Andrea Pazienza, la poesia in una striscia

Le straordinarie avventure di Pentothal festeggiano 40 anni. Fu un successo e la felice scoperta di un giovanissimo genio della matita che rispondeva al nome di Andrea Pazienza. Sono gli anni del Movimento studentesco, si sperimentano nuovi format narrativi e Bologna è una città dove tutto può accadere. Andrea comincia a creare un personaggio dopo l’altro, passa dalle tavole illustrate alla pubblicità, dai calendari e ai dischi, dai cartoni animati ai videoclip.

Tutto a una velocità folle, che solo un disperato desiderio di bruciare la vita e l’eroina ti possono dare. Il ragazzo partito da S. Benedetto del Tronto per frequentare l’università a Bpentothalologna è diventato un punto di riferimento irrinunciabile del fumetto italiano, un mito per tanti, accresciuto dalla fama dei suoi personaggi – Fiabeschi, Pertini, Zanardi, Pentothal-. Gli dedicano film e spettacoli teatrali, istituti scolastici e canzoni, compare nei romanzi di Brizzi e nei fumetti di Bonelli. Sono gli anni Il Male, Cannibale e Frigidaire, ma anche gli anni in cui si spara nelle piazze, un decennio tinto di rosso, iniziato con la strage di Piazza Fontana e finito con il ritrovamento del corpo di Aldo Moro, anni cupi in cui ci si chiude in casa, in cui non si sa più da che parte stare, in cui ideologie e mitologie ritenute inossidabili vengono sovvertite, in cui la contrapposizione è sempre frontale. Anni fissati nella memoria collettiva dalle foto in bianco e nero dei cortei con il volto coperto e i blindati in strada.

Un decennio tuttavia innervato da grandi fermenti creativi, da nuove mode e modelli di comportamento che trovano una vetrina d’elezione proprio nel fumetto, humus fertile di sperimentazione di nuovi territori narrativi e rinnovate identità. Il fumetto diventa il manifesto di un’intera generazione, terreno di incontro e scontro tra la cultura underground e quella di massa, di qua e di là dell’Oceano. In Italia Milo Manara, Crepax e poi la schiera di giovanissimi autori di Linus, Cannibale, Frigidaire, negli States gente come Crumb, Spiegelman, Rodriguez, ribaltano tutti i canoni del genere in un’ottica spesso marcatamente politica, le storie virano verso ritratti metropolitani aperti ai temi dell’emarginazione e del disagio, il tratto grafico cambia allineandosi allo statuto degli altri media, la narrazione si allontana dai confortevoli lidi del racconto lineare per sondare territori ancora inesplorati. Una rivoluzione gentile e multicolor che trova agganci nell’arte, nel cinema, nella letteratura, pur rivisitando profondamente teorie e pratiche.

pazpentothalMa forse il fumetto riesce più e meglio di questi a interpretare e restituire l’immaginario e i codici comunicativi delle nuove generazioni. Senza andare molto oltre, basta leggere le storie di Paz, farsi assorbire dal suo segno grafico, veloce e immediato, puro e allo stesso tempo grondante di sangue e dolore, rabbioso e irriverente, giocare insieme a lui tra storie e stili diversi, tra immagini e citazioni (Moebius in primis, ma anche Bob Dylan e il western all’italiana).

Paz, vitale e spaccone, geniale e tragico, è qui, tra le sue tavole e i suoi personaggi, nel cinismo di Zanardi, nell’esuberanza surreale di Sturiellet, nel tono beffardo delle tavole erotiche di Pazeroticus. E nelle atmosfere lisergiche di Pentothal, recentemente ripubblicato da Repubblica e Fandango, con una introduzione di Nicola Lagioia dove il sogno sconfina continuamente in una realtà che ha del mostruoso, tradotte in un linguaggio lussureggiante nel quale slang, onomatopee, neologismi e sgrammaticature non sono mai irrilevanti.

“Oìa, è proprio un deserto.” – “E ringrazia che ci sono io, che sono una moltitudine.” (da Le straordinarie avventure di Penthotal)

Una dimensione, questa, quella di autore di testi, e un dizionario originalissimo cui si ispira Marta pentothalpaz2Dalla Via che ne fa uno spettacolo, Personale Politico Pentothal, nel quale, insieme ad alcuni giovani rapper, prova a raccontare in parole e musica le volute acrobatiche della parola che prova a tradurre la realtà, giocando sulla doppiezza, sul nonsense, sul ritmo. Dentro ci sono l’autobiografia narcisistica di Andrea-Pentothal e le immagini di un’epoca -Bologna, Radio Alice, l’omicidio Lorusso, la stagione delle stragi- esaltate da “parole-proiettile che raccontano, feriscono e guariscono”, sparate a raffica come da un bazooka da una delle attrici e performer più interessanti della sua generazione, tra incursioni beat e freestyle dei giovani compagni di viaggio. Il teatro è lo spazio dell’ignoto. Il rap dice tutto quello che non si può dire. Entrambi devono parlare quando gli altri stanno zitti, spiega Dalla Via. Il teatro e il rap come antidoto al sonno letargico in cui siamo piombati tutti e come viatico al libero fluire del pensiero, come il Pentothal, appunto.

Per ricordare ancora questo geniale inventore dell’immagine parlata e disegnata.

 

Andrea Pazienza è riuscito a rappresentare, in vita, e ora anche in morte, il destino, le astrazioni, la follia, la genialità, la miseria di una generazione che solo sbrigativamente, solo sommariamente chiameremo quella del ’77 bolognese. (Pier Vittorio Tondelli)

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

14. giugno 2017 by Anna Puleo
Categories: writing and more | Tags: | Leave a comment

Leave a Reply

Required fields are marked *