Adele Cambria, sorella minuta dal passo di tigre

Sorella minuta dal passo di tigre. L’ha ricordata così Edda Billi della Casa delle donne. E minuta lo era davvero, Adele Cambria. Ma agguerritissima nel perseguire le idee in cui credeva. Come quando entra a 25 anni nel Il Giorno di Baldacci, subito dopo ne Il Mondo di Pannunzio per arrivare a La Stampa, Paese Sera, l’Unità. Poi l’esperienza con testate come Lotta Continua e Noi Donne. E una serie di dimissioni, raccontate in Nove dimissioni e mezzo, che la dicono lunga su un carattere appassionato e intransigente.

Di quelli che non recedono di fronte a nulla pur di portare avanti le proprie idee, anche fuori dal coro, anche quando il prezzo da pagare è salato, e ti può costare il posto di lavoro o un processo (a proposito di un articolo sull’omicidio Calabresi). Ma lei, generosa e testarda, alla ricerca di spazi in cui diffondere e fare lievitare il dibattito sui diritti civili e sui diritti delle donne, non si è mai tirata indietro. Come quando accetta di mettere il suo nome e la faccia al giornale Lotta Continua, per amicizia con Adriano Sofri.

adele-cambriaO nelle piazze e nelle occupazioni per guadagnare spazi preziosi al nascente movimento femminista, di cui è stata una delle menti più lucide, spazi fatti di mura (come la Casa del Buon Pastore o il Teatro La Maddalena, fondato con Dacia Maraini) o di carta (Noi Donne, Effe) in cui investe tempo, energie, soldi. Da questi luoghi partiranno segnali e pratiche importanti per innestare cambiamenti epocali nella società di questo Paese nel segno della libertà femminile. Adele nel movimento è in prima linea, con Carla Lonzi, Carla Accardo, Grazia Francescato e alle tante donne accomunate dall’impegno militante .

Ma Adele Cambria è anche giornalista e scrittrice di razza, abituata a praticare la difficile “arte del racconto”.

Per chi ha avuto la fortuna di ascoltarla –ricorda Bia Sarasini, compagna di mille lotte – era evidente che le sue storie, le sue descrizioni apparentemente improvvisate, erano frutto di una complessa elaborazione, di un sapiente dosaggio di pause, simbolizzazioni, descrizioni senza appello.

Un dono prezioso che si salda con una curiosità innata e il coraggio di saltare ogni volta lo steccato, nelle redazioni dei giornali come in teatro o in Tv, per i quale scrive testi, conduce rubriche, crea programmi e serie televisive. E nel cinema, dove recita in Accattone, Comizi d’amore, Teorema, per l’amico di una vita, Pier Paolo Pasolini.

Adele, sempre pronta a emozionarsi, a indignarsi, a raccontare i fatti dalla prima linea, dalle barricate (come avvenne per i fatti di Reggio Calabria), ad usare l’accetta piuttosto che la penna d’oca per piegarsi ai desiderata dei potentati di turno. Da combattente.

Adele figlia della sua terra, la Calabria, della sua Reggio, nella casa davanti allo Stretto, alla quale tornava non appena gli impegni di lavoro glielo consentivano, “dimostrazione di come si possa essere glocal, vivere in una sfera globale senza dimenticare le proprie radici, impegnandosi con i propri mezzi per il riscatto di una terra martoriata”, come ha scritto qualche giorno fà Tonino Perna su il Manifesto.

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La prima redazione di Effe.Da sinistra: Gabriella Parca, Danielle TuroneLantin, Grazia Francescato, Adele Cambria, Agnese De Donato, Lara Foletti.

Quella Calabria che ha raccontato nelle sue opere, da ultimo ne In viaggio con la zia, cronaca di un itinerario di tre donne di generazioni diverse (“incrocio tra una vetero-femminista e Mary Poppins” la zia, decisamente post sessantottine e ‘petulanti’ le nipoti) tra i miti, le tradizioni, le storie di quella che fu l’antica Magna Grecia, culla della civiltà mediterranea. Con un sogno in tasca: che la Calabria da terra di emigrazione possa diventare terra di viaggiatori. Per ammettere con ironia amara che l’unico passaggio è stato tra migranti con la valigia di cartone a esportatori di cervelli.

C’è chi l’ha definita una femminista intollerante, chi una eterna ribelle. Lei ascoltava, sorrideva con quegli occhi di smeraldo che sprizzavano una intelligenza e una vivacità non comune, e rispondeva di non essersi, purtroppo, mai pentita di niente.

Decisamente, il regalo più bello che una donna libera possa fare alle sue sorelle.

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12. novembre 2015 by Anna Puleo
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