1917: la rivoluzione delle donne

Che la Russia fosse, in questi ultimi giorni, alla vigilia di una rivoluzione, è indubitabile….L’essenziale adesso è la stampa e l’organizzazione degli operai in un partito socialdemocratico rivoluzionario […]. Sono assolutamente indispensabili un programma ed una tattica più rivoluzionari (se ne ritrovano gli elementi in K. Liebknecht, nel Socialist Labor Party americano, nei marxisti olandesi e così via) ed è assolutamente necessario unire il lavoro legale con quello illegale […] con l’obiettivo della conquista del potere da parte dei “Soviet dei deputati operai” […]. Abbiate la bontà […] di scrivermi un paio di righe per sapere fino a che punto siamo d’accordo e fino a qual punto no…

E’ lo stralcio di una lettera scritta da Vladimir Il’ič Ul’janov, meglio noto come Lenin, nel marzo 1917 dopo aver appreso della sommossa di Pietrogrado e indirizzata ad Aleksandra Kollontaj. Insieme a lei, una nutrita pattuglia tutta al femminile condividerà fino alla fine il programma politico dell’animatore di una delle tappe cruciali della storia del ‘900.

C’è un’altra faccia, meno conosciuta, della Rivoluzione d’Ottobre, di cui ricorre in questi giorni il centenario, ed è affidata alle donne. Donne rivoluzionarie, donne dell’aristocrazia e donne del popolo, battaglioni femminili che vengono mandate al fronte in prima Aleksandra_Kollontaj-200.gpg_linea e poetesse come Marina Cvetàeva e Anna Achmàtova. E le donne del Zhenotdel, fondato dalla Kollontaj insieme a Nadezhda Krupskaja e Inessa Armand, rispettivamente moglie e amante di Lenin, che aprono corsi di alfabetizzazione, consultori, centri di assistenza all’infanzia, promuovono campagne di stampa e la presenza massiccia delle donne nei luoghi di lavoro, nei sindacati e negli organismi di rappresentanza dei lavoratori.

Il primo governo sovietico viene varato nella primavera del 1918. Nella foto di gruppo al centro spiccano Lenin e, alla sua sinistra, unica donna con eccezione della segretaria, Aleksandra Kollontaj. Bella e colta, figlia di un nobile e di una facoltosa borghese, Aleksandra Kollontaj trascorre diversi anni spostandosi in tutta Europa per tornare in Russia solo dopo lo scoppio della Rivoluzione, al seguito di Lenin, per essere nominata Commissario del popolo all’assistenza sociale, prima donna nella storia a ricoprire la carica di ministro. Aleksandra ha una mente lucida e affilata, è determinata e non ha timore di esprimere le sue idee, anche a costo di perdere tutti gli incarichi politici e di attirarsi gli strali della nomenklatura del partito. Ma la sua buona stella le permetterà di sfuggire alle ritorsioni dei bolscevichi e alle purghe staliniane.

Anche Nadežda Konstantinovna Krupskaja è un’attivista della prima ora della causa bolscevica. Conosce Lenin in una Inessa1riunione politica e lo segue nell’esilio siberiano per diventarne ben presto la moglie e una delle principali sostenitrici della Rivoluzione. Entra nel Comitato Centrale impegnandosi soprattutto nella creazione di una nuova scuola, rivolta alla formazione del comunista modello, che unisce cultura generale e tecnica, creatività e libertà, ispirandosi alle teorie della scuola di Jasnaja Poljana di Tolstoj.

Accanto a Lenin in quegli anni c’è un’altra donna. Si chiama Inessa Armand, anche lei è bella e libera, fuori da ogni canone dato, intelligente e passionale, madre di cinque figli avuti dal marito (al quale resterà sempre legata) e dal cognato. Anche lei si vota anima e corpo alla causa bolscevica, conosce Lenin e se ne innamora, intreccia con lui un forte sodalizio probabilmente sentimentale (con il consenso di Nadežda) oltre che politico.

Inessa non è solo una donna di grande fascino ma ha il dono di proiettare sugli altri gioia di vivere, calore, amore e abnegazione assoluta. Non è difficile credere che per Lenin sarà qualcosa di più della compagna Inessa. Alla sua morte, nel 1920, vorrà che le sue spoglie riposino sotto le mura del Cremlino insieme a quelle dei padri della Rivoluzione e ne adotterà i figli.

Tra ostacoli, contraddizioni e mutamenti di rotta, anche radicali, come quelli impressi da Stalin, la Rivoluzione d’Ottobre consegnerà alle donne la piena eguaglianza agli uomini, al lavoro come in casa, il diritto al divorzio e all’aborto, all’istruzione, alla contraccezione, consentendo loro quella autonomia sociale ed economica necessaria per sottrarsi al braccio secolare dei padri e della Chiesa. Nei primi anni del ‘900 alle russe viene riconosciuto un fascio di diritti essenziali, compreso quello di voto, anticipando l’onda lunga del riconoscimento del principio di eguaglianza sostanziale che in molti paesi –Italia compresa- sarà ancora di là da venire.

Le donne sono ovunque, nelle fabbriche, negli uffici, negli organismi di partito. I bolscevichi partono dall’uso del tempo, tradizionalmente disp748px-KrupskayaYLenin1922PorMariaUlyanovaari tra i due sessi, sbilanciato a sfavore delle donne cui incombe l’intero carico dei lavoro domestico e di cura. Comprendono che assicurare alle donne l’indipendenza economica, socializzare il lavoro domestico, creando asili nido, lavanderie e mense collettive, assicurando una serie di garanzie nei luoghi di lavoro, significa sostanzialmente dare spazio alla crescita personale, ai rapporti, all’impegno politico e nella società.

Gli ideali rivoluzionari di stampo socialista e utopista si scontreranno con la catastrofe sociale ed economica lasciata in eredità dalla Grande Guerra e dalla guerra civile e con le derive staliniste che metteranno fuori gioco tutte le conquiste volute da un manipolo di intellettuali catapultati alla guida di una società fondamentalmente ancora arcaica, che come l’araba fenice dopo qualche anno è risorta mettendo nell’angolo acquisti fondamentali nel campo dei diritti e dei rapporti tra i generi, proiettando la sua ombra oscura persino a un secolo di distanza.

Restano le storie di donne come Aleksandra, Nadežda, Inessa, che contribuirono a dare concretezza e senso alla Rivoluzione dei Soviet e forse ne compresero prima di altri i limiti, donne che seppero condurre la propria vita secondo libertà e indipendenza di giudizio e che, soprattutto, seppero restare fedeli a sé stesse.

Se ho raggiunto qualcosa nella vita, non lo devo alle mie qualità personali; direi piuttosto che quanto ho raggiunto non è che un simbolo del cammino che la donna ha già compiuto sulla strada del riconoscimento sociale. Se una donna è potuta arrivare alle massime cariche politiche e diplomatiche, si deve al fatto che milioni di conne erano state inserite nel lavoro produttivo…Sono state le tempeste rivoluzionarie ad esprimere l’energia rinnovatrice che ha permesso di spazzar via pregiudizi antichissimi sulla donna, e solo la nuova umanità, il popolo che lavora e produce può essere in grado, costruendo una società nuova, di attuare la completa equiparazione e liberazione della donna. (A. Kollontaj, Autobiografia)

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07. novembre 2017 by Anna Puleo
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