Aldo Manuzio, per un sapere totale

Spesso si dice che il mondo digitale è naturalmente granulare ma non è esatto… In un certo senso chi si porta dietro l’eredità della forma-libro – articolata e complessa nella organizzazione dei contenuti – è il soggetto che può lavorare meglio di altri alla riconquista della complessità anche nel mondo digitale”, spiegava qualche giorno fa uno dei più autorevoli esponenti dell’informatica giuridica, Gino Roncaglia, a chiusura degli incontri organizzati dalla Fondazione Stelline di Milano.

Una complessità, quella della forma-libro, analogico ancor più di quello digitale, che sicuramente non era estranea all’uomo che negli ultimi decenni del ‘400 contribuì a fare di Venezia la capitale moderna dell’economia, della politica, della cultura e delle arti, ma soprattutto del libro, come lo conosciamo aldo manuzio 5oggi. Ripartendo dal valore, spirituale e civile, dei classici greci e latini, Aldo Manuzio offre alla città di San Marco un nuovo destino, spalancando le porte a un umanesimo dotato di caratteri suoi propri.

Manuzio dichiara guerra all’erudizione e al nozionismo imperanti nelle Accademie per ripartire dal testo e dalla sua forza intangibile, affermando la necessità di un prodotto-libro all’altezza dei tempi, di un progetto editoriale che dia sistematicità alla enorme mole di testi provenienti dal passato e più ampio respiro alla stessa filiera editoriale.

Una figura originalissima di intellettuale-maker, capace di unire idee, progettualità e azione. Ma anche di tessere i fili di una rete vastissima di collaboratori e di lettori, cui anticipa uscite, parla della sua vita e dei suoi progetti, con cui stringe solide amicizie.

Da Roma arriva nella città della Serenissima, centro di riferimento degli studi classici, grazie anche alla Biblioteca Marciana, e crocevia di razze, culture, saperi. Qui allaccia preziosaldo manuzio 4i rapporti con letterati, artisti, studiosi, da Marino Sanuto, diarista e proprietario di una delle più grandi biblioteche dell’epoca, a Bernardo e Pietro Bembo, e inizia la stampa delle opere di Aristotele, inaugurando un impegnativo piano editoriale che punta massicciamente sulla filosofia greca. Solo più tardi arriva anche la pubblicazione delle opere latine, in larga parte probabilmente dettata da ragioni commerciali che da altro, e di quelle in volgare, a iniziare dalla Hypnerotomachia Poliphili, che declina in modo nuovo la veste editoriale abbinando testo e immagini, mentre nelle Epistole di Santa Caterina da Siena introduce per la prima volta il corsivo.

Ma il primo editore moderno cerca la strada per allargare il pubblico dei lettori dei classici, fuori dalla ristretta cerchia dei letterati e degli studiosi. Inventa così il formato in ottavo, le odierne edizioni tascabili, elimina le glosse di commento, inserisce il fronte-retro e rinnova la punteggiatura. Nascono nuovi modelli di lettura, più comoda e concentrata sul testo, che può essere letto nelle pause del lavoro o dei campi di battaglia. La sua fama oltrepassa i confini della Serenissima e arriva in Europa. Persino Erasmo gli scrive per proporgli di pubblicare le sue traduzioni di Euripide, restando talmente entusiasta del risultato ottenuto da affidare all’editore anche la nuova edizione degli Adagia. Gli anni passano e Manuzio è stanco di affrontare le incognite del mercato, di tessere relazioni, di ricevere il pubblico curioso di visitare la stamperia. Muore a 66 anni dopo aver pubblicato l’edizione in 8° del De Rerum Natura di Lucrezio.

Arte rininascimentoManuzio e Venezia, intelligenza creativa allo stato puro che solo la città della laguna avrebbe potuto far crescere così in fretta e diffondere in men che non si dica, a Oriente e Occidente. L’avventura di Manuzio dura infatti meno di un ventennio e, nonostante abbia avuto come sfondo guerre, peste, la Riforma protestante, si staglia nella storia come una cometa luminosissima, espressione di un sapere enciclopedico, che unisce scienza e umanesimo alla fede cristiana, il mondo greco-romano alla contemporaneità.

All’uomo che ha inventato l’editoria e che fece della Serenissima la capitale mondiale della stampa, Venezia, a cinquecento dalla morte, tributa un omaggio con la mostra intitolata Aldo Manuzio, Il rinascimento di Venezia che fino al 19 aprile 2016 ripercorre alle Gallerie dell’Accademia questa stagione unica e irripetibile della cultura europea, attraverso l’opera di Manuzio e gli influssi che essa ebbe sull’arte del tempo. In mostra ci sono i bellissimi libri usciti dalla sua stamperia con il motto Festina Lente in dialogo con i capolavori della pittura firmati da Giovanni Bellini, Carpaccio, Cima, Lorenzo Lotto, Giorgione, Tiziano, le  sculture di Tullio Lombardo, le  incisioni di Jacopo De Barbari e Giulio Campagnola, i bronzetti del Riccio e del Moderno, e con le opere di Durher o Erasmo.

In realtà i veri protagonisti della mostra sono i lettori -intellettuali, studiosi, aristocratici, e il nuovo ceto mercantile e borghese che avanza sul palcoscenico della storia- che si fanno ritrarre mentre stringono tra le mani un libro edito da Manuzio, piccolo capolavoro di design e cura filologica e status symbol ambitissimo quanto oggi l’ultimo iPhone. E probabilmente convinti, insieme a Aldo, come sia possibile sperare in

tempi migliori grazie ai molti buoni libri che usciranno stampati, e dai quali, ci auguriamo sarà spazzata via una buona volta ogni barbarie.

 

 

 

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21. marzo 2016 by Anna Puleo
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