dimostrato che i santi non devono essere noiosi. Il suo Korczak è coraggioso, testardo e saggio”.

Gli appassionati di cinema lo onorano come uno dei registi più acclamati della storia del cinema, uno la

rzej, ur 1926 Suwalki, rezyser filmowy, teatralny, wspoltworca polskiej szkoly filmowej, laureat honorowego Oscara, studia 1946-1950 ASP malarstwo Krakow, potem Szkola Filmowa Lodz, zdjecie z proby Biesow w Starym Teatrze w 1971 Wojciech Plewinski / FORUM

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cui arte ha più volte portato l’attenzione del mondo sul cinema europeo. Sforzandosi di mostrare sia le cime più alte che le profondità più oscure dell’anima europea, ha ispirato tutti noi a riesaminare la forza della nostra comune umanità. Wajda appartiene alla Polonia, ma i suoi film sono parte del tesoro culturale di tutta l’umanità.

L’esempio di Andrzej Wajda ricorda a tutti noi registi, che di volta in volta la storia può porre domande profonde e inaspettate al nostro coraggio; che il nostro pubblico può chiamarci all’ elevazione spirituale; che ci potrebbe essere richiesto di mettere la nostra carriera a rischio, per difendere la vita civile del nostro popolo. A causa di chi è e di quello che ha fatto per il cinema, Vi invito a prendere in considerazione la candidatura di Andrzej Wajda per l’ Oscar alla carriera nel marzo 2000.

Cordiali saluti,
Steven Spielberg

Il buon Dio ha dato al regista due occhi – uno per guardare nella fotocamera, l’altro per prestare attenzione a tutto ciò che sta succedendo intorno a lui. A. Wajda

 

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10. ottobre 2016 by Anna Puleo
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