Anch’ #ioleggoperchè

Il <<libro in sé>> scrive una che di lettura si intendeva, tanto da scriverci sopra pagine insuperate e insuperabili, <<non è la forma che vediamo, ma l’emozione che proviamo, e più intensa è l’emozione che ci trasmette l’autore e più preciso e privo di lacune e sbavature è il suo modo di tradurla in parole>>.

Mi è tornata alla mente questa frase di Virginia Woolf quando ho iniziato a seguire #ioleggoperchè, la campagna lanciata il 9 febbraio scorso dall’AIE (Associazione Italiana Editori), insieme alle Associazioni

dei Librai e dei Bibliotecari Italiani, al Cepell, alle Città del Libro, al Comune di Milano, gettando il guanto della sfida a lettori forti e medi perché diventino Cupidi pronti a scoccare, nelle piazze, reali e virtuali, nelle metro o sui treni, nei luoghi di lavoro, tutte le frecce del loro arco per far innamorare dei libri gli italiani.

E poiché, stando agli ultimi dati, stiamo parlando di quasi la metà dei nostri concittadini, l’impresa appare subito impegnativa, ma non impossibile per chi da sempre ha scelto come fedeli amici i libri e che il 23 aprile potranno diventarne anche i Messaggeri distribuendo olioleggoperchè 46_429116245_ntre 240 mila volumi in edizione speciale, parte dei quali anche in formato accessibile per i non vedenti (in sinergia con Fondazione LIA). Si tratta di testi famosi che portano la firma di 24 scrittori, da Pennac a Alessandro Baricco a Luis Sepùlveda, da Yoko Ogawa a Andrea Vitali, da Mario Monicelli a Age&Scarpelli, da Khaled Hosseini a Andrea De Carlo, scelti dagli editori per ‘colpire al cuore’ anche chi non è stato neanche per una frazione di secondo lambito dal sacro fuoco della lettura.

 

Intanto, giusto per rompere il ghiaccio, sono stati reclutati nell’impresa personaggi noti al grande pubblico, come Lella Costa, Mario Tozzi, Carlo Cracco, Dario Vergassola, Samuele Bersani e Pacifico per la colonna sonora.

 

Una iniziativa che viaggia sulle gambe dei Messaggeri, cooptati nelle Università, nelle scuole, nelle libreria, in biblioteca e nel mondo dell’associazionismo, ma soprattutto sul web, grazie a un portale, www.ioleggoperche.it, collegato ai principali social (Facebook, Twitter, YouTube, Instagram). Oltre a distribuire i 24 titoli messi a disposizione dell’ AIE, si potranno scambiare libri e citazioni o raccontare in un minuto i libri del cuore, fare bookcrossing, incontrarsi in piazza (Piazza un libro) o in libreria (il 23 aprile anche sino alle 24 nella Notte bianca delle librerie), giocare con le storie.

 

Un progetto che punta sull’emozione che proviamo ogni volta che prendiamo in mano un IMG_0109libro, cominciamo a leggere la quarta, passiamo all’incipit e, man mano, con passo fermo imbocchiamo il sentiero che ci porterà a vagabondare nel ‘bosco narrativo’ in cui l’ autore ci invita a entrare. Ma che, soprattutto, scommette sulla voglia di fare circolare la nostra passione per la lettura, provando a raccontarla e raccontare le storie che ci accompagnano giorno dopo giorno, mettendosi in gioco. Se è vero che un libro è un passo a due, un patto tacito sottoscritto dall’autore e dal lettore, questo non esclude che la lettura possa trovare nuova linfa viaggiando insieme, aprendosi alla pluralità di sguardi, lasciando che critiche, impressioni e emozioni circolino liberamente, si fermino, si sedimentino, continuino a lavorare nella nostra anima e, forse, ci inducano a cambiare.

 

Leggere è un’arte difficile e complessa, ammette la Woolf, che richiede sensibilità, immaginazione, intuito e giudizio e….responsabilità. La responsabilità di coltivare il piacere (puro) della lettura, di leggere e giudicare con simpatia e severità contribuendo, con ciò, a migliorare la qualità dei libri che leggiamo perché essi possano <<diventare più vigorosi, più ricchi, più vari>>. Riportando al centro del discorso, una volta per tutte, il convitato di pietra che nessun dibattito, indagine o progetto di promozione della lettura ha il coraggio di nominare.

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13. febbraio 2015 by Anna Puleo
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