A ogni santo la sua candela, storia di un Bel Ami dei Quartieri nella Napoli di Stefano Crupi

“Lasciate che vi dica una cosa. Non c’è nobiltà nella povertà. Sono stato un uomo povero, e sono stato un uomo ricco. E scelgo di essere ricco tutta la vita, dannazione!”. Parola di Leo di Caprio, nei panni di Jordan Belfort, in uno dei film più belli degli ultimi anni, The Wolf of Wall Street. Ascesa e caduta di un broker che vive come un’auto lanciata in una folle corsa. Un personaggio che potrebbe essere uscito da un film neorealista, come chiosa Martin Scorsese, che lo ha diretto. O  dalla penna di Maupassant o di Zola, di Dickens o Dostoevskij, di un Verga o di Svevo. Classici senza tempo che hanno ispirato anche Stefano Crupi nella sua seconda prova letteraria, A ogni santo la sua candela (Mondadori, 2016).

 

Il mondo è una torta divisa a fette. C’è chi riesce ad accaparrarsene una, chi più di una e chi nessuna. Il mondo gira così. Ci sono quelli che ce l’hanno fatta, ci sono i falliti e quelli che neanche ci provano. E tu da che parte vuoi stare? Non ha dubbi Maristella,  perché lei nel Club dei vincitori vuole entrarci insieme a suo figlio, Ernesto, costi quel che costi. Così, con pazienza e tenacia, tesse giorno dopo giorno la tela che dovrà portare Ernesto nei piani alti della vita.

Maristella è figlia dei Quartieri Spagnoli, sa che solo i più forti e i più furbi ce la fanno e insegna a suo

Napoli Quartieri Spagnoli

Napoli Quartieri Spagnoli

figlio, appena è in grado di tirarsi su da terra, quel che c’è da sapere per contare qualcosa. Regola numero uno: guardarsi attorno alla ricerca del santo dietro il quale camminare di volta in volta, perché morto un santo se ne fa un altro. In un’eterna partita a scacchi in cui ogni mossa va ponderata con cautela e astuzia. E alla fine, se ti sei aggiudicato la vittoria, che importa se il costo da pagare è alto, se resti solo, se non hai un affetto nè un amico?

Ritorna sotto il Vesuvio Stefano Crupi per  il suo secondo romanzo, attesissimo dopo il folgorante esordio di Cazzimma. E Napoli ancora una volta non fa solo da fondale alle vicende raccontate ma entra da co-protagonista nella storia di questo Bel Ami dei Quartieri, cinico e scaltro, che tenta la scalata verso il riscatto.  Ma se arrivi dal ventre della città quel puzzo di miseria te lo porti sempre dietro, sotto la pelle, anche se lo copri con abiti firmati e tanti soldi, anche se, come Ernesto, sei intelligente e hai una dose smisurata di ambizione. Se lo vuoi con tutto te stesso e sei disposto a passare su chiunque pur di ottenere ciò che vuoi. E’ quello che Maristella ripete al figlio come un mantra: devi imparare una lezione fondamentale, farti amici quelli che possono tornarti utili, corteggiare i santi. Perché contano le relazioni, gli scambi, le notizie che ottieni. Da usare bene. Senza lasciarsi trascinare dall’istinto ma mantenendo calma e sangue freddo, sempre.

Maristella ha tirato su in questo modo Ernesto, lo ha fatto studiare, laureare e ora lavorare in un’azienda pubblica. Sempre tessendo e ritessendo i suoi legami, distribuendo regali con la destra e biglietti fruscianti con la sinistra, sorrisi da una parte e parole di fuoco dall’altra . Il sangue del suo sangue deve fare carriera e andrà lontano, di sicuro, non come quegli sfaticati perdigiorni che infestano i Quartieri, falliti che non contano nulla, spazzatura senza valore. Ernesto non è come loro. Ernesto ha stoffa, ha le doti giuste per fare il salto di qualità, mettendosi dietro il santo giusto. Non è forse figlio di Alfonso Malatesta, il boss del quartiere?

Napoli Patty delle lucciole Ph.R.Orsini

Patty delle lucciole (Ph. R. Orsini)

Maristella pianifica al millesimo, pezzo dopo pezzo, la vita di Ernesto, gli affida spada e corazza perché possa farsi largo nel mondo, senza dimenticare che nulla è gratuito, neanche l’amore di una madre che consegna al figlio l’occasione di un riscatto atteso da una vita. Il suo alter ego  è Caputo, il direttore dell’azienda in cui il giovane lavora, personaggio squallido, cinico e senza scrupoli, anche lui accorto tessitore di legami indistruttibili con i santi, vezzeggiati e blanditi con attenzioni e regali, nodi di un sistema perennemente in fermento che si autoalimenta e si rinvigorisce, grazie al quale è arrivato dove voleva. Anche Caputo recita ogni giorno il suo mantra, l’ha imparato da chi era più potente di lui e lo mette a frutto da sempre, come non smette di ripetere ad Ernesto.

In Italia per avere una misura del tuo potere devi vedere quanto arrivi a guadagnare…E allora a quel punto puoi permetterti tutti, aggiunge, entri a far parte della schiera degli intoccabili….Quando sei al comando …devi prendere gusto alla piccola infamia, devi essere cattivo, tenere i peli sul cuore. Se vuoi essere temuto devi mostrare il tuo potere in ogni momento anche quando non è necessario, anche quando si tratta di un esercizio inutile, apparentemente insignificante, privo di tornaconto. E mostrarlo significa … umiliare chi è più debole, ricordargli la posizione infima che occupa, ribadire la sua inferiorità. La cattiveria, aggiunge, è la discriminante che distingue gli uomini di successo dai perdenti.

napoli quartieri-spagnoli-1988-vico-campanileMa Ernesto i peli sul cuore non li ha. In realtà,  a differenza di un Bel Ami cinico e disilluso, è solo un ragazzo dei Quartieri che vuole farsi strada in un universo di volpi, perfide e risolute. E fallisce. Ci ha tentato, si è adeguato al sistema e alle sue regole, è ingrassato e si è fatto crescere i baffi come Caputo perché l’opera di immedesimazione fosse perfetta, ha eliminato chiunque si frapponesse tra lui e Caputo, ma quando il gioco si fa duro è il primo a cadere. Vittima di sé stesso, di Maristella e del marciume che investe tutto e tutti, i Quartieri come il Centro Direzionale che svetta, illuminato da mille luci, nello skyline cittadino.

La Napoli di Crupi è una realtà complessa e multiverso, difficile da ricondurre ai consueti modelli. Ma è anche l’ombellico di questa Italia provinciale, invasa da scandali e illegalità di ogni genere, dalle mele marce diventate ormai un oceano, devastata dall’immobilismo sociale e da ineguaglianze abissali.

Sotto il Vesuvio la vita scorre come sempre tra i clacson, i tubi di scarico, le moto che sfrecciano tra i vicoli, mentre i santi stanno a guardare…

Oggi si soffre e si fa soffrire, si uccide e si muore, si compiono cose meravigliose e cose orrende, non già per salvare la propria anima, ma per salvare la propria pelle. Si crede di lottare e di soffrire per la propria anima, ma in realtà si lotta e si soffre per la propria pelle. Tutto il resto non conta (Curzio Malaparte, La pelle)
De quello che è, ognuno è la colpa sua, lo sai sì? … Sì, ma il male che fai te, per colpa tua, è come ‘na strada, dove camminano pure l’altri, pure quelli che nun ciànno colpa… E allora de chi è la colpa qua? De chi è la responsabilità? ….Spiegamelo te allora, perché io non so’ nessuno e te sei il Re dei Re! (Pier Paolo Pasolini , Mamma Roma)

 

 

 

 

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24. febbraio 2016 by Anna Puleo
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