100 immagini per raccontare il mondo nel 2015 - Anna PuleoAnna Puleo

100 immagini per raccontare il mondo nel 2015

Il mondo nel 2015 in 100 scatti, pubblicati dall’agenzia Reuters. Dentro c’è tutta la complessità e lo sfaccettato prisma della nostra contemporaneità. Svelando, implacabile, la nostra incapacità di stare dietro alle sue, a volte fulminee, evoluzioni e di dare (darci) risposte proporzionate e coerenti.

L’immagine riesce a cogliere più di mille parole la tragedia di intere popolazioni, costrette a lasciarsi tutto alle spalle e il viaggio lungo e difficile verso un altro paese, troncato da un muro o dalla paura dell’Altro. La carneficina su una spiaggia tunisina di turisti, colpevoli solo di essere nati poche migliaia di miglia più a nord, mazzi di fiori e tre donne raccolte in preghiera (due sono musulmane, l’altra occidentale), gesti diversi ma lo stesso sguardo, attonito, di chi ancora non riesce a credere che sia potuto accadere. La violenza e la sopraffazione, sistematicamente esercitate reuters 4 3-4728-9883-586496642154verso i nostri simili e verso la natura.

Una donna piange seduta su una bara, allineata con decine di altre che accolgono altre vittime di Srebrenica, riesumate dalle fosse comuni e identificate, vent’anni dopo il massacro. Il suo pianto è anche quello, liberatorio, di un siriano che è riuscito a entrare in Macedonia con la famiglia o della donna ferita dalle bombe di Ankara e di due bambine che si tengono per mano, illese e forse incredule, dopo un attentato. Occhi, ancora, protagonisti: quelli dolci e intensi di una combattente curda e quelli supplicanti di profughi davanti alla polizia macedone o pieni di paura e dolore di una coppia di manifestanti colpiti dai lacrimogeni in piazza a Istanbul. O, ancora, lo sguardo gelido e provocatorio di Dylann Roof, autore del massacro di Charleston.

Intanto il disco solare tramonta fiammeggiante su un gommone stracarico di profughi sul mare livido davanti alle reuters 3 481a-be23-e692ed7735fdcoste greche e di fronte a un gruppo di turisti nella ricca Singapore.

L’obiettivo fissa implacabile anche quello che stiamo facendo al nostro pianeta, i grattacieli immersi nella nebbia di smog a Shangai come l’enorme massa di fanghi tossici che in Brasile si sta riversando nell’Atlantico.

E poi ci sono loro, i potenti della Terra, spesso di spalle, o con il volto stampato su palloni che si librano nel cielo solcato da fulmini, magnifica metafora di una politica sospesa a diverse miglia dalla realtà, incapace di una visione globale, in grado di vedere e affrontare un mondo sempre più complesso e in movimento.

Una grande narrazione collettiva che scompone e ricompone la miriade di frammenti di un enorme puzzle, tracce a volte infinitesimali di una realtà difficile da ricostruire e riportare all’unità.

La conseguenza più grandiosa della fotografia è che ci dà la sensazione di poter avere in testa il mondo intero, scrive Susan Sontag. Un mondo che guardiamo a distanza, al riparo delle nostre case belle e confortevoli, come in un grande videoreuters 7 fe5-9bfe-f9627f463b5cgame. E’ quando il videogame entra nella nostra quotidianità e diventa realtà che il fragile argine della visione crolla, mettendoci di fronte all’orrore di un pianeta invaso dal caos, al quale non troviamo di meglio che contrapporre paura e chiusura, rabbia e reazione, violente quanto e più dei suoi fattori scatenanti. Sentimenti naturali quanto irragionevoli in questo momento, in cui c’è maggiore bisogno di osservare, ascoltare, riflettere, usare le lenti della chiarezza e della lucidità.

In questa carrellata di foto ne manca una, quella di una bambina nata in un ospedale del Corno d’Africa mentre fuori imperversa la guerra. La tessera che mancava per completare il puzzle.

reuters 6 -af5a-6d61f2da3685reuters 5 4e98-b138-3adf4f5fefbcreuteres 1  38a-a8c2-4ddff205b2e3

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10. dicembre 2015 by Anna Puleo
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